JP Morgan ha in portafoglio circa il 10% di Bper per conto di clienti, facendo dunque da intermediaria per un nuovo capitolo del risiko bancario italiano. Il colosso della finanza statunitense oscilla da oltre una settimana sopra il 9% delle quote e ha comunicato di detenere questa partecipazione conto terzi nell’istituto con sede a Modena, quarto in Italia per attivi dopo Unicredit, Intesa e Banca Generali.
Bper, Sondrio e il contesto della finanza italiana
Una presenza segnaletica che, sommata al 5% detenuto dalla svizzera Ubs, mostra l’attenzione della finanza internazionale per una banca oggi ritenuta intermedia tra il campo delle piccole ex popolari, i colossi del credito e gli istituti legati alla strategia di costruzione del “terzo polo” di cui spesso si parla. Una banca in salute, con quasi 5,6 miliardi di euro di ricavi e 1,4 miliardi di utile nel 2024, ma con margine nel capitale per lasciar spazio a ulteriori scalate.
Nel quadro della corsa al consolidamento, l’annuncio di Jp Morgan arriva poco dopo che la Banca centrale europea ha approvato l’Offerta pubblica di scambio lanciata per la totalità del capitale di Banca Popolare di Sondrio, lasciando presagire l’ipotesi che il matrimonio “tra la bresaola e il parmigiano”, come lo si definisce negli ambienti finanziari, sia la base per il tanto discusso terzo polo.
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La regia di Unipol
Bper è ambiziosa sulla scia delle manovre del suo primo azionista, il gruppo assicurativo bolognese Unipol, che da tempo mira a espandersi dopo aver visto respinti i tentativi di inserimento in Monte dei Paschi di Siena da parte del governo Meloni.
Quest’ultimo nell’autunno 2024 ha impedito l’entrata del gruppo di Via Stalingrado in Rocca Salimbeni nel contesto delle passate vendite di capitale forse ritenendo troppo legata alla sinistra emiliana il gruppo guidato dal presidente Carlo Cimbri e dall’amministratore delegato Matteo Laterza, partecipato al 60% dalle cooperative della regione.

Il gruppo bolognese e la partecipata modenese hanno consolidato la loro presenza: l’Ops di Bper sulla banca di Sondrio, entrambe partecipate al 19,9% da Unipol, aiuta a creare sinergie e capacità operative comuni.
L’espansione di Bper
Bper opera anche in Sardegna dal 2019, quando ha rilevato la proprietà dello storico Banco di Sardegna basato a Sassari, ha superato il Po nel 2021-2022, comprando parte delle filiali di Ubi sparse tra le province di Brescia, Bergamo e il resto della Lombardia dopo l’incorporazione dell’allora terza banca italiana in Intesa San Paolo, ha assimilato la ligure Carige lo stesso anno e ora vuole toccare le Alpi, qualora andasse in porto la scalata allo storico istituto di Sondrio e Morbegno fondato da Luigi Luzzati. Chiaramente questo dinamismo può generare valore, e di conseguenza la grande finanza internazionale è pronta a piazzare le sue fiches, magari muovendosi conto terzi.
Il Sole 24 Ore nota che una quota di azioni Bper pari stabilmente al 9% detenute da Jp Morgan potrebbe essere riferita a due istituti. Un 5% alla citata Unipol, dato che “si tratterebbe della quota in derivati che la compagnia aveva prenotato ma che ora non intende più esercitare, come annunciato la settimana scorsa da Laterza alla luce dell’Offerta pubblica di scambio lanciata sul 100% capitale della Popolare di Sondrio“, mentre per quanto riguarda il restante 4% Il Sole si chiede: “Si tratta di tanti pacchetti azionari frazionati che sono stati girati alla banca americana in vista dello stacco del dividendo del gruppo emiliano avvenuto lunedì scorso? O invece l’intera quota del 4% fa capo a un unico soggetto?”.
Un nuovo consolidamento bancario
Il dubbio è lecito, come pensare che possa essere nientemeno che Unicredit a celare tramite sponda con Jp Morgan il suo interessamento come alternativa di espansione dopo i paletti del governo su Banco Bpm. Per Andrea Orcel l’espansione italiana resta una priorità e una partecipazione, anche segnaletica, in Bper avrebbe una razionalità, dato che l’istituto modenese è tra i pochi paragonabili a Bpm come target di un’operazione di investimento.
In quest’ottica, la presenza della finanza internazionale garantirebbe il respiro non solo italiano della mossa, la possibilità di staccare plusvalenze in caso di concretizzazione dell’affare e, nota Milano Finanza, “nella City milanese, intanto, c’è chi sussurra che anche la scalata silenziosa di Jp Morgan possa essere un nuovo tassello nel mosaico del consolidamento bancario”.
Bper è tenuta d’occhio dai grandi “delusi” dal Governo, Unipol su Mps e Unicredit su Bpm. Dalla Via Emilia potrebbero passare futuri accordi e confronti sull’evoluzione della finanza italiana. Con i grandi fondi e banche d’affari internazionali a fare da “arbitri” in ogni possibile contenzioso con il loro potere garantito dalla presenza nelle quote dei gruppi oggetto di negoziazione.
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