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L’economia della Cina è molto curiosa. Da un lato fa parlare di sé per il clamoroso surplus commerciale raggiunto nel 2025: 1,08 trilioni di dollari nei primi 11 mesi dell’anno appena andato in archivio. Dall’altro lato, tuttavia, c’è da considerare il fronte interno dei consumi che non ne vuol sapere di schizzare verso l’alto come vorrebbe invece il Partito Comunista Cinese. Ci troviamo di fronte a un vero e proprio paradosso: la macchina per l’esportazione di Pechino corre velocissima mentre la quotidianità del Dragone è inceppata e rischia di bloccarsi.

Per capire di cosa stiamo parlando, basta fare un giro in una delle numerose fabbriche dislocate nel Sud del Paese e confrontare la frenetica attività che si svolge al loro interno con la piattezza che caratterizza ristoranti, negozi e centri commerciali che abbondano nelle grandi metropoli cinesi.

Le imprese che realizzano pannelli solari, pezzi di ricambio per automobili, smartphone e altri prodotti di elettronica – non c’è più solo la vecchia manifattura – lavorano a ritmi infernali, hanno i registri pieni di ordinazioni ed esportano, non solo verso i tradizionali mercati occidentali, ma anche verso nuovi hub del Sud Est Asiatico, in Africa e America Latina.

Di pari passo c’è un’altra Cina che racconta le difficoltà interne. Una Cina fatta di scheletri di grattacieli ed edifici residenziali incompiuti, concessionarie silenziose, ristoranti che offrono sconti senza precedenti e mall vuoti. Il motore dell’export vola, quello interno stenta invece a girare a pieno regime.

Un’economia a due dimensioni?

C’è chi attribuisce la calma nel mercato interno cinese all’evaporazione della fiducia dei consumatori. Altri preferiscono far parlare i numeri. I dati ufficiali stimano un aumento della produzione industriale di circa il 6% nel corso del 2025. La crescita delle vendite al dettaglio è rimasta a una sola cifra. Il settore manifatturiero è in piena attività, mentre la prudenza delle famiglie persiste dopo la lunga crisi immobiliare.

Nel frattempo, la macchina dell’export ha trovato nuove destinazioni (ne abbiamo parlato qui). Lo scorso anno, per esempio, le esportazioni verso l’Africa sono aumentate di circa un quarto. Sempre nel 2025, in Germania, il gigante automobilistico di Shenzhen, Byd, ha immatricolato oltre 23.000 veicoli, con un aumento di oltre il 700% su base annua.

L’impennata delle esportazioni, tuttavia, non può ancora sostituire i consumi interni. Detto altrimenti, i benefici della crescita derivante dall’export non hanno ancora raggiunto la popolazione del Dragone.

Il modello di crescita di Pechino privilegia ancora la produzione rispetto ai consumi. Questo mantiene in funzione la cintura industriale anche quando i cittadini non spendono, ma entro un certo limite, e soprattutto a patto che consumi e produttività aumentino. Peccato che i consumi si stiano spostando dai beni alle esperienze. Cosa significa? Lo ha spiegato nel dettaglio l’economista Keyu Jin in The New China Playbook, libro nel quale si sottolinea come giovani e giovanissimi stiano cambiando modo di vivere.

L’enigma cinese

Qualche segnale positivo arriva dal turismo. Il ministero della Cultura e del Turismo di Pechino ha segnalato quasi cinque miliardi di viaggi nei primi tre trimestri del 2025, con un aumento del 18% rispetto al 2024. C’è un però da considerare: la spesa media per viaggio durante le principali festività si è collocata al di sotto dei livelli del 2019. Insomma, le persone viaggiano di più, ma spendono meno.

A complicare ulteriormente la situazione c’è il rischio di deflazione. L’indice dei prezzi alla produzione si è contratto per 31 mesi consecutivi, ha compresso i profitti delle imprese e scoraggiato investimenti e assunzioni. Le misure di stimolo governative, come i sussidi per veicoli elettrici e gli elettrodomestici, si sono rivelate troppo modeste.

Last but not least, gli studenti universitari hanno smesso di cercare e trovare lavoro in aziende affermate; al contrario, preferiscono formare team e inseguire opportunità durante il loro percorso accademico o al termine. Molti si sono tuffati nel mare dell’intelligenza artificiale (Ia). Tanti altri stanno lanciando marchi di lifestyle nei settori della moda e della bellezza. Le grandi aziende tecnologiche, invece, non attraggono più come prima: un bell’enigma per Xi Jinping.

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