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Negli ultimi quindici anni, scrive Alessandro Volpi ne I padroni del mondo, il sistema finanziario ha assistito a un cambiamento profondo e radicale negli equilibri del potere economico, segnato dall’emergere di una nuova élite globale. Questa élite è composta, ricorda Volpi, da pochi colossi finanziari che hanno accumulato una quantità straordinaria di risparmi planetari, riuscendo a canalizzare queste risorse verso le principali società quotate negli indici azionari globali. Nomi come Vanguard, BlackRock e State Street sono ormai sinonimo di potere economico assoluto, poiché questi fondi sono riusciti ad acquisire il controllo di colossi come Apple e Microsoft, oltre a gran parte delle prime cinquanta aziende presenti nell’indice Standard & Poor’s 500 (S&P 500). Grazie alla liquidità raccolta e alla capacità di influenzare i mercati finanziari, questi fondi hanno trasformato il libero mercato in un sistema che assomiglia sempre più a un monopolio controllato da poche mani.

L’espansione nei settori strategici

L’influenza di questi fondi, sottolinea l’autore, non si limita al controllo delle aziende private nei settori tecnologico e finanziario, ma si estende anche alle società pubbliche che gestiscono infrastrutture vitali per la sovranità nazionale, come energia, acqua e trasporti. Attraverso acquisizioni strategiche e partecipazioni mirate, i grandi fondi hanno penetrato anche il mercato delle multiutility, società di servizi pubblici nate in Europa e in Italia e quotate in Borsa. In questo modo, i fondi sono diventati centrali nella definizione delle strategie di settori che erano storicamente sotto il controllo pubblico. Questa strategia ha permesso loro di indirizzare le politiche aziendali e nazionali verso la massimizzazione dei rendimenti finanziari, spesso a scapito degli interessi pubblici.

Dominio assoluto sul risparmio mondiale

I numeri parlano chiaro: secondo la Federal Reserve, all’inizio del 2024, i dieci principali fondi d’investimento statunitensi gestivano attivi per quasi 48 mila miliardi di dollari. Di questi, Vanguard, BlackRock e State Street da soli controllano oltre 22 mila miliardi di dollari, una cifra che equivale al totale degli attivi posseduti dall’intero sistema bancario statunitense, che si attesta intorno ai 23 mila miliardi. Questa concentrazione di potere è aumentata a dismisura negli ultimi anni, soprattutto dopo la crisi del 2008, da cui i fondi uscirono rafforzati grazie alla loro minore esposizione al sistema dei mutui subprime. In pochi anni, il potere che un tempo era appannaggio esclusivo delle banche si è trasferito nelle mani di questi giganti finanziari, trasformando radicalmente gli equilibri economici globali.

Partecipazioni incrociate e controllo dei mercati

Un aspetto fondamentale del potere esercitato dai fondi è rappresentato dalle partecipazioni incrociate. BlackRock, ad esempio, è posseduto per il 14% da Vanguard, mentre Vanguard è controllato per il 13,5% da BlackRock. State Street, dal canto suo, è detenuto in parte sia da Vanguard sia da BlackRock. Questa struttura opaca di partecipazioni rende estremamente difficile identificare chi sia realmente il proprietario finale di questi colossi. Attraverso questa rete di partecipazioni incrociate, i tre fondi detengono una quota di controllo su molte delle principali società quotate, riuscendo a influenzare le decisioni strategiche di interi settori economici.

L’influenza sulle agenzie di rating e i mercati azionari

Il potere dei fondi non si limita al controllo delle società quotate. Questi colossi influenzano anche le agenzie di rating, determinando la valutazione del debito sovrano e delle obbligazioni aziendali. Attraverso il controllo su istituzioni come MSCI, i fondi possono influenzare i criteri ESG (Environmental, Social, and Governance) che determinano la sostenibilità delle aziende. Vanguard, BlackRock e State Street, possedendo il 25% delle quote di MSCI, riescono a indirizzare le valutazioni sulle performance ambientali e sociali delle società, consolidando ulteriormente il loro potere sul mercato.

Il caso Nvidia e la creazione di bolle speculative

Un esempio emblematico del potere di manipolazione di questi fondi è rappresentato dalla crescita esponenziale del valore azionario di Nvidia. Nel 2024, Nvidia ha raggiunto una capitalizzazione di mercato di 3.300 miliardi di dollari, superando Apple e diventando la più grande azienda per valore al mondo. Di questi 3.300 miliardi, circa 1.000 miliardi sono nelle mani dei tre fondi principali. Questo aumento di valore è stato alimentato non tanto da una crescita effettiva del fatturato, ma dalle iniezioni di liquidità effettuate dagli stessi fondi, creando una vera bolla speculativa. I rapporti tra prezzo e utili di Nvidia superano di gran lunga quelli di altre aziende, mostrando chiaramente che i prezzi sono gonfiati artificialmente.

L’influenza sui settori strategici, Difesa compresa

L’influenza dei fondi si estende anche al settore strategico dell’intelligenza artificiale. Ad esempio, il fondo Nato, recentemente creato per finanziare progetti legati all’IA, vede tra i suoi principali investitori proprio i fondi BlackRock e Vanguard. La crescita di società come Nvidia, Broadcom e AMD è direttamente sostenuta dagli investimenti dei fondi, che utilizzano la loro liquidità per mantenere elevati i prezzi azionari e assicurare rendimenti elevati. Questo monopolio di fatto, mascherato da una narrazione di libero mercato, consente ai fondi di influenzare profondamente il settore tecnologico, compresi i settori della difesa e dell’intelligenza artificiale.

La Strategia degli ETF

Un altro strumento utilizzato dai fondi per consolidare il loro potere sono gli Exchange Traded Funds (ETF). Questi strumenti finanziari replicano gli indici azionari, consentendo agli investitori di acquistare pacchetti di azioni in modo semplice e a basso costo. Tuttavia, i grandi fondi utilizzano gli ETF per ridurre la concorrenza e aumentare il controllo sui prezzi delle azioni delle società in cui investono. Progettando ETF che includono titoli di aziende concorrenti, i fondi riescono a mantenere i prezzi alti e a garantire rendimenti costanti, alimentando una narrativa che dipinge il mercato come competitivo quando, in realtà, è dominato da pochi attori.

Un nuovo ordine economico globale

La concentrazione di potere nelle mani di pochi fondi d’investimento ha trasformato radicalmente il panorama economico mondiale. Attraverso il controllo delle società quotate, delle infrastrutture pubbliche, dei criteri ESG e dei mercati finanziari, i fondi come Vanguard, BlackRock e State Street sono riusciti a diventare i nuovi padroni dell’economia globale. Questo sistema monopolistico, mascherato da una parvenza di libero mercato, pone seri interrogativi sulla sostenibilità di un modello economico che sacrifica gli interessi pubblici sull’altare del profitto a breve termine. La capacità di influenzare politica, economia e finanza da parte di questi colossi finanziari segna l’inizio di un nuovo ordine mondiale, dove il controllo del capitale si traduce in un controllo sempre più stretto sulle vite dei cittadini.

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