Il Presidente argentino Mauricio Macri e l’omologo brasiliano Jair Bolsonaro hanno trovato nella politica commerciale un terreno comune su cui rafforzare le relazioni bilaterali. I due Paesi latinoamericani, governati da leader fortemente pro-mercato e favorevoli a un rafforzamento dei legami dell’America Latina con Washington, hanno di recente incassato la firma dell’accordo di libero scambio tra Mercosur e Unione Europea e puntano, sul lungo periodo, a un’analoga intesa con gli Stati Uniti.

L’idea, secondo il quotidiano argentino La Nacion, sarebbe sorta al recente G20 di Osaka in cui i due leader latinoamericani hanno rafforzato la vicinanza all’amministrazione Trump che è il fulcro delle rispettive politiche estere. Macri punta sul commercio per rivitalizzare un’economia che le sue ricette hanno, fino ad ora, portato ad ulteriori affanni, dato che Buenos Aires non ha retto alle riforme-shock di privatizzazione, deregolamentazione e cambiamenti delle norme sul lavoro, mentre Bolsonaro persegue intenzionalmente una strategia che privilegia in maniera esclusiva un nucleo ristretto di relazioni bilaterali. Il presidente del Partito Social-Democratico,infatti, oltre a mostrare un assoluto allineamento col trumpismo, intrattiene per tramite del figlio Eduardo (prossimo ambasciatore a Washington) relazioni con i partiti di governo di Italia, Ungheria e Israele e, sul piano regionale, una confusa serie di rapporti bilaterali incentrate sui capisaldi dell’opposizione all’Alleanza Bolivariana (Venezuela e Cuba) e sulla ricerca di un rapporto privilegiato con l’Argentina di Macri.

Insomma, parliamo di politiche estere estemporanee, quasi istintive, frutto di calcoli interni prima ancora che di disegni razionali e strategicamente strutturati. Questo vale particolarmente nel caso del Brasile. Come suggerisce Americas Quarterly, nella visione geopolitica (per modo di dire) di Bolsonaro e del suo governo si sommano molte idee confuse, che vanno “da una generica paura del “globalismo” e dallo scetticismo verso le istituzioni multilaterali […] alla convinzione che il cambiamento climatico sia poco più che un complotto marxista”, fino a proposte estemporanee come quella di Eduardo, figlio del Presidente, di portare Brasilia sul sentiero della costruzione di un deterrente atomico.

In questa chiave, la tutela dell’interesse nazionale è un compito difficile. E la retorica cade in casi come la proposta di un accordo di libero scambio tra Argentina, Brasile e Stati Uniti, in cui la tattica vince sulla strategia. I poteri economici e politici che sostengono Macri e Bolsonaro (agrari, finanzieri, imprenditoria metropolitana) hanno gioco facile nell’indirizzare politiche estere ondivaghe. Le esportazioni potrebbero divenire una fonte di arricchimento e di crescita del Pil, ma a scapito di uno sviluppo che aiuti a modernizzare i settori industriali e dei servizi in cui i colossi latinoamericani sono carenti e a risolvere i problemi di disuguaglianza tornati ad emergere negli ultimi anni di maretta economica.

E per ragioni di breve termine Brasile e Argentina potrebbero consapevolmente aderire alla guerra commerciale degli Stati Uniti contro il loro primo partner economico, la Cina. “Il dubbio è nella viabilità dei negoziati. Trump ha detto settimana scorsa che è arrivato ad una tregua con Xi Jinping dopo che la Cina si è impegnata ad acquistare più soia, mais e maiale agli Stati Uniti, tre dei prodotti principali delle esportazioni di Mercosur. Per questo, l’annuncio del Brasile e il sostegno dell’Argentina potrebbero essere stati una risposta del momento e non un progetto a lungo periodo”, riporta Formiche su fonti di El Pais. Manca, a Bolsonaro e Macri, la consapevolezza di poter giocare un ruolo da leader a livello regionale e di poter compattare un nucleo di Paesi capaci di dialogare in maniera convinta con le principali potenze: inseguendo unicamente logiche elettorali e il sostegno ai gruppi d’interesse che ne hanno consentito l’elezione, i leader di Brasile e Argentina si condannano a percorrere un sentiero stretto. E la fedeltà a Washington potrebbe non garantire i ritorni maggiori sperati rispetto a un pieno coinvolgimento nei meccanismi economici e commerciali internazionali.