SOGNI DI DIVENTARE FOTOREPORTER?
FALLO CON NOI

Azerbaigian e Italia, separati dalla geografia e uniti dalla geopolitica, due economie perfettamente complementari che negli anni recenti hanno sviluppato un legame quasi-simbiotico, riflettente l’esigenza di diversificazione del primo e la ricerca di nuovi spazi di prosperità della seconda.

Baku offre prodotti energetici a prezzi modici e nelle quantità desiderate, dal 2013 è il nostro primo rifornitore di petrolio, ed è un mercato dal quale importare e verso il quale esportare una vasta gamma di beni, Roma è il suo primo partner commerciale, e che, anzitutto, ha brama di attrarre investimenti stranieri poiché nel pieno di un processo di trasformazione socioeconomica.

La dimostrazione – l’ennesima – del fatto che l’Italia ha saputo incunearsi con maestria nel momento di transizione che sta riscrivendo il volto dell’Azerbaigian reca una data precisa: 3 febbraio, giorno in cui un’eccellenza nostrana ha vinto due importanti contratti per lo sviluppo del settore petrolifero azero.

Il colpo grosso di Maire Tecnimont

Nella giornata del 3 febbraio la Maire Tecnimont, eccellenza italiana nel settore della trasformazione delle risorse naturali, ha siglato due contratti dal valore di centosessanta milioni di dollari con la Heydar Aliyev Oil Refinery, controllata della compagnia petrolifera statale Socar.

Maire Tecnimont è un volto noto in Azerbaigian: è ivi coinvolta in progetti per oltre un miliardo e seicento milioni di euro che stanno galvanizzando la diversificazione economica – i settori non-energetici sono cresciuti del 12,5% nel 2020, un risultato legato in parte alle attività del gruppo industriale – e contribuendo in maniera determinante alla diffusione in loco di sviluppo e prosperità.

I documenti sono stati firmati nel corso di una cerimonia alla quale hanno preso parte il presidente del gruppo industriale, Fabrizio Di Amato, il presidente di Socar, Rovnag Abdullayev, e l’ambasciatore italiano a Baku, Augusto Massari.

La caratura dei partecipanti all’evento e la cifra degli accordi riflettono l’importanza del loro contenuto. La Maire Tecnimont, infatti, ha vinto l’onereonore di ricostruire e ammodernare l’unico complesso per la raffinazione del petrolio del Caucaso meridionale, il sito Heydar Aliyev di Baku; una missione sensibile e di prim’ordine che inciderà in maniera significativa sull’immagine del gruppo industriale, sull’economia azera e, soprattutto, sulle relazioni bilaterali tra Italia e Azerbaigian.

Nel dettaglio, secondo quanto si apprende dal comunicato ufficiale pubblicato dal gruppo industriale, “lo scopo del lavoro del primo contratto prevede la realizzazione di un’unità di desolforazione della benzina proveniente da cracking catalitico, mentre il secondo comprende l’implementazione di un’unità di rimozione ed ossidazione dei mercaptani presenti nella corrente di GPL (Gas di Petrolio Liquefatto) ed un’unità di trattamento ammine e di pretrattamento GPL”.

Gli accordi prevedono che la Maire Tecnimont completi le due opere in tempi brevi, ovvero rispettivamente entro trentatré e ventisei mesi a partire dal giorno della firma.

Diplomazia, non solo affari

Non è una coincidenza che la massima autorità azera, il presidente Aliyev, abbia ricevuto in videoconferenza la delegazione italiana. Il 3 febbraio non è stato concluso un semplice affare: l’Italia, a mezzo di un’eccellenza nazionale e nel solco di una lunga tradizione di diplomazia energetica, ha accentuato la propria impronta in Azerbaigian.

Il presidente azero, del resto, ha approfittato dell’occasione per parlare in toni entusiastici sia dell’operato della Maire Tecnimont che del legame, sempre più intenso e stretto, tra Baku e Roma. A quest’ultimo proposito, Aliyev ha dichiarato che “le relazioni tra l’Italia e l’Azerbaigian si stanno sviluppando con successo” e che “abbiamo anche visto trasformarsi in realtà tutto ciò che abbiamo firmato e le questioni che abbiamo sottolineato; perché l’Italia e l’Azerbaigian sono partner strategici – è stato sottoscritto un documento sul partenariato strategico – e la realtà dimostra che lo siamo”.

Esaltazione del sodalizio diplomatico a parte, Aliyev ha rammentato ai presenti che “diverse aziende italiane sono già state invitate per lavori di restauro e costruzione [nel Karabakh Superiore]” e che la speranza–aspettativa azera è un loro maggiore coinvolgimento. Quest’ultimo punto è indicativo dell’influenza italiana in Azerbaigian: le nostre imprese non hanno dovuto fare richiesta di partecipazione alla ricostruzione delle aree riconquistate – come tentato dalla Francia –, sono state invitate anzitempo, in massa, e dal presidente in persona.

Ultimo ma non meno importante, il capo di stato azero ha annunciato che procedono i lavori per la realizzazione dell’università Italia-Azerbaigian di Baku e che, essendo state rifinite le questioni burocratiche tra governi, i battenti potrebbero già aprire durante l’anno. Nelle aule dell’istituto verrà formata la dirigenza azera di domani; una dirigenza che parlerà italiano, che sarà chiamata a raccogliere e perpetuare l’eredità di Aliyev e che potrebbe aiutare l’Italia a migrare dal (perduto) Mediterraneo allargato all’Asia centrale.