Nel quadro di un consolidato risiko bancario italiano, Unicredit continua a giocare una partita di rango europeo. L’amministratore delegato Andrea Orcel ha di recente definito nuove linee strategiche per la banca di Piazza Gae Aulenti, che permettono di capire molto delle mosse future del gruppo.
In soldoni: avanti con le acquisizioni in Grecia e Germania, mentre andrà ridefinito al ribasso il rapporto sull’asse Italia-Francia, per ragioni internazionali e interne al contempo. Dopo un terzo trimestre che ha registrato un aumento del 4,7% dell’utile anno su anno (2,6 miliardi di euro), una crescita dell’utile per azione dell’8,6% a 1,71 euro e un rilancio dell’obiettivo di profitto per l’intero 2025 al record di 10,5 miliardi di euro, Unicredit ha rafforzato la sua proiezione all’estero.
Le grandi manovre di Unicredit in Germania
Orcel ha annunciato che Piazza Gae Aulenti eserciterà entro fine anno i diritti sui derivati in suo possesso per arrivare al 29,9% del capitale di Commerzbank, l’istituto tedesco già scalato da oltre un anno e in cui Unicredit ha accumulato una forte plusvalenza, arrivando a un’incollatura dalla soglia per l’offerta pubblica d’acquisto.
Inoltre, Orcel è andato muro contro muro con l’esecutivo di Friederich Merz, mentre attorno all’espansione a Francoforte si è aperto un giallo politico. La società di consulenza Teneo, secondo Handelsblatt, mentre assiste Unicredit per la scalata avrebbe assunto come partner nientemeno che l’ex ministro delle Finanze e ex leader del Partito Liberaldemocratico (Fdp) Christian Lindner, che era alla guida delle Finanze nel governo di Olaf Scholz quando da Milano iniziò la marcia verso Francoforte, con l’acquisto di un 4,5% delle quote di Commerz a cui lo stesso Lindner, noto come falco sui conti pubblici, non si oppose.
Certo, l’incarico non è ancora ufficiale: “In Germania è obbligatorio per chi ha avuto incarichi pubblici o di governo e intende assumere entro diciotto mesi un lavoro privato chiedere il nulla osta al governo in carica, che si fa consigliare dal cosiddetto “Karenzzeitgremium”, una commissione mista di parlamentari e giudici costituzionali”, nota First Online, che sottolinea come Teneo sia in attesa di approvazione.
Grecia su, Francia giù
In ogni caso, una manovra di grande lobbying che mostra una capacità d’inserimento istituzionale in Germania tutt’altro che scontata. Così come è da registrare l’ascesa di Unicredit in Grecia, ove ha ricevuto il via libera per sfiorare il 30% anche in Alpha Bank, portando a quasi 3 miliardi di euro il valore della sua partecipazione, oggi poco sotto il 10%.
Importante, invece, il distacco dalla Francia: Unicredit ha deciso di ridiscutere, e potenzialmente azzerare, la partnership con Amundi, società di gestione del risparmio controllata da Credit Agricole, con cui ha un accordo in scadenza nel 2027 per distribuire prodotti di risparmio gestito, oggi dal valore di 69 miliardi di euro (60% delle masse in mano a Unicredit).
L’obiettivo è ridimensionarlo se non addirittura azzerarlo proprio mentre Credit Agricole diventa la grande rivale per l’affare Banco Bpm, dove il governo di Giorgia Meloni ha stoppato Gae Aulenti col golden power. C‘entra, dunque, la “geo-finanza”, ma c’entrano anche obiettivi concreti. Gli utili-record di banche come Unicredit in questi anni sono stati trainati dal margine d’interesse e dall’alto costo del denaro, una contingenza che non è detto duri.
Perché Unicredit ricalibra i rapporti con Amundi
Serve ricalibrare il mercato e le prospettive di investimento e redditualità: come nota Borsa e Finanza, parallelamente all’espansione internazionale Orcel vuole “aumentare la quota di commissioni trattenute dalla banca e generare un flusso di utili più solido”. In quest’ottica, “la struttura gestionale dei fondi e la piattaforma distributiva tornassero ad assumere centralità: se la banca vuole essere “più forte” nei propri mercati e avere più controllo delle leve, non può delegare la parte più redditizia del risparmio gestito senza valutare attentamente le condizioni”.
Capire dove si genereranno i profitti di domani sarà vitale, e lo sarà anche equilibrare priorità e strategie così da avere risorse fresche per alimentare un grande gioco espansivo all’estero che avrà bisogno di rinnovate disponibilità di capitali. A suo modo, il rapporto ricalibrato con la Francia parla anche all’Italia, dove anche la rivale di Unicredit, Intesa Sanpaolo, è pronta a strappare Generali all’atteso accordo con Natixis sul risparmio gestito, in parallelo alla manovra di Gae Aulenti con Unipol per rafforzare il settore bank-insurance. Tutto si tiene, in una partita transnazionale dove a colpi di affari miliardari si disegna la rotta della finanza italiana di domani, con Unicredit al centro.
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