Banche, le mire francesi su Bpm: Credit Agricole punta a farsi strada

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La partita delle banche italiane continua nel 2026 e se l’anno scorso il focus era stato tutto sulla corsa alle acquisizioni (Mps-Mediobanca, Bper-Popolare di Sondrio e la tramontata ipotesi Unicredit-Banco Bpm), quest’anno sarà la ricomposizione dei consigli d’amministrazione il cuore della sfida.

In particolare, proprio la milanese Banco Bpm, uno degli istituti più attenzionati, sarà al centro della scena per capire se si concretizzeranno le mire di Credit Agricole, pronta a salire fino a poco meno un terzo del capitale dell’ex popolare di Piazza Meda, di cui detiene oggi quasi il 20%.

Il futuro di Banco Bpm

L’istituto francese, già presente da tempo in Italia dove la sua filiale ha incorporato l’ex Cariparma e diverse altre banche locali, ha dalla Banca centrale europea l’autorizzazione a salire fino al 29,9% del capitale di Bpm ed è stata favorita nella scalata dallo stop imposto dal governo di Giorgia Meloni alle mire di Unicredit sulla banca concittadina.

Sostanzialmente, Meloni e il Tesoro guidato da Giancarlo Giorgetti, imponendo prescrizioni tali a Piazza Gae Aulenti da farla desistere sull’affare, hanno col golden power fornito una sponda al rafforzamento di Credit Agricole, che ora ad aprile mirerà a far pesare il suo maggior contributo azionario nel rinnovo del cda. Su 15 membri, indicativamente, un terzo potrebbero spettare ai francesi, che c’è da capire se vorranno presentarsi indipendentemente o, come ha sottolineato il Corriere della Sera, mireranno a entrare nella realtà guidata dal presidente Massimo Tononi (in carica dal 2020) e dal navigato ad Giuseppe Castagna (in sella dal 2014) posizionando dei loro fedelissimi in una lista unitaria del cda uscente.

Il ceo di Banco Bpm, Giuseppe Castagna, ascolta la domanda di un giornalista durante la presentazione dei risultati e del piano strategico Milano, 12 febbraio 2025. ANSA/DANIEL DAL ZENNARO

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La crescita di Credit Agricole in Italia

“In più di quarant’anni di presenza in Italia, l’Agricole si è mosso sempre con discrezione e in punta di piedi. Ma è indubbio che siamo alla vigilia di una crescita importante, almeno nei pesi all’interno del consiglio di amministrazione del Banco Bpm”, nota il Corriere della Sera, che sottolinea come “tra i prossimi quindici consiglieri di Piazza Meda i francesi si noteranno“. Il 5% del fondo BlackRock, presente anche in Mps e Unicredit, renderà sempre più solido il concentrarsi del capitale di Bpm in mano straniera.

E Unicredit? Ad oggi non sembrano arrivare notizie di un possibile ritorno di fiamma, dopo che l’offerta da oltre 10 miliardi di euro del 2025 è stata fermata dall’entrata in gamba tesa governativa. Il fatto che la Commissione Europea abbia segnalato l’Italia per un utilizzo ardito del potere speciale di condizionamento degli affari senza previo consulto della Bce ha spinto Roma a modificare la disciplina del golden power per evitare una procedura d’infrazione.

Il golden power e il ruolo di Unicredit

Come nota Milano Finanza, “d’ora in poi il via libera a operazioni sensibili potrà essere rilasciato solo dopo la conclusione dei procedimenti pendenti davanti alle autorità europee e allo stesso tempo, l’Italia ha esteso i casi in cui può esercitare il Golden Power, includendo tra gli ambiti di intervento la sicurezza economica e finanziaria”, sanando la forzatura del caso Unicredit-Bpm.

Unicredit è stata dunque accontentata nella sua critica alla mossa governativa sul piano tecnico, ma su quello operativo e “politico” ha visto chiudersi la finestra di Bpm, che il Ceo Andrea Orcel ha più volte dichiarato esser fuori dai radar. In sostanza, le scelte del 2025 di Meloni e del suo governo possono contribuire a aprire la strada ai francesi per un peso crescente in Bpm, mentre in prospettiva Unicredit guarderà all’estero. E per una porta Bpm che si chiude, c’è un portone Commerzbank in GermaniaAvanti in Grecia e Germania, stop ai francesi: Unicredit si muove in Europa che rimane a dir poco spalancato…

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