Giancarlo Giorgetti, dopo il ritorno al governo come titolare del ministero dello Sviluppo Economico, sta mettendo in campo un’agenda politica ambiziosa. Il “regista” della Lega, tra i principali promotori dell’operazione politica che ha portato il Carroccio nel governo Draghi, ha visto affidatagli dal presidente del Consiglio una componente importante dell’agenda programmatica: lo sviluppo della politica industriale e il coordinamento con l’Unione europea sul fronte del rilancio della produzione vaccinale.

La sinergia tra Giorgetti e Breton

L’esponente lombardo della Lega ha fortemente spinto sul fronte del recupero dei mesi persi dal governo Conte II sulla produzione vaccinale, spingendo per la creazione di un polo biotech nazionale, per il rafforzamento dell’asse tra autorità pubbliche e industria farmaceutica e sull’apertura del dialogo col suo diretto referente europeo, Thierry Breton.

Il super-commissario francese all’Industria è stato uno dei pochi esponenti della Commissione von der Leyen a salvarsi dal disastro politico e organizzativo che la squadra di Ursula von der Leyen ha, settimana dopo settimana, costruito venendo spiazzata dagli accordi con le multinazionali farmaceutiche e non garantendo adeguati cambi di passo di fronte alle azioni unilaterali di diverse case produttrici al momento del taglio delle scorte.

Breton, dal 2 febbraio a capo della task force Ue per l’aumento della produzione, ha capito che per i Paesi europei la sfida sistemica sarà legata proprio all’ampliamento della capacità produttiva su tutta la filiera. “Vogliamo aiutare le fabbriche già esistenti a incrementare la produzione, dall’altro fare arrivare nuovi attori, magari siti già autorizzati per la produzione di altri tipi di farmaci”, ha dichiarato intervistato da Avvenire. “Siti che dovranno però essere riconvertiti con la necessaria tecnologia. Potremo aiutarli a trasformarsi nel giro di pochi mesi, in modo da avere disponibili anche ampie capacità da attivare in caso di necessità in qualsiasi momento”.

Una linea sposata e condivisa da Giorgetti, che nella riunione del 4 marzo scorso al Mise con Farmindustria ha constatato la disponibilità di molte azienda a attivare politiche di riconversione e rilancio delle filiere. Segno di una disponibilità al dialogo tra il commissario francese e il ministro italiano che può avere valenza strategica nei prossimi mesi.

Giorgetti ha nominato come suo consulente d’eccezione Giovanni Tria, economista ed ex titolare del Mef ai tempi del governo Conte I, e annunciato il varo di un investimento da 200 milioni per mettere in pratica le strategie industriali necessarie al sistema Paese. Nella giornata del 10 marzo Giorgetti e Breton si sono sentiti nuovamente per implementare ulteriori progressi nel piano di coinvolgimento di Roma nel progetto europeo Hera Incubator. “L’obiettivo”, nota Formiche, “non è quello di limitarsi a una partecipazione delle aziende italiane alla fase finale della supply chain, cioè l’infialamento, ma risalire la catena fino all’origine, ovvero la produzione del bulk, il principio attivo dei vaccini”.

Dai vaccini alla politica industriale

La sinergia creatasi sui vaccini crea una prospettiva di medio-lungo periodo. Giorgetti e Breton si sono intesi al volo e in futuro il loro dialogo potrà avere importanti risvolti per la partecipazione italiana a diversi progetti di respiro europeo che il commissario ed ex manager del settore delle Tlc, gollista di ferro scelto dal presidente Emmanuel Macron per rappresentare la Francia in Europa, sta mettendo a terra per rafforzare in altri settori l’autonomia strategica europea.

La madre di tutte le partite è la tecnologia, con Breton che è un importante sostenitore dell’architettura Gaia-X; a livello più dettagliato, ci sono diversi tavoli aperti, da quello della costruzione di una filiera europea dai semiconduttori alla sfida spaziale, in cui l’industria nazionale, se coinvolta, potrà giocare un ruolo di primo livello. L’annuncio di un nuovo polo e di una gigafactory per la produzione di batterie elettriche da parte del gruppo Italvolt, inoltre, ha aperto ampi margini di manovra per agganciare l’Italia alla sfida per la costruzione di una catena del valore europea dell’auto elettrica, un’altra delle priorità dell’agenda di Breton.

Il metodo di lavoro sperimentato sui vaccini tornerà utile quando si parlerà di questioni industriali. E dialogando con Breton, Giorgetti può portare la visione di un politico della Lega che ha nella Germania e negli Stati Uniti i suoi riferimenti valoriali e diplomatici, controbilanciando in un certo senso la sovrapposizione tra l’agenda Breton e i piani di Emmanuel Macron, sempre attento a guardare all’Unione come a un moltiplicatore di potenza per Parigi. Mario Draghi con la Francia dovrà impostare un progetto in grado di capire i margini di dialogo e cooperazione e definire bene la competizione nei settori in cui gli interessi di Roma e Parigi divergono: l’apertura di un canale privilegiato col super-commissario francese a Bruxelles grazie alla partita dei vaccini può aiutare in quest’ottica.