La guerra fredda tra Cina e Stati Uniti si arricchisce di un nuovo capitolo. Il presidente Usa Joe Biden ha ordinato la riduzione degli investimenti americani in Cina in ambito tecnologico, mettendo paletti molto stringenti a tutti gli accordi con società che sono legate alla sfera dell’industria militare di Pechino. In particolare, spiegano da Oltreoceano, a preoccupare sono eventuali investimenti in Cina nell’ambito dei semiconduttori, del quantum e dell’intelligenza artificiale. Elementi fondamentali tanto per lo sviluppo tecnologico, quanto per quello militare ed economico, specialmente nel prossimo futuro.
Come scritto nella nota diffusa della Casa Bianca, Biden si è soffermato in particolare sul fatto che nella Repubblica popolare sono “eliminate le barriere tra i settori civili e commerciali” e soprattutto è difficile, se non impossibile, individuare una differenza tra ricerca e acquisto di tecnologia ‘all’avanguardia’ con l’obiettivo di ottenere il dominio militare”. Per questo motivo, la Casa Bianca ha voluto sottolineare come questa decisione del presidente Usa sia il frutto non di calcoli economici, ma di “sicurezza nazionale”. Ma anche di fronte a questa giustificazione, sembra difficile, se non impossibile, che l’ordine esecutivo non abbia profonde ripercussioni nei rapporti già tesi tra Pechino e Washington.
E infatti, subito dopo l’annuncio statunitense, il governo cinese ha accusato la superpotenza rivale di “bullismo tecnologico”, presentando “solenni rimostranze” per una decisione che, a detta di Pechino, priva il Paese asiatico del “diritto allo sviluppo e a salvaguardare la propria egemonia e i propri interessi” e che sarebbe solo in apparenza il frutto di una paura per la sicurezza nazionale americana.
La notizia arriva dopo un periodo in cui l’amministrazione Biden e il governo di Xi Jinping sembravano di nuovo tentare una via del dialogo. I viaggi in Cina del segretario di Stato Anthony Blinken, della segretaria al Tesoro Janet Yellen e anche la mossa di Xi di invitare l’ex segretario di Stato Henry Kissinger per un incontro con lo stesso presidente apparivano dei tentativi di aprire nuove finestre di dialogo. La mossa di Biden rischia in qualche modo di interrompere questo rapporto già estremamente teso, specialmente per quanto riguarda il tema Taiwan e della sicurezza dell’Indo-Pacifico. E molti temono che un’eventuale contromossa cinese possa condurre a una nuova fiammata della latente guerra commerciale tra le due superpotenze.
Secondo il Financial Times, l’Unione europea non sarebbe intenzionata ad aderire alla politica del presidente Usa. Secondo il quotidiano, la Commissione europea è “in stretto contatto” con la Casa Bianca, ma molti Stati membri “hanno delle riserve e ritengono che sia necessaria una valutazione adeguata prima di mettere in atto tale strumento, poiché potrebbe avere un enorme impatto sulle imprese”. Caute Francia, Germania. Ma anche lo stesso Regno Unito appare poco convinto.