I problemi economici dell’Argentina continuano ad aggravarsi ed il Paese latinoamericano sembra ormai essere ad un passo dal default. Buenos Aires ha annunciato la prosecuzione dei colloqui con i creditori esteri per giungere ad una ristrutturazione del debito argentino, che ammonta a circa 83 miliardi di dollari. La pandemia di Covid-19 ha provocato un rallentamento delle trattative ed ha impedito alla Casa Rosada di rispettare la scadenza del 31 marzo, che essa stessa aveva fissato per giungere ad una conclusione dei colloqui. Il ministro dell’economia Martin Guzman ha reso noto che potranno essere valutate una serie di misure per rendere il debito pubblico più sostenibile: dall’allungamento delle scadenza al taglio delle cedole e persino un taglio del valore nominale dei bond. L’ipotesi di un “haircut” del debito di Buenos Aires non è dunque esclusa ed è inoltre possibile che vengano offerte, ai creditori esteri, obbligazioni legate alla performance economica dell’Argentina.

Un futuro incerto

La solidità dell’economia argentina, già messa a dura prova da anni di crisi interna, è stata ulteriormente minata dalla diffusione del coronavirus nel Paese. La Casa Rosada si è trovata costretta ad imporre stringenti misure di contenimento per rallentare l’avanzata del virus ma, qui come altrove, questi stessi provvedimenti hanno un effetto recessivo sul sistema produttivo. L’amministrazione peronista di Alberto Fernandez ha annunciato il varo di un pacchetto di misure da 11 miliardi di dollari per mitigare l’impatto economico della crisi ed una serie di provvedimenti per aiutare i più poveri. L’efficacia di queste misure è, però, legata alla durata dell’emergenza sanitaria: i provvedimenti restrittivi sono stati prorogati al 13 aprile e c’è il rischio che, alle lunghe, il sistema produttivo possa collassare. Il 40 per cento degli argentini vive in condizioni di povertà, il tasso d’inflazione è di circa il 50 per cento e quello di disoccupazione potrebbe presto aumentare.

Le prospettive

Il Prodotto Interno Lordo di Buenos Aires, secondo le stime redatte nelle prime fasi dell’emergenza coronavirus, potrebbe arrivare a contrarsi del 2 per cento nel 2020. Nel 2019, invece, il Pil aveva fatto registrare perdite comprese in un range del -2,2/-3 per cento. Il peso argentino sembra destinato a svalutarsi ulteriormente nei confronti del dollaro americano ed il suo valore è passato dagli 0,027 USD per peso del gennaio 2019 agli 0,017 USD di gennaio 2020.  La manovra varata ad inizio anno dall’amministrazione Fernandez potrebbe invece venire vanificata dagli ultimi sviluppi. Il provvedimento includeva misure di stimolo al consumo e di redistribuzione in favore delle classi più povere ( come bonus a lavoratori e pensionati e congelamento del prezzo della benzina), una patrimoniale per le classi più abbienti, imposte sui proventi da esportazioni dei prodotti agricoli ( come la soia) ed una restrizione all’esportazione di capitali.

L’amministrazione Fernandez, pur in uno scenario così desolante, può compiacersi di alcuni sviluppi positivi: l’intera classe politica argentina ha infatti sostenuto la decisione presidenziale, adottata il 19 marzo, di imporre il lockdown sul Paese mentre la maggioranza dei cittadini ha espresso apprezzamento per le misure adottate da Buenos Aires. Il supporto popolare e l’unità tra le diverse formazioni politiche potrebbero rivelarsi collanti necessari per evitare un vero e proprio tracollo del sistema.

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