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Il sistema internazionale è avvolto nel manto della tensione dalla notte del 24.2.22, cioè da quando ha avuto inizio la guerra in Ucraina, ma per il geostrategico Azerbaigian la crisi in corso, sino a questo momento, ha presentato e presenta più pro che contro. Non per una questione di sicurezza, visto che il Caucaso meridionale è terra di una pluralità di conflitti congelati da monitorare, quanto per la corsa al gas scatenatasi da fine febbraio.

L’Italia, e a margine l’Unione Europea e l’Alleanza Atlantica, confidano di accelerare il disaccoppiamento energetico dalla Russia facendo leva sulle potenzialità dei ricchi giacimenti di gas naturale che costellano il sottosuolo azerbaigiano – nella top-trenta globale – e che dal Gasdotto Transadriatico (TAP, Trans Adriatic Pipeline) sono connessi al Vecchio Continente. Questa contingenza, affiancata da un calendario di sviluppo meticolosamente pianificato nell’anteguerra, potrebbe consentire a Baku di chiudere il 2022 come l’anno della crescita.



I numeri del primo trimestre

Il 12 aprile, durante un appuntamento allestito allo scopo di fare il punto sulla situazione economica a livello domestico, il presidente dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev, ha presentato le cifre del primo trimestre. Cifre positive e indicative delle più che buone condizioni di salute dell’economia azerbaigiana. Numeri alla mano, il primo trimestre è stato caratterizzato da:

  • Crescita del prodotto interno lordo del 6,8%;
  • Espansione dell’economia dei settori non petroliferi superiore al 10%;
  • Produzione industriale in aumento del 4%;
  • Produzione industriale di beni non petroliferi sù del 18%;
  • Fatturato nell’interscambio commerciale con l’estero cresciuto del 60%;
  • Esportazione di prodotti non petroliferi aumentati del 45%;
  • Diminuzione del debito estero: dal 18% sul Pil di aprile 2021 al 12,5% di marzo 2022 – una riduzione, cioè, di circa 600 milioni di dollari;
  • Aumento del surplus nella bilancia commerciale;
  • Aumento delle riserve valutarie.

La situazione attuale dell’economia nazionale, in estrema sintesi, è più che rosea, complici l’aumento dell’interscambio con l’estero e la velocizzazione dell’agenda di diversificazione dei settori produttivi, e l’anno in corso potrebbe chiudersi, qualora il ritmo odierno venisse mantenuto e non insorgessero imprevisti – data la delicatezza degli accadimenti a livello internazionale, incluso il processo di pace con l’Armenia –, all’insegna della crescita e dello sviluppo.



Gli altri eventi sullo sfondo

A fare da sfondo alla crescita economica, trainata dalla diversificazione e dagli accordi sul gas, in Azerbaigian procedono i lavori per la ricostruzione dei territori liberati del Karabakh e vanno avanti le trattative di pace con l’Armenia. Riguardo quest’ultimo punto, la diplomazia azerbaigiana ha presentato alle controparti armene un piano in cinque punti per la risoluzione pacifica e concordata della questione karabakha e per la normalizzazione completa delle relazioni bilaterali.



Nei giorni scorsi, eloquentemente, ha avuto luogo una conversazione telefonica tra i due ministri degli esteri di Armenia e Azerbaigian, la prima in trentadue anni, e questo lascia sperare che un accordo sia prossimo o che, comunque, le parti siano sulla strada giusta per stringerlo. La fine delle rivendicazioni territoriali sul Karabakh da parte dell’Armenia in cambio di garanzie sul ruolo di quest’ultima nella costruzione di un nuovo ordine sudcaucasico. E la trasformazione di Karabakh e Zangezur orientale da luoghi di scontro a punti di incontro. Diplomazia ed energia potrebbero trasformare il 2022 nell’anno dell’Azerbaigian e, almeno per il Caucaso meridionale, della pace.

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