Arriva la quarta Conferenza internazionale sulla ricostruzione dell’Ucraina, ospitata dall’Italia a Roma nelle giornate del 10 e dell’11 luglio, ma le prospettive per la ripresa del martoriato Paese invaso dalla Federazione Russa nel 2022 si fanno sempre più incerte e critiche, anche per un presupposto fondamentale: la fine del conflitto non sembra all’orizzonte. E di fronte all’incertezza sistemica anche BlackRock, che era stato tra i più grandi sostenitori dei progetti di ricostruzione dell’Ucraina, ha tirato i remi in barca.
Il più grande asset manager al mondo, che a marzo 2024 era emerso con JPMorgan come centrale nel progetto di rilancio del Paese guidato da Volodymyr Zelensky, ha cessato di cercare investitori per sostenere il progetto.
La prospettiva di un prosieguo di un conflitto e di un’espansione delle aree sotto occupazione di Mosca da un lato e l’idea che un calo del sostegno statunitense possa contribuire a una maggior pressione del Paese di Vladimir Putin sull’ex repubblica sovietica e renderla più esposta a eventuali attacchi a reti infrastrutturali e centri logistici, abilitatori dello sviluppo economico oltre che della resistenza militare, rendono il discorso sul futuro dell’Ucraina sempre più incerto.
Perché BlackRock tira il freno
Fondi come BlackRock, del resto, non operano come agenzie caritatevoli. Non hanno ideologie, hanno obiettivi di rendita. “Siamo sostenibili perché siamo capitalisti”, scriveva nel 2022 il Ceo Larry Fink agli investitori e ai clienti spiegando l’interesse della Roccia Nera per l’economia green, prima di un brusco cambio di passo dopo la vittoria elettorale di Donald Trump e un boom degli investimenti in settori come il Gnl. Così sull’Ucraina, BlackRock aveva sicuramente agito di sponda con il sistema-Paese americano, gli apparati federali e la Casa Bianca nel dare un retroterra ai progetti di finanziamento per il futuro dell’Ucraina quando le condizioni di Kiev sembravano più rosee, tenendo ben presente che la vera Stella Polare restava la possibilità di partecipare al grande affare della ricostruzione.
Ma ora, cosa resta di questo progetto? C’è un’Ucraina che dovrà pagare agli Usa per le sue armi e versare le royalties minerarie nei progetti co-finanziati nel prossimo futuro e che si trova a corto di risorse. La crescita dell’economia del 2025 è stata indicata attorno al 2% del Pil perché trainata dall’economia di guerra e dalla spesa militare, ma il Fondo Monetario Internazionale ha messo in guardia in un report del 20 giugno circa il fatto che una tenuta del sistema economico legata a “un sostanziale sostegno esterno” è in dubbio.
Il Fmi ricorda che l’Ucraina sarà sostenuta da finanziamenti compresi tra i 153 e i 165 miliardi di dollari tra i programmi decisi dall’organizzazione di Washington, l’assistenza del G7, i programmi europei e gli altri progetti sovranazionali. Le risorse coprono il quadriennio 2023-2027, ma al contempo secondo il Fmi Kiev ha “un tempo limitato per assorbire ulteriori shock, compresi quelli derivanti da una guerra più prolungata e intensa, pur essendo in grado di attuare le politiche necessarie per raggiungere la sostenibilità esterna a medio termine”,
Le difficoltà economiche dell’Ucraina
In altre parole: l’Ucraina può essere garantita nella sopravvivenza economica di base dell’attività dello Stato, dal pagamento delle sue obbligazioni pubbliche all’ordinaria amministrazione, ma se la guerra dovesse proseguire molte risorse saranno sottratte alle altre priorità. E tra queste c’è la ricostruzione, che finirebbe per appoggiarsi pressoché totalmente sull’esterno. Qualcosa che per i grandi operatori come BlackRock rappresenta un rischio d’impresa notevole.
Come scrive BneIntellinews, “una maggiore incertezza ostacolerà il ritorno dei rifugiati , il ritmo della ricostruzione e la ripresa degli investimenti diretti esteri” e inoltre in questo calcolo si presuppone che “lo scenario negativo presuppone ancora la fine della guerra nel secondo trimestre del 2026, un evento diventato più probabile poiché i colloqui per un cessate il fuoco sono attualmente in stallo e la Russia sta, se possibile, intensificando la sua offensiva estiva con rinnovati attacchi missilistici e di droni”.
Difficile, anche per la Roccia Nera, trovare investitori in questo contesto critico dove tutti si trovano a dover pedalare in salita. Si parla di una spinta francese per sostituire BlackRock e la sua iniziativa al vertice di Roma, dopo che l’iniziativa del gruppo di Fink era già stata sostenuta da Italia, Germania e Polonia. Ma la verità è che per ora l’idea di ricostruire l’Ucraina è passata in secondo piano. Prima bisognerà capire quale Ucraina arriverà alla fine del conflitto e in che condizioni. Qualcosa che è sempre più difficile prevedere.
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