È ormai uno scontro aperto quello tra la nuova leadership dell’Unione europea e la Germania, capofila di un buon numero di Paesi membri intenzionati a tagliare centinaia di miliardi di euro dal bilancio a lungo termine dell’Ue. Il Financial Times ha lanciato un’indiscrezione sottolineando come Bruxelles sia ormai in aperta rotta di collisione con Berlino, e come Ursula von der Leyen, nuovo presidente della Commissione europea, debba quotidianamente scontrarsi con proposte di tagli agli investimenti che rischiano di mettere in pericolo gli obiettivi strategici della nuova Ue. Non a caso, la tedesca, che dovrebbe conoscere il modo di ragionare del suo Paese, si è detta preoccupata per i “pesanti tagli” suggeriti per il bilancio proposto da Bruxelles e relativo al periodo compreso tra il 2021 e il 2027. Giusto per capire di cosa stiamo parlando, la Finlandia ha chiesto di limitare il bilancio all’1,07% del reddito nazionale lordo dell’intero blocco europeo, un livello più basso del tetto dell’1,11% presentato dalla stessa Commissione e dell’1,3% del Parlamento europeo. Il maggior contributore netto, la Germania, spinge invece per l’1%.

Tensioni in corso

Alla luce delle richieste di alcuni governi, von der Leyen ha detto chiaro e tondo che a quelle condizioni l’intera agenda dell’Ue – dal controllo delle frontiere alla politica di difesa comune passando per la lotta ai cambiamenti climatici – rischia di finire in fumo. In particolare, le richieste di riduzioni colpiranno alcuni punti cardine della strategia europea, come “la gestione delle frontiere dell’Ue” e i “fondi per un’economia green”. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la Finlandia, che tra l’altro detiene la presidenza di turno dell’Ue. Helsinki ha suggerito di limitare il bilancio settennale dell’Ue all’1,07% del reddito nazionale lordo dell’Ue che, calcolatrice alla mano, significa avere tra le mani un importo inferiore di circa 133 miliardi di euro rispetto all’1,11% richiesto invece dalla Commissione europea. Il governo finlandese spinge per una drastica riduzione dei programmi di aiuti regionali, e questo ha provocato un brusco stop ai negoziati sul bilancio a causa delle “diffuse differenze” tra le varie capitali europee.

Un ostacolo dietro l’altro

Von der Leyen non ha intenzione di cedere di un millimetro, o almeno non vorrebbe farlo, perché sa bene che il bilancio dell’Ue è l’ombra dell’agenda che lei stessa ha presentato il giorno del suo insediamento alla guida della Commissione. Ritoccare il bilancio comporterebbe modificare anche quella stessa agenda, con importanti cambiamenti nelle politiche da attuare da qui ai prossimi anni. Come se non bastasse, l’Unione Europea deve fare i conti con la Brexit e l’addio del Regno Unito, che in passato era uno dei maggiori finanziatori della spesa richiesta per far quadrare i conti comunitari. Il presidente della Commissione europea insiste sul fatto che l’Europa deve realizzare “gli obiettivi concordati insieme”. Il problema è che non esiste una sola Europa ma molte Europe, ognuna delle quali attenta a tutelare solo e soltanto i propri interessi. Condizioni del genere hanno fin qui impedito a von der Leyen di realizzare i suoi obiettivi, tra i quali spicca la creazione di un Fondo di transizione da 100 miliardi di euro che dovrebbe aiutare i Paesi ad adattare le rispettive industrie a un’economia a basse emissioni di carbonio. L’annuncio del citato fondo, che doveva già esser stato presentato, è stato rimandato almeno fino a gennaio. C’è poi un altro fondo, dal valore di circa 35 miliardi di euro, che avrebbe dovuto invece supportare quei Paesi maggiormente colpiti dalla transizione al verde nell’ambito della nuova politica green prefissata dall’Europa. Abbiamo usato il condizionale perché, al momento, anche questo progetto è stato accantonato.

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