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Era nell’aria da tempo, ora è ufficiale: la Commissione Europea annacqua le regole sulla svolta nel settore auto, riducendo dal 100 al 90% il target di taglio delle emissioni per i veicoli immessi sul mercato al 2035 e applicando il principio di neutralità tecnologica. Rispetto alla quota del 1990, insomma, ci sarà un 10% di margine di copertura delle emissioni che permetterà ai motori a combustione di restare sul mercato. Inoltre, si apre la strada alla presenza di tecnologie alternative al motore elettrico, come le ibride e i motori a biocarburanti, nel parco auto comunitario.

La presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha guidato un negoziato culminato nel pacchetto presentato oggi a Bruxelles questa importante svolta che cade in un contesto di grande criticità, con l’auto europea che si trova tra l’incudine della sfida cinese al mercato e il martello dei rinnovati dazi e programmi industriali americani. Tutto questo in una fase di grande transizione che ha visto la Germania e l’Italia andare nettamente in sofferenza a livello di comparto.

EuNews ricorda che il rimanente 10% di emissioni “dovrà essere compensato attraverso l’uso di acciaio a basse emissioni di carbonio prodotto nell’Unione, o da combustibili elettrici e biocarburanti”, manifestando una spinta a ” voler coniugare le necessità del settore dell’auto con quelle del settore siderurgico, per rispondere con misure in più a quelle già prese anche alle problematiche del mondo dell’acciaio”. La pressione del settore industriale e di governi come quello di Berlino e Roma ha fatto maturare la scelta della Commissione. E non c’è dubbio che la svolta al 100% elettrico al 2035 appariva da un lato un target remoto da concretizzare e dall’altro non più rispondente con un clima globale di competizione che vede l’Europa arretrare. Ma al contempo la grande domanda sarà capire se da qui ai prossimi dieci anni ci sarà ancora un’industria europea degna di questo nome ad applicare la normativa.

Nei giorni scorsi Volkswagen, gigante europeo dell’auto per antonomasia, ha annunciato la chiusura del polo produttivo di Dresda, primo stabilimento a abbassare le saracinesche una volta per tutte in 88 anni di storia. In Italia si segnala che Stellantis ha ridimensionato le ambizioni sul rilancio industriale puntando sugli Usa. Un’industria a alta intensità di capitali come quella auto necessità della linfa vitale della domanda e senza il suo rilancio e il rafforzamento della competitività del blocco non si andrà da nessuna parte. Dal 2019 al 2024 il mercato europeo ha perso tre milioni di unità assestandosi a 13 milioni di veicoli venduti. E i trend demografici, quelli macroeconomici e lo scenario dell’innovazione globale lasciano pensare che la sfida sarà difficile. Il trend è quello del realismo. Ma la partita resterà in salita. Non erano le norme restrittive a fare la competitività industriale ieri. Non lo sono quelle più lasche oggi. E l’Europa lo deve capire. Rimettendo innovazione, produttività e industria al centro della sua agenda. Nell’auto e non solo.

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