Dopo l’estate calda della banche, sarà un lungo autunno di tensione e evoluzione per la finanza italiana. Completata, con una totale vittoria, la scalata di Monte dei Paschi di Siena a Mediobanca principalmente per errori strategici dell’ex ad di Piazzetta Cuccia, Alberto Nagel, uscito con una ricca buonuscita e 22 milioni di euro di liquidazione delle azioni, e in consolidamento il nascente “Terzo Polo”, ora l’attenzione è sulle mosse di Unicredit.
I fronti di Orcel
La banca di Piazza Gae Aulenti ha sorpassato per capitalizzazione, ma non ancora per fatturato, la rivale Intesa San Paolo dopo quasi cinque anni di leadership del Ceo Andrea Orcel e adesso dovrà capire come tirare le fila di tutte le partecipazioni e iniziative portate avanti. Unicredit ha iniziato a liquidare in parte la quota in Generali, scendendo dal 5 al 2% dopo la conquista del suo primo azionista, Mediobanca, e lo scambio delle quote detenute in Piazzetta Cuccia con azioni del Monte.
Unicredit ha ad oggi tre fronti da gestire:
- La contemporanea presenza nel capitale di Mps e Generali, con quest’ultima che appare la prossima grande istituzione italiana a muoversi dopo le mire dei fautori dell’Ops, Delfin e il fondo Caltagirone, su Mediobanca, e il parallelo rapporto col governo Meloni, dato che il Tesoro è socio della banca senese.
- La possibilità di riprendere le fila della corsa a un’acquisizione di peso, con Banco Bpm che ha visto l’Ops di Gae Aulenti sfumare, ma ora è divisa tra le attenzioni francesi di Credit Agricole Italia e chi pensa a un’aggregazione futura con fusione allo stesso polo Mps-Mediobanca.
- La partecipazione in Commerzbank in Germania, con la prospettiva di una salita verso il 30% che può portare in dote molte prospettive. In primo luogo, Unicredit può tesaurizzare un’ampia crescita della partecipazione. In secondo luogo, l’incasso di dividendi da quello che si prospetta essere uno dei migliori anni fiscali della seconda banca tedesca. Infine, l’aspettativa futura tra speranze di scalata e possibili sovrapposizioni con la controllata HypoVereinsbank
Le partite di Unicredit
Tanta carne al fuoco, tante prospettive strategiche, potenzialmente tanta entropia. Unicredit, oggi seconda banca europea per capitalizzazione dopo Santander, deve capire a che scenario dare priorità: espansione del business? Sinergie all’estero? Negoziati col resto del sistema finanziario? Chiaramente un disimpegno graduale dall’attività italiana di investimento e la ricerca di precise plusvalenze indicherebbe una chiara e netta volontà di cercare fortuna all’estero. Presidiando Mps e Generali, Unicredit marca a uomo il governo e i finanzieri d’assalto che cercano il “terzo polo”, dimostrandosi capace di muoversi su più fronti e cercando un sostanziale via libera alla possibile grande avventura all’estero.
Se davvero il governo Meloni aprirà la strada a Credit Agricole su Bpm o vorrà tener in serbo la mossa di una convergenza con Mps, per Orcel il sogno di scalare definitivamente Commerzbank potrebbe non essere più solo tale. E in tal senso servirebbe l’ok da Roma per una mossa che sicuramente scontenterebbe l’alleato tedesco. Nel grande gioco della finanza, insomma, Roma ha vinto il primo round, ma a Milano sanno che ci sono anche altre mani. E che aver passato quella di Mps-Mediobanca, non ostacolando i “capitani coraggiosi” di Siena lascia a Unicredit altre mosse. Potenzialmente impegnative per l’esecutivo.
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