Le tensioni geopolitiche tra Cina e Giappone si sono trasferite nella dimensione preferita da Pechino: quella economica. Lo scorso 6 gennaio, il Dragone ha vietato con effetto immediato l’esportazione verso Tokyo di beni a duplice uso, inclusi alcuni elementi delle Terre Rare.
I cosiddetti dual-use items sono tecnologie, prodotti o software con usi sia militari che civili. Tra questi rientrano materiali avanzati, macchinari di precisione, semiconduttori e componenti chimici, essenziali per le economie moderne, ma anche in grado anche di migliorare le capacità militari di una nazione.
Limitando questo tipo di export, la Cina sta sfruttando la propria posizione dominante in alcune catene di approvvigionamento strategiche per “farla pagare” al Giappone. L’affondo cinese non è, tuttavia, casuale. Al contrario, è una risposta alle recenti dichiarazioni del primo ministro nipponico, Takaichi Sanae, su Taiwan, secondo la quale un possibile attacco militare di Pechino a Taiwan potrebbe essere legalmente considerato una minaccia alla sopravvivenza del Giappone.
Nonostante le richieste cinesi di ritrattare tali affermazioni – affermazioni che mettono in dubbio la One China Policy – dal fronte giapponese non sono arrivate marce indietro né tanto meno scuse. Da qui la mossa del Dragone di attivare la leva economica…

La Cina risponde al Giappone
Se il nervo scoperto della Cina si chiama Taiwan, quello del Giappone coincide con la sua economia. Un’economia che non riesce più a mantenere ritmi di crescita elevati e che oggi è ulteriormente messa alla prova dal binomio inflazione–aumento dei costi.
In tutto questo, Pechino rimane il principale partner commerciale di Tokyo e le aziende giapponesi sono profondamente radicate negli ecosistemi manifatturieri e tecnologici d’oltre Muraglia. Ecco dunque spiegato perché la nuova mossa dalla Cina potrebbe avere conseguenze di vasta portata per il Giappone, in particolare per la sua vitale industria automobilistica.
Dal canto suo, il ministero del Commercio cinese ha spiegato che le restrizioni riguarderanno solo le aziende militari. “Gli utenti civili non saranno interessati”, ha dichiarato He Yadong, portavoce dello stesso dicastero, senza però specificare se gli elementi delle Terre Rare fossero coperti dalle restrizioni.
Ricordiamo che il gigante asiatico dispone di una lista di controllo sulle esportazioni che comprende circa 1.100 prodotti e tecnologie a duplice uso, per i quali i produttori devono ottenere una licenza prima di poterli spedire all’estero (indipendentemente da dove si trovi l’utente finale).
In questa lista rientrano almeno sette categorie di Terre Rare medie e pesanti. Pechino, tuttavia, non ha ancora chiarito quali di questi prodotti potrebbero essere coinvolti in un eventuale divieto di esportazione verso il Giappone…

Pechino attiva la leva economica
Lo stesso He Yadong è stato emblematico nel ribadire che “sono vietate le esportazioni verso il Giappone per scopi militari, che potrebbero trovare un’applicazione militare, e tutti gli altri usi finali che contribuiscono al potenziamento delle capacità militari del Giappone”.
“L’obiettivo di fermare la rimilitarizzazione e le ambizioni nucleari del Giappone è del tutto legittimo, giustificato e legale”, ha aggiunto l’alto funzionario di Pechino. Nella mossa del Dragone non c’è soltanto l’irritazione per le parole di Takaichi Sanae su Taiwan, ma anche la contrarietà al riarmo avallato da Tokyo. Il governo giapponese ha infatti approvato un pacchetto di spesa record per il prossimo anno fiscale che includerà un aumento del 3,8% del bilancio militare annuale del Paese, portandolo a 9 trilioni di yen (58 miliardi di dollari).
La dipendenza del Giappone dalle Terre Rare cinesi è diminuita dal 90% del 2010 a circa il 70% odierno. I principali player economici di Tokyo avvertono però che, qualora le forniture dovessero essere ridotte, la produzione loro potrebbe interrompersi entro due mesi.
Nel frattempo, la Cina ha anche aperto un’indagine antidumping sulle importazioni di diclorosilano dal Giappone che ha scosso le aziende nipponiche. Ricordiamo che questo composto chimico è utilizzato principalmente nei processi di deposizione di film sottili nella produzione di chip, e che è dunque molto importante per i produttori di circuiti integrati. Il testa a testa tra Pechino e Tokyo continua.

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