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Una vera e propria politica di austerità, peraltro apparentemente in controtendenza con dati finanziari e di bilancio che parlano di risultati operativi e azionistici positivi negli ultimi esercizi: Commerzbank sta valutando di abbandonare la sua attuale sede, una torre distintiva della città di Francoforte che è l’edificio più alto di Germania.

Addio alla Commerzbank Tower

La Commerzbank Tower, completata nel 1997, fu venduta nove anni fa all’asset manager Samsung Sra ma la seconda banca di Germania non ha mai abbandonato una sede che ha formalmente mantenuto in affitto fino al 2032. Corsi e ricorsi di una storia recente che ha portato Commerzbank nel mirino di Unicredit: la seconda banca italiana è vicina al 30% di Commerzbank e ha tesaurizzato una solida plusvalenza potenziale.

Alla vigilia dell’entrata di Unicredit con il primo acquisto del 4,5% delle quote di Commerz, il 12 settembre 2024, la rivale di Deutsche Bank valeva circa 12,68 euro ad azione alla Borsa di Francoforte. Ora sfiora i 32, un rialzo di oltre il 150% del titolo in poco più di un anno che ha valorizzato non solo la partecipazione di Piazza Gae Aulenti ma anche l’intera situazione patrimoniale di Commerzbank, che supera i 35 miliardi di euro di capitalizzazione. Inoltre, la banca ha registrato ricavi e profitti record nel primo semestre.

Gli scenari operativi per Commerzbank e Unicredit

Con 3,6 miliardi di euro di risultato operativo complessivo e ricavi in aumento del 13% a 9 miliardi di euro, il primo semestre di Commerzbank è andato a gonfie vele. Il nodo strategico sta tutto nella filosofia gestionale del gruppo guidato dalla Ceo Bettina Orlopp, messo nel mirino da una potenziale scalata straniera giunta ai limiti dell’offerta pubblica d’acquisto e che sicuramente ha ridimensionato lo standing di istituto indipendente di Commerzbank.

Lo ha detto anche il Financial Times, notando che “abbandonare la Commerzbank Tower, alta 259 metri e progettata dal famoso architetto britannico Sir Norman Foster e da tempo simbolo delle ambizioni della banca, segnerebbe un cambiamento radicale verso una cultura più modesta e pragmatica“.

Una Commerzbank nell’orbita di Unicredit si trova ad essere meno padrona del proprio destino. Il governo di Friedrich Merz fa muro contro il gruppo guidato da Andrea Orcel, che potrebbe ora decidere in varie direzioni: cercare i colloqui per una fusione, mettere in campo la controllata tedesca HypoVereinsbank per un’ulteriore sinergia produttiva, valutare prima o poi in caso di muro eccessivo un exit capace di cristallizzare la plusvalenza di una partecipazione che supera i 10 miliardi di euro.

Destini incrociati tra Unicredit e Commerzbank

Commerzbank può gestire questa fase solo con il dovuto pragmatismo, andando nella direzione dell’ottimizzazione dei risultati e facendo, per usare una metafora calcistica, parlare il campo. Se confermata, la scelta di cercare una nuova sede abbatterebbe molti costi e sarebbe una mossa che andrebbe nella direzione dell’ottimizzazione del previsto taglio di oltre un sesto del personale in Germania (3.300 persone) decretato da Orlopp, che intende implementarlo concentrando a Francoforte il ridimensionamento dell’organico.

Non si può non sottolineare l’incrocio di destini che la scelta di lasciare la Commerzbank Tower imporrebbe. Sia Unicredit che Commerzbank hanno a lungo vissuto il proprio sistema finanziario come i numeri due, rispettivamente, di Intesa Sanpaolo e Deutsche Bank. La scelta di quartieri generali iconici e riconoscibili come la Torre Unicredit a Milano e quella Commerzbank a Francoforte andava nella direzione di manifestare la volontà di contare e di rivendicare l’ambizione alla primazia nei rispettivi sistemi. Nel 2025, possiamo dire che per Unicredit questa ambizione c’è, ed è solida. Per Commerzbank, invece, è tutta da dimostrare.

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