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Un problema gestionale, una voragine contabile, un dilemma famigliare: per il vertice di Edizione, la holding della famiglia Benetton, l’omonima azienda di moda di Ponzano Veneto da cui tutto è cominciato è ormai….passata di moda. E la caotica uscita di scena di Luciano Benetton, andatosene alla soglia dei novant’anni sbattendo la porta dalla guida del marchio, cesella la definitiva transizione dell’impero di famiglia nelle mani del figlio, Alessandro Benetton, deus ex machina di una rivoluzione manageriale con cui la holding trevigiana sta crescendo come importante attore finanziario e industriale di rango internazionale.

Benetton per i Benetton è una postilla dell’impero di famiglia. Parlano i dati: 930 milioni di euro di fatturato totale su circa 19 miliardi di giro d’affari di Edizione, meno del 5% del totale del gruppo, si sommano a una quota di perdite a nove cifre, cumulate negli anni, che rappresenta un sensibile flusso di cassa. Edizione vuole diventare un moderno conglomerato capace di assommare le sue partecipazioni da diversi ambiti sotto una leadership coerente e diventare un attore di peso strategico. Luciano Benetton, facendosi da parte, lascia il timone ad Alessandro. Consentendo al “governo tecnico” del neo-ad Claudio Sforza di far il suo lavoro di risanamento dell’azienda di moda che, come ha ricordato StartMag, paga scelte aziendali azzardate fatte in passato, dall’eccesso di delocalizzazione in Asia alla sconfitta con marchi come H&M e Zara sulla moda low-cost.

Al contempo, Edizione ora gioca su tavoli industriali, finanziari ed economici diversificati e di prestigio che rappresentano il core business del gruppo. L’operazione di accentramento nelle mani di Alessandro del gruppo si è consolidata, dopo la nomina alla guida di Edizione due anni fa, con la scelta di procedere al ritiro di Atlantia, la controllata principale in pancia alla quale era detenuta l’ex partecipazione in Autostrade per l’Italia, da Piazza Affari, completata nel dicembre 2022 col sostegno di Blackstone per sottrarre l’attuale Mundys alle mire dei fondi infrastrutturali desiderosi di scalarla: da Maquaire al colosso spagnolo Acs, di proprietà del presidente del Real Madrid Florentino Perez molti erano interessati al gruppo, controllore del 50% più uno di Abertis, colosso iberico delle autostrade, del 99% di Aeroporti di Roma, del 64% dell’Aeroporto di Nizza-Costa Azzurra e del 51% di Telepass.

Mossa, questa, condotta in sponda con Mediobanca, istituzione con cui i Benetton avevano rivaleggiato a inizio 2022 nel cda di Generali, sfidando l’ad Philippe Donnet assieme al costruttore Caltagirone e al gruppo di Leonardo Del Vecchio, salvo poi tornare nei ranghi confermando l’ad Alberto Nagel nel voto per il rinnovo delle cariche del 2023. Con queste mosse Alessandro Benetton ha segnato un solco: il leader della seconda generazione dei Benetton ha deciso di lasciare la tradizionale postura aperta alle logiche del capitalismo padronale e familiare italiano per entrare in un’ottica maggiormente di sistema e di mercato. In cui la partecipazione di Edizione in Generali e Mediobanca significa non solo un biglietto d’accesso al gotha del capitalismo tricolore ma anche l’apertura a due istituzioni finanziarie con una catena del valore internazionale e, dunque, una legittimazione da holding di rango internazionale. Come nel Belpaese pochi, come Exor, si possono permettere di avere.

Il passaggio, doloroso, della Benetton (azienda) dalle mani del patriarca al commissariamento da parte della capogruppo è in quest’ottica emerso come inevitabile. Tutto si deve tenere in una gestione manageriale entro cui il gruppo deve tendere a alti standard organizzativi e operativi. Funzionali anche a sviluppare Edizione in settori di frontiera per il suo business. Oltre a quelli citati, come non segnalare la partecipazione nel gigante europeo delle torri di telecomunicazione, Cellnex?

Una mossa, quella dei Benetton, che passa anche per il reclutamento di figure esterne come top manager. Mundys, l’ex Atlantia, ha alla presidenza Giampiero Massolo, già presidente dell’Ispi e di Fincantieri, ambasciatore di rango e dal 2012 al 2016 direttore del Dis, l’organo di coordinamento dei servizi segreti. Nel 2023 l’ex Atlantia è stata affidata alla guida di Andrea Mangoni, Ceo con ruoli passati di alto rango in Acea, Sorgenia, Telecom. Un management esterno che si completa con il Ceo di Edizione, Enrico Laghi, uomo di fiducia di Alessandro Benetton, al vertice di un gruppo di manager chiamati per rinnovare la catena di comando. In un processo in cui l’ultimo tassello è rappresentato dall’addio, rumoroso ma inevitabile, di Luciano. Patriarca di un gruppo guidato da una famiglia che nel marchio eponimo vede ormai, soprattutto, un peso. O meglio ancora un asset non diverso dagli altri. Business is business. Nella scelta tra capitalismo famigliare e mercato globale, spesso è il sentimentalismo a dover declinare.

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