La decisione dell’Europa: la Bce non risarcirà i greci

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Nessun diritto al risarcimento per i cittadini greci che hanno visto i loro conti prosciugarsi per i piani di ristrutturazione del debito. Questa è la decisione del Tribunale dell’Unione europea che ha respinto il ricorso che alcuni investitori ellenici avevano presentato contro la Banca centrale europea perché in possesso di titoli di Stato e che non avevano dato il loro assenso allo scambio di titoli proposto dal governo. Scambio cui la Bce aveva dato parere favorevole dopo una richiesta di Atene del 2 febbraio 2012. In quel parere, la Bce affermò che il piano di ristrutturazione concordato con la maggioranza degli investitori sarebbe valso anche nei confronti degli investitori che non avevano sottoscritto l’accordo.
Per la Grecia si trattò di una misura emergenziale sostanzialmente imposta dalla Troika. È chiaro che fu una decisione del governo ellenico, ma è altrettanto vero che nessuno governo avrebbe approvato un piano che equivaleva a condannare tutti gli investitori se non fosse stato per una scelta obbligata dall’alto. In ogni caso, gli investitori colpiti da questa efficacia erga omnes del provvedimento ricorsero al Tribunale dell’Unione europea chiedendo alla Bce il risarcimento dei danni subiti perché avrebbe omesso di richiamare la Grecia all’illegittimità della ristrutturazione. Perché nessuno a Francoforte disse che quella decisione del governo non potesse essere legittima. E così, la decisione dei giudici del Lussemburgo è stata nel senso che la Bce ha sì un “ampio potere discrezionale”, ma implica che solo un “travalicamento manifesto e grave” dei poteri dell’istituto europeo potrebbe far nascere in capo alla Banca centrale Ue una responsabilità “extracontrattuale”. E secondo l’istituto di Francoforte, in questo caso non c’è stato.
perché “non era tenuta a pronunciarsi sulla questione se la Grecia avesse rispettato o meno i suoi obblighi derivanti dai contratti”. Secondo il Tribunale Ue, in ogni caso la ristrutturazione del debito greco “non ha comportato alcuna violazione del rispetto degli obblighi contrattuali”.
Ma c’è dell’altro. Ed è quello che dovrebbe far preoccupare tutto il sistema europeo e tutti gli investitori. Perché il Tribunale dell’Unione europea ha enunciato un principio molto rilevante. E cioè che “l’investimento in titoli di debito statali comporta sempre il rischio di un danno patrimoniale dovuto al lungo lasso di tempo che trascorre dall’emissione degli strumenti”. E la corte europea ha anche sottolineato che in questo lasso di tempo, è possibile che accadano degli imprevisti che “rischiano di limitare sostanzialmente, se non addirittura di annientare, le capacità finanziarie dello Stato, emittente o garante di tali strumenti”. Quindi la sicurezza dei titoli di Stato viene di fatto annientata in tutta l’Eurozona. E non solo, per i giudici “se tali imprevisti si verificano, lo Stato emittente ha il diritto di tentare una rinegoziazione degli obblighi invocando il cambiamento fondamentale delle circostanze essenziali che hanno giustificato la conclusione del contratto da cui derivano tali obblighi” perché il diritto di proprietà “può essere soggetto a restrizioni allo scopo di perseguire obiettivi di interesse generale”. Quindi il diritto di proprietà dei creditori viene leso, ma di fatto la Bce autorizza gli Stati a disinteressarsi di questa compromissione. Il motivo?  La garanzia della stabilità del sistema bancario europeo che è superiore, a quanto pare, a qualsiasi diritto.