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Brexit, in caso di no deal Londra taglierà tutti i dazi

In caso di mancanza di accordo sulla Brexit, il Regno Unito è pronto a applicare un regime speciale di dodici mesi caratterizzato dal taglio totale dei dazi sulle importazioni. “Se usciamo senza un accordo, imposteremo a zero la maggior parte...

In caso di mancanza di accordo sulla Brexit, il Regno Unito è pronto a applicare un regime speciale di dodici mesi caratterizzato dal taglio totale dei dazi sulle importazioni. “Se usciamo senza un accordo, imposteremo a zero la maggior parte dei nostri dazi sulle importazioni, mentre terremo i dazi per le industrie più sensibili”, ha spiegato il ministro delle Politiche commerciali, George Hollingbery, sottolineando che “questo approccio equilibrato aiuterà a sostenere i posti di lavoro britannici e a evitare potenziali picchi di prezzo che colpirebbero le famiglie più povere”.

Le nuove norme entreranno in vigore la sera del 29 marzo, se non si riuscirà a varare entro quella data un accordo per l’uscita “regolata” con l’Ue oppure se non passerà il rinvio della Brexit. Secondo i piani, Londra rinuncerà a controlli di dogana al confine con l’Irlanda. Come riporta LaPresse, “Il nuovo regime non si applicherà ai paesi con i quali il Regno Unito ha accordi di libero mercato e a circa 70 paesi in via di sviluppo che hanno accessi preferenziali al mercato britannico”.

A Londra c’è fermento e la scelta potrebbe essere dettata da un carattere prettamente emergenziale. Sulla capacità di gestione del premier Theresa May, del resto, i dubbi sono oramai diventati certezze. Contro May si sono schierati 75 deputati Tory (erano stati 118 la volta scorsa), 10 deputati del Dup nordirlandese e 238 laburisti (solo tre hanno votato a favore), oltre a 35 deputati scozzesi dell’Snp. Abbastanza da garantire una nuova disfatta al primo ministro. Il governo punta ad evitare shock traumatici, ma guarda anche oltre. E se letta in combinato disposto con le dinamiche monetarie, la scelta di abbattimento dei dazi potrebbe avere effetti controintuitivi e non rappresentare, necessariamente, una ritirata per Londra.

Come sottolinea Money.it, “la sterlina inglese tornerà a soffrire stasera se il Parlamento britannico si esprimerà negativamente sul nuovo accordo Brexit trovato ieri da May e dall’Unione europea. Le ultime previsioni sul pound hanno guardato con timore all’ipotesi di un’intesa rigettata, scenario che aprirebbe le porte ad una nuova votazione sul no-deal.

Se l’odierna consultazione avrà esito negativo, e ancora se il Parlamento si esprimerà a favore di un’uscita senza accordo, la sterlina inglese tornerà a perdere ampio terreno, cancellando tutti i guadagni registrati in attesa del voto”, con gli esperti della Commonwealth Bank of Australia che sottolineano come “il pound perderà dal 4 all’8% se il Parlamento aprirà le porte ad una hard Brexit”.

Una Gran Bretagna senza dazi, tuttavia, potrebbe sfruttare questa situazione come un volano. Rilanciando la sua capacità di esportazione e imponendo ai Paesi con cui è in relazione commerciale la clausola della nazione più favorita e un analogo abbattimento dei dazi. Se l’obiettivo è evitare una fuga di capitali e del residuo tessuto industriale del Paese, questa scelta potrebbe essere tutt’altro che peregrina. Sempre che a Downing Street ne siano consapevoli.





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