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Il fondatore di Microsoft Bill Gates, uomo più ricco del mondo con un patrimonio stimato in circa 90 miliardi di dollari, è pronto a espandere la sua attività filantropica al campo dello sviluppo genetico degli animali.

Il miliardario di Seattle, infatti, come riporta il New York Postsarebbe interessato a donare 40 milioni di dollari alla non-profit britannica  Global Alliance for Livestock Veterinary Medicine (in sigla GALVmed) per permetterle di sviluppare un progetto volto al rafforzamento genetico delle razze bovine native del Regno Unito attraverso il loro incrocio con le razze di ceppo africano.





La razza di “super-mucche” di Bill Gates aiuterà a combattere la fame nel mondo?

L’idea dell’associazione finanziata da Bill Gates è molto chiara: unire le qualità della razza Holstein (l’equivalente della Frisona), capace di produrre 22 litri di latte al giorno, con la resistenza ai climi caldi delle mucche africane in modo tale da creare una nuova razza in grado di garantire elevati livelli di produttività anche in condizioni estreme come quelle dei Paesi sub-sahariani, afflitti negli ultimi tempi da un continuo incremento della siccità.

Bill Gates, presentando il progetto all’Università di Edinburgo assieme al Ministro britannico alla Cooperazione Internazionale, Penny Mordaunt, ha definito il lavoro di Livestock “eccezionale”, aggiungendo che a suo parere l’introduzione della nuova razza potrebbe aiutare i contadini e gli allevatori africani a diversificare le loro diete o, al tempo stesso, a creare mercati capaci di liberarli dalla dipendenza dalle mansioni di mera sussistenza.

Inoltre, Gates, come riporta Beniamino Bonardi de Il Fatto Alimentare,ha dichiarato: “Una mucca quattro volte più produttiva ma con la stessa capacità di sopravvivenza, avrebbe un impatto molto importante sotto il profilo economico e sanitario per le popolazioni africane, per le quali allevare bestiame è una sfida. Le malattie comportano gravi rischi per il benessere degli animali e la salute umana, e riducono il reddito degli agricoltori, che spesso dipendono da mangimi e foraggi di cattiva qualità, da scarse cure veterinarie e da sistemi di riproduzione inadeguati”.

Non solo mucche: l’ampio dibattito sugli animali OGM

Il tema degli animali e delle piante geneticamente modificati e del ruolo che potrebbero avere nello sviluppare il settore primario e contribuire a questioni impellenti come la lotta alla fame nel mondo è oggetto di dibattito e controversie. Non è oggetto di questo articolo approfondire un solco attraverso prese di posizioni  che non potrebbero essere ulteriormente approfondite: tuttavia, è importante segnalare come le “super-mucche” non siano affatto l’unico progetto di animali OGM attualmente in via di sviluppo.

Adriana Bazzi ha elencato alcuni equivalenti del progetto finanziato da Bill Gates in un articolo sul Corriere della Sera; essi spaziano dal salmone commercializzato in Canada a partire dal 2017, geneticamente modificato per crescere più velocemente, ai maiali evoluti con operazioni di “taglia e cuci” di DNA per presentare organi compatibili e trapiantabili negli esseri umani.

In ogni caso, almeno in campo europeo, in futuro tali iniziative non risulteranno sicuramente come iniziative deregolamentate: al fine di perseguire criteri di sostenibilità nella ricerca OGM, scrive la Bazzi, “L’EFSA, l’autorità europea per la sicurezza alimentare, con sede a Parma, nel 2015 ha stilato una lista di animali che possono essere manipolati geneticamente sia per produrre medicinali sia per migliorare le loro qualità come animali commestibili”. Il sito dell’EFSA riporta nuove e sempre aggiornate pubblicazioni volte ad approfondire la conoscenza scientifica su un tema ancora a tratti oscuro e a studiare la fattibilità e la sostenibilità di progetti come quello che Bill Gates ha deciso di finanziare nel Regno Unito.

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