La capacità di mobilitazione del risparmio nazionale come fonte di sostegno all’economia nazionale in risposta alla crisi in corso, sottolineata da esperti del calibro di Giulio Tremonti, Giulio Sapelli e Giovanni Bazoli, è stata confermata nelle ultime giornate dal successo del Btp Italia rivolto ai piccoli investitori retailer dal Tesoro.

14 miliardi di euro sono stati acquistati dai cittadini italiani in un’emissione che certifica l’appetibilità delle obbligazioni pubbliche italiane e una fase di sostanziale positività, compatibilmente con i tempi che corrono, per il nostro debito. Altri 8,4 miliardi sono stati acquistati dagli investitori istituzionali. La congiuntura, tra appoggio della Bce e scelte degli investitori internazionali, è favorevole, ma ci è voluto del tempo prima che a Via XX Settembre i decisori politici se ne rendessero completamente conto.

Roberto Gualtieri, titolare del ministero dell’Economia e delle Finanze, ha infatti esitato a lungo prima di individuare nel Btp Italia preparato dai tecnici del Tesoro lo strumento con cui sdoganare una maggiore esposizione del deficit italiano sui mercati. L’Italia, non dimentichiamolo, ha avuto ben 180 miliardi di euro di domanda inevasa in due diverse emissioni di Btp a scadenza pluriennale: una certificazione di fiducia che non ha eguali in tempi di crisi ma a cui troppo spesso il governo Conte non ha fatto seguire azioni incisive volte a aumentare la raccolta di fondi attraverso obbligazioni sovrane.

Gualtieri, in particolare, è parso il grande sponsor del finanziamento del Paese tramite il Meccanismo europeo di stabilità sostenuto da ampie fasce del Partito Democratico (mentre il responsabile economico Emanuele Felice si è dichiarato possibilista, ma non certo, della sua attivazione) e da Italia Viva. Il finanziamento del Paese tramite le linee di credito del Mes garantirebbe da un lato all’Italia prestiti con un tasso di interesse ridotto ma dall’altro sarebbe soggetto alla spada di Damocle del cambiamento di condizionalità in corsa e dalla trasformazione dei Btp in obbligazioni subordinate per il rimborso.

All’aleatorietà del Mes, perché non preferire la certezza di un finanziamento attraverso titoli sovrani come il Btp Italia che, tra le altre cose, hanno il vantaggio di mobilitare il risparmio nazionale? Fino ad ora il Tesoro ha tergiversato. A marzo 2020, ad esempio, quando l’entità della crisi economica e sanitaria iniziava a manifestarsi con durezza, la borsa si schiantava, il Paese temeva manovre straniere nella nostra economia e il clima di recessione mondiale si preparava ovunque l’Italia ha emesso non solo una quantità di Btp inferiore a quella di un anno prima (32 miliardi contro 33) ma ha anche aperto una passività di 25 miliardi nel rapporto tra nuove emissioni e titoli andati a rimborso.

Gualtieri ha sponsorizzato apertamente il Mes, aprendo in questo campo una faglia tra il Partito Democratico che controlla i gangli dell’azione economica nazionale (più la casella di commissario europeo di Paolo Gentiloni) e il Movimento Cinque Stelle più critico di questa misura e con esponenti come il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alla programmazione economica e agli investimenti, senatore Mario Turcofavorevoli a un’idea di prestito nazionale.

In mezzo Giuseppe Conte su cui la provenienza d’area pentastellata sembra prevalere in questa fase, assieme alla speranza di poter strappare in sede europea qualche concessione sfruttando il paravento di Francia e Germania. In tutta Europa, nel frattempo, cresce il coro dei contrari al ricorso al Mes, e l’Italia deve trarre lezioni istruttive dal combinato disposto tra il successo dell’emissione nostrana e l’aleatorietà del ricorso al Mes. Urge al governo capire che la politica economica in tempo di crisi deve essere sistemica e non episodica: lasciare che il successo del Btp Italia resti un caso isolato sarebbe rovinoso, mentre rinunciare a nuove emissioni per il salto nel buio del Mes potrebbe rivelarsi un errore irrimediabile col senno di poi per le nostre finanze. Il coraggio politico deve guidare le scelte: la fiducia di investitori piccoli, medi e istituzionali nelle capacità dell’Italia è un incoraggiamento da assecondare e non tradire.

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