La geopolitica della corsa allo spazio
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Utilizzare i fondi congelati alla Russia e ai suoi attori economici per finanziare il “Piano Marshall” per l’Ucraina; promuovere norme rafforzate sul recupero e la confisca dei beni; indicare la violazione delle sanzioni da parte di attori comunitari (pubblici o privati) come reato europeo: sono questi i temi sul tavolo nella discussione sulle prossime direttive che la Commissione Europea, su iniziativa del Consiglio europeo, dovrà adottare per rafforzare il contrasto a Mosca.

Ferma per ora la strada dell’embargo al petrolio, esclusa quella dello stop al gas, in salita la via dell’annullamento dei pagamenti in rubli alle forniture energetiche russe, sostanzialmente intatta la quota di finanziamenti comunitari alla macchina da guerra russa si pensa a nuove strategie. Se combinate, le tre proposte possono aprire una nuova fase del contenimento europeo di Mosca deviando l’attenzione dal nucleo centrale, e divisivo, del gas.

Sul primo fronte, quello dell’utilizzo delle finanze congelate alla Russia e ai suoi attori come base per la ricostruzione ucraina in prima fila ci sono la Lituania e la Polonia, ma la stessa Commissione si è detta possibilista. Per finanziare la ricostruzione in Ucraina “non dobbiamo lasciare nulla di intentato: anche, se possibile, usando beni della Russia”, ha sottolineato la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, parlando al World Economic Forum di Davos. “Oltre agli aiuti a breve termine – afferma – serve di più. Con la stessa determinazione aiuteremo l’Ucraina a rinascere dalle ceneri’. von der Leyen ha “proposto una piattaforma per la ricostruzione che dovrà essere guidata dall’Ucraina e dalla Commissione Europea, perché metteremo insieme riforme e investimenti. La piattaforma inviterà contributi globali, da ogni Paese che ha a cuore il futuro dell’Ucraina, dalle istituzioni finanziarie internazionali e dal settore privato. Non si tratta solo di riparare il danno fatto dalla furia distruttiva di Putin, si tratta – ha concluso – anche di costruire il futuro che gli ucraini scelgono per se stessi”. Una proposta fatta propria dalla Commissione intera, che vi lavora per mezzo del commissario europeo alla Giustizia, Didier Reynders, secondo cui i 10 miliardi di euro in asset congelati potranno giocare un ruolo nell’alleviare i costi per Kiev: “Noi vorremmo, se fosse possibile, nel caso della guerra in Ucraina, che i Paesi membri mettessero il denaro derivante dalle confische in un fondo comune per aiutare l’Ucraina, iniziando il lavoro di ridare indietro alle vittime le risorse” ha spiegato.

Sul secondo fronte, si vuole potenziare lo scrutinio europeo: la Commissione ha proposto nuove norme rafforzate sul recupero e la confisca dei beni. Le proposte mirano a garantire che i beni delle persone e delle entità che violano le misure restrittive possano essere effettivamente confiscati in futuro, e si inseriscono nel contesto della task force “Congelamento e sequestro“, istituita dalla Commissione a marzo. “Le sanzioni dell’Ue devono essere rispettate e chi cerca di aggirarle deve essere punito”, ha affermato Vera Jourova, vicepresidente della Commissione europea. “Abbiamo bisogno di regole a livello europeo per stabilirlo. Come Unione difendiamo i nostri valori e dobbiamo far pagare il prezzo a coloro che mantengono in funzione la macchina da guerra di Putin”, ha aggiunto. Per evitare un colpo generico la Commissione propone che in caso di oligarchi sotto accusa la confisca dei beni non sia automatica. Per un oligarca inserito nella black list Ue la confisca entrerà in vigore quando si presenterà un legame con un’attività criminale, che non deve essere solo l’eventuale elusione delle sanzioni. Possono trattarsi di altri reati come riciclaggio o corruzione. Questo farà si che la trasformazione dei 10 miliardi congelati in confische effettive non sia, chiaramente, immediata.

La svolta più importante è però la terza, il potenziale rafforzamento della sfera di reati comunitari con riferimento alle sanzioni alla Russia. I crimini dell’Ue, disciplinati dall’Articolo 83 del Trattato sul Funzionamento dell’Ue, sono reati particolarmente gravi che si verificano in tutta l’Unione e hanno un impatto oltre i confini nazionali. Attualmente ci sono precise aree evidenziate come sfere di criminalità: terrorismo, tratta di esseri umani e sessuale, sfruttamento di donne e bambini, traffico illecito di droga, traffico illecito di armi, riciclaggio di denaro, corruzione, contraffazione di mezzi di pagamento, criminalità informatica e criminalità organizzata. Per ampliare l’elenco dei reati dell’Ue, il Consiglio deve adottare all’unanimità, dopo aver ottenuto il consenso del Parlamento europeo, una decisione sull’aggiunta dell’evasione o violazione della restrittiva misure ai settori previsti dall’Articolo 83. Criminalizzare l’elusione delle sanzioni in tutta Europa significa colpire sia gli oligarchi e gli attori russi che gli attori occidentali che si muovono in sostegno ad essi. Questo è inoltre pensato con l’obiettivo di accelerare il blocco degli asset di Mosca e evitare che si dirigano verso porti sicuri come Turchia e Emirati Arabi attraverso i paradisi fiscali o le nubi dei cripto-asset.

La triade di mosse è pensata per eludere la dipendenza dall’energia del contrasto economico dell’Ue alla Russia e per togliere al Cremlino il fattore tempo. Sino ad ora la Russia ha retto, almeno sul fronte macro, l’onda d’urto delle sanzioni puntando su un più veloce logoramento dell’Occidente. Gli indicatori economici in calo sul fronte interno e il caos su Pil e inflazione, però, sono indubbi fattori di vulnerabilità. Ora l’Ue vuole colpire il cerchio stretto del potere putiniano con una forza crescente e, soprattutto, incanalare a favore dell’Ucraina le risorse bloccate. Una mossa per rompere il gioco dei veti e dei controveti sull’embargo energetico non concretizzatosi. Ma anche un compromesso da cui può uscire un’unità di intenti finora mancante: ciò che davvero spaventa la Russia e la sua leadership è infatti un’Europa capace di stringere con decisione le maglie delle sanzioni contro Mosca e di orientarle su piani precisi per indebolire Mosca. Quanto di meno possibile limitando l’orizzonte a gas e petrolio.

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