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La grande partita delle banche italiane è senza fine. E al centro della scacchiera c’è Unicredit, protagonista di manovre finanziarie a tutto campo che ora potrebbero riguardare Unipol, secondo gruppo assicurativo italiano dopo Generali.

Cosa si muove tra banche e assicurazioni

L’annuncio di una possibile alleanza del Leone di Trieste con Intesa San Paolo sul risparmio gestito ha, per un’eterogenesi dei fini, tolto un dubbio a Unicredit. Piazza Gae Aulenti ritiene che anche la rivale numero uno, che ha di recente piazzato il controsorpasso in Borsa come prima banca italiana e seconda europea dopo Santander per capitalizzazione, non voglia che sia la nuova Monte dei Paschi di Siena con Mediobanca annessa e azionisti arrembanti (Caltagirone-Delfin) a dare le carte a Trieste. Vedere Intesa cercare abboccamenti tutela quel principio di concorrenza orientato al mercato, prima ancora che al salotto e alla politica, a cui Unicredit guarda.

Più Milano (e Torino) e meno Roma (e Siena): questa la linea operativa che conviene a Unicredit e Intesa. Il 2% segnaletico mantenuto in Generali, unitamente alla quota travasata da Mediobanca a Mps, sono ritenuti garanzie sufficienti dal Ceo Andrea Orcel per aver voce in capitolo in qualsiasi caso di strappo sulla leadership dell’ad del gruppo assicurativo Philippe Donnet. E nel frattempo Unicredit può concentrarsi sulle proposte a Unipol, con cui il colosso milanese mira a stringere un’alleanza fondata sull’unione tra settore bancario e mondo assicurativo. Nota Investing.com:

L’interesse di UniCredit non è nuovo: l’istituto guidato da Andrea Orcel è il quarto player nel settore assicurativo vita in Italia, leader nel mercato delle polizze unit-linked e protezione vita con 8,6 miliardi di euro di premi e oltre 45 miliardi di riserve gestite. A giugno, inoltre, l’istituto aveva completato l’internalizzazione del business bancassicurativo vita in Italia, acquisendo il pieno controllo delle joint venture con Cnp Assurances e Allianz.

Il quadrilatero Torino-Milano-Trieste-Bologna

Un interesse crescente, dunque, che può sfociare in un’alleanza potenzialmente sistemica che avrebbe un effetto dirompente: espandere fino a Bologna l’asse della finanza italiana attenta a far sì che siano logiche di mercato, prima ancora che ambizioni politiche o di cordata, a plasmare i nuovi trend del settore nazionale.

Creare un quadrilatero Torino-Milano-Trieste-Bologna sulla scorta della convergenza Intesa-Generali e delle discussioni Unicredit-Unipol sarebbe un via libera al “vinca il migliore” sul piano dei prodotti e della concorrenza che aumenterebbe integrazione e robustezza del settore e sicuramente condizionerebbe i piani della nuova Mps e anche del governo Meloni che contribuisce alla regia delle sue azioni.

Per Unicredit il nodo starebbe nell’attività bancaria che Unipol stessa porta avanti e che di recente si è sostanziata nella decisione del Ceo Carlo Cimbri di operare da regista per la scalata della principale partecipata, l’emiliana Bper, sulla più piccola Banca Popolare di Sondrio.

Un messaggio a Mps e ai suoi capitani coraggiosi

Non appare pensabile, ad oggi, un’operazione di scalata. Unicredit ha già subito lo scotto del golden power impostole nell’operazione Banco Bpm e sta valutando ormai grandi manovre su Commerzbank in Germania. Bper, del resto, è solida e ben perimetrata territorialmente, stando pensando al suo personale “terzo polo” su base locale.

Unicredit vuole mandare un messaggio a tutto campo privilegiando la sponda con Unipol, esclusa dal collocamento di azioni del Monte quando lo Stato iniziò a programmare il disimpegno massiccio di fine 2024, secondo indiscrezioni perché ritenuta “troppo di sinistra” a causa del suo radicamento bolognese e la sua vicinanza al sistema del capoluogo felsineo. Unicredit vuole mandare un messaggio: priorità al mercato, su ogni terreno. Ed è su questo campo che Mps e i suoi “capitani coraggiosi” dovranno, tra finanza e assicurazioni, consolidare il loro nascente “Terzo Polo”.

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