Bye bye green: dopo banche e fondi, anche la Fed dice addio alla finanza ambientalista

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Dopo le grandi banche, da JP Morgan a Goldman Sachs, e i fondi d’investimento come BlackRock anche la Federal Reserve, la banca centrale Usa, annuncia un netto passo indietro dall’agenda della finanza green. La Fed ha annunciato nei giorni appena prima dell’inaugurazione presidenziale di Donald Trump Network of Central Banks and Supervisors for Greening the Financial System  (Ngfs) con sede a Parigi, l’alleanza internazionale patrocinata nel 2017 dalle banche centrali europee per favorire la trasformazione in senso ambientalista delle politiche monetarie.

La Fed si era unita nel 2020 all’Ngfs su iniziativa di Jerome Powell, direttore della Fed nominato da Donald Trump nel 2018 e in seguito scontratosi più volte con The Donald, che nel 2019 arrivò addirittura a proporre una sua sostituzione con Mario Draghi. Cinque anni dopo, il board della Banca centrale Usa ha deciso per il cambio di rotta, sempre guidata dal banchiere sulla cui riconferma pende il giudizio di The Donald.

“Negli ultimi anni la Fed è stata messa sotto pressione dai legislatori repubblicani, anche per le preoccupazioni che le preoccupazioni sul clima abbiano influenzato indebitamente la regolamentazione finanziaria e che la banca centrale sia diventata sempre più politicizzata”, nota il Financial Post, aggiungendo che “a settembre, due membri repubblicani della Camera hanno chiesto al Government Accountability Office di valutare l’adesione degli enti di regolamentazione bancaria statunitensi al Ngfs”. Ora la Fed si ritrova a un cambio di paradigma con un potenziale riflesso internazionale che però è la proiezione di uno sviluppo sistemico della finanza americana, sempre più attenta a evitare di ripetere lo stesso errore compiuto con l’eccessiva scommessa su un’agenda green in cui i ritorni non sono stati quelli sperati.

Del resto, Trump ha solo messo nero su bianco, tra proposte politiche in controtendenza sul green e l’ambiente, quel che da tempo era parso palese tra gli investitori e gli operatori di mercato: nel mondo delle rinnovate tensioni geopolitiche e della competizione globale, il “verde” nell’economia non tira più come un tempo. E nel prossimo quadriennio c’è la prospettiva che possa contare anche meno. In prospettiva, pensando anche a salvare la poltrona, Powell si mostra più trumpiano di Trump. Ed anche questo è un segno del nuovo rapporto tra politica e apparati.