Il Dipartimento del Lavoro di Washington ha pubblicato le ultime statistiche sulla disoccupazione negli Stati Uniti aggiornate al 28 marzo scorso, disegnando un quadro fosco: sono attualmente 6 miloni e 648mila i cittadini americani che nella settimana tra il 22 e il 28 marzo hanno fatto domanda per una qualsiasi delle forme di indennità erogate dopo la perdita del posto di lavoro.

Dopo un aumento di¬†1 milione e 245mila unit√†¬†nella settimana precedente si assiste a un dato pi√Ļ che raddoppiato in soli sette giorni: con oltre 4,5 milioni di posti di lavoro evaporati in poco pi√Ļ di dieci giorni gli Stati Uniti hanno gi√† colmato circa un quinto dei 25 milioni di posti di lavoro che l’Organizzazione Internazionale del Lavoro teme possano scomparire per la¬†crisi del coronavirus¬†ma che, in realt√†, si ritiene possano rappresentare una stima al ribasso. Completamente spiazzate le stime degli analisti, che pensavano a un numero inferiore ai 4 milioni: la conta √® destinata a peggiorare perch√® decine di migliaia di cittadini, da Ovest a Est, non sono riusciti a presentare la domanda. La sola California, Stato pi√Ļ ricco e popoloso dell’Unione, conta quasi 900mila disoccupati.

Per dare un’idea di ci√≤ che significhi per gli Stati Uniti questo scenario di improvviso tracollo occupazionale basta vedere l’infografica del¬†Financial Times¬†riportante l’evoluzione del numero di potenziali percettori dei¬†sussidi di¬†disoccupazione dal 2016 a oggi¬†e l’incredibile, subitaneo choc conosciuto nelle ultime due settimane. I¬†jobless claims¬†misurano efficacemente l’aumento della perdita di posti di lavoro nel breve e medio periodo. Uno shock di questo livello batte di gran lunga il livello di circa¬†650mila¬†jobless claims¬†raggiunti nei primi mesi del 2009, a poca distanza dall’inizio della Grande Recessione.

Dopo il volo delle borse, anche la lotta alla¬†disoccupazione,¬†l’altro grande cavallo di battaglia della politica di Donald Trump, √® ora gravemente messo a repentaglio. Per gli Stati Uniti √® come se si fosse manifestato in poche settimane ci√≤ che dopo la crisi del 1929 si espresse nel corso di due anni: una¬†catastrofe occupazionale¬†legata allo choc di offerta tramutatosi in crisi finanziaria.

E il quadro √® destinato a volgere al peggioramento: la Federal Reserve prevede che il numero di disoccupati possa arrivare alla cifra di¬†53 milioni,¬†mentre nella corsa alla previsione¬†Goldman Sachs¬†√® giunta all’idea che circa un terzo del Pil statunitense possa andare in fumo di fronte all’emergenza globale da coronavirus. Uno scenario da¬†Grande Depressione¬†a cui l’amministrazione Trump non pu√≤ che porre rimedio utilizzando le leve della potenza economico-finanziaria a stelle e strisce per imporre uno stimolo pari a quello messo in campo da¬†Franklin Delano Roosevelt¬†dopo il 1933.

Il momento del Trump iper-keynesiano sembra essere finalmente giusto: inizialmente la¬†Fed ha sparato tutte le sue cartucce,¬†seguita dall’amministrazione e dal Congresso, concordi in un piano d’aiuti da oltre 2 trilioni di dollari destinati a¬†a sostenere redditi familiari e disoccupati (300 miliardi per entrambe le voci), a un fondo di salvataggio del imprese (500 miliardi) e agli ospedali (oltre 100 miliardi). Recentemente a questa voce si √® aggiunta la grande assente della prima tornata di politica, la manovra per il¬†rilancio infrastrutturale. L’amministrazione lavora a un programma da duemila miliardi di dollari, il doppio di quanto annunciato dal tycoon repubblicano nel 2016 in campagna elettorale, in¬†ponti, strade e altre infrastrutture. Un programma finanziato con nuovo debito federale. Secondo¬†Morgan Stanley¬†questo complesso di misure porter√† il deficit federale a circa¬†3,7 trilioni di dollari, circa due volte il Pil dell’Italia e il 15-20% di quello federale.

Roosevelt e Keynes ritornano, e assieme a loro torna¬†Karl Polanyi,¬†il sociologo austro-americano che nella prima met√† del Novecento teorizzava come inevitabile il¬†primato della politica¬†sull’economia nelle fasi di crisi del capitalismo. L’amministrazione Trump ha messo in campo il pi√Ļ imponente piano di risposta a una crisi economica della storia di fronte a una pandemia che si √® gi√† tramutata in choc recessivo globale. Far tornare presto i milioni di americani disoccupati a un lavoro sicuro √® il modo migliore per prevenire, finita l’emergenza sanitaria, i pi√Ļ duri effetti di una recessione che appare inevitabile.





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