Un’operazione derisking? Si può leggere così, con ogni probabilità, la decisione del consiglio di amministrazione di Monte dei Paschi di Siena (Mps) di proporre una lista all’assemblea dei soci di aprile per il rinnovo del board che esclude l’amministratore delegato uscente Luigi Lovaglio. Il manager artefice della scalata a Mediobanca, la più trasformativa delle mosse compiute da un player della finanza italiana dalla formalizzazione dell’acquisizione di Ubi da parte di Intesa Sanpaolo nel 2020-2021, con ogni probabilità dovrà lasciare l’incarico che detiene dal 2022, mentre sarà confermato il presidente Nicola Maione.
Perché Lovaglio è in uscita da Mps
Il motivo? Sostanzialmente la presenza della Spada di Damocle dell’inchiesta per aggiotaggio riguardante presunte irregolarità nella corsa a Mediobanca che ha caratterizzato il 2025 finanziario italiano. L’inchiesta della procura di Milano tocca Luigi Lovaglio e i dioscuri del capitale di Mps, con Francesco Gaetano Caltagirone e Francesco Milleri (Ceo di Delfin) a loro volta indagati nel medesimo filone.
Ad oggi vale il principio di presunzione d’innocenza sul piano penale, ma il problema politico posto al consiglio di amministrazione della banca più antica del mondo non è stato banale. Trovarsi nella tenaglia tra un sistema caratterizzato da soci forti e Ad coinvolti in un’inchiesta connotante la maggiore partita industriale completata dal Monte prima del risanamento è parso rischioso, a maggior ragione viste le frizioni emerse negli anni tra due parti in causa, Lovaglio e lo stesso Caltagirone.
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I nomi per Mps
Lovaglio, che non ha partecipato al processo di selezione, ha evidentemente trovato di fronte a sé una presa di posizione pressoché unanime, dato che la lista di 20 nomi deve passare con almeno 10 voti su 14, ed eventualmente potrà provare in assemblea a presentare una lista propria capace di sfidare l’ipotesi che lo vede sostituibile con manager di primo piano quali Corrado Passera, Fabrizio Palermo e Carlo Vivaldi. Mps dovrà mettere a terra l’ultima creazione di Lovaglio, l’ambizioso piano industriale 2026-2030 fondato sul delisting con incorporazione di Mediobanca, che sarà trasformata in una compagnia non quotata cassaforte degli utili che muovono il business di Piazzetta Cuccia, tramite partecipazioni come quella in Generali.
Il nuovo piano industriale di Mps e le sue incognite
Il piano, peraltro, prevede una scelta di offerta pubblica d’acquisto sul 13,7% di capitale di Mediobanca ancora fluttuante in Borsa, che potrebbe secondo alcune stime, costare 2 miliardi di euro e rappresenterebbe la premessa al de-listing di Piazzetta Cuccia, ma che andrebbe parimenti valutato sulla base delle disponibilità di cassa del Monte e sulle proiezioni di crescita finanziaria da qua alla fine del decennio del gruppo.
Andrà capito, inoltre, come la scelta del Cda di cambiare cavallo sarà accolta dagli azionisti, a partire dal Ministero dell’Economia e delle Finanze che ha sostenuto politicamente l’operazione-Mediobanca e coperto una Mps ritenuta “amica” e ora dovrà valutare una delle sue ultime mosse prima dell’ipotizzata uscita del governo dall’azionariato del Monte. Oltre a Maione e Lovaglio, il Mef esprime quattro consiglieri: Paola Lucantoni, Domenico Lombardi, Renato Sala e Gianluca Brancadori. Evidentemente ha incassato la scelta del comitato nomine senza forzare in un senso o nell’altro l’operato del cda, visto il diverso peso del capitale.
Il futuro di Mps e le sfide con vista Generali
Ma terrà ancora la grande coalizione che ha scalato Mediobanca e puntato Generali? Milano Finanza registra che da un lato c’è l’insofferenza di Caltagirone (11% del capitale), “da tempo in contrasto con Lovaglio perché contrario all’idea di accelerare sull’integrazione di Mediobanca, che preferirebbe lasciare quotata, autonoma e con dentro la partecipazione del 13,2% in Generali“, suo vero obiettivo, e dall’altro Lovaglio che “aveva incassato anche il sostegno del primo socio Delfin (17,5% di Mps)”.
Che futuro avrà la “grande alleanza” nel nuovo profilo societario del Monte? E che manovre ci si deve aspettare nel Cda della nuova maturità del Monte con vista, soprattutto, Trieste? Lovaglio, che dalla sua ha numeri alla mano risultati positivi da presentare, cade sulla scorta di un gioco più grande di lui. Ma le grandi manovre finanziarie dietro la sua esclusione dal Cda futuro parlano di riconfigurazioni nella mappa del potere che potrebbero creare scosse sismiche nel 2026. A Siena e non solo.
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