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Le economie del Sud Est Asiatico sono ancora scottate dai dazi varati dall’amministrazione Trump. La recente mossa del presidente statunitense ha infatti scavato un solco inaspettato tra gli Usa e la maggior parte dei governi di questa regione strategica, una regione coincidente, geograficamente parlando, con il cortile di casa di Pechino, ma soprattutto in procinto di trasformarsi nel prossimo hub commerciale del pianeta.

Il progressivo ritiro di Washington dall’area, tra tariffe e chiusure, minacce e tensioni, ha così liberato uno spazio di manovra invitante nel quale si è subito tuffata la Cina. Sfruttando il 47esimo vertice dell’Asean, ossia l’Associazione delle Nazioni del Sud Est Asiatico, andato in scena Kuala Lumpur, in Malesia, gli emissari di Xi Jinping hanno aggiornato il loro accordo di libero scambio con i membri del gruppo.

Altro che dispute territoriali, vecchie ruggini e muri: gli scambi commerciali tra Cina e Asean continuano a crescere all’ombra della guerra commerciale mossa dagli Stati Uniti. Secondo il Consiglio di Stato Cinese, la “versione 3.0” dell’intesa amplierà la collaborazione tra le parti su “infrastrutture, transizione digitale e verde, facilitazione degli scambi commerciali e scambi interpersonali”.

Così la Cina rafforza i rapporti economici con l’Asean

È dunque entrata in vigore la versione aggiornata e ampliata dell’Area di libero scambio Cina-Asean (Cafta) del 2002, nota come “CAFTA 3.0”, siglata tra il primo ministro cinese Li Qiang e quello malese Anwar Ibrahim, quest’ultimo nei panni di leader del Paese che ricopre la presidenza di turno dell’Asean.

L’Associazione delle Nazioni del Sud Est Asiatico, composta da 11 membri, è il principale partner commerciale della Cina. I loro scambi laterali hanno toccato quota 771 miliardi di dollari nel 2024 ma hanno già raggiunto i 785 miliardi nei nove mesi del 2025, con un aumento del 9,6% su base annua.

“La cooperazione in vari campi ha prodotto risultati fruttuosi, il volume degli scambi commerciali continua a crescere costantemente e i governi dell’Asean hanno promosso scambi interpersonali ancora più stretti”, ha affermato Li. “L’unilateralismo e il protezionismo hanno seriamente compromesso l’ordine economico e commerciale globale. Forze esterne stanno interferendo sempre più nella nostra regione e molti Paesi sono stati ingiustamente sottoposti a dazi elevati”, ha quindi aggiunto l’emissario di Xi riferendosi ai dazi di Trump.

Li Qiang

Una doppia occasione da sfruttare

Emerge subito una differenza d’approccio fondamentale tra Cina e Stati Uniti. Mentre Pechino ha sfruttato il vertice dell’Asean per aggiornare un patto di libero scambio con il blocco – che oggi rappresenta quasi 700 milioni di persone e ha un pil pari a 3,8 trilioni di dollari – Trump ha sfruttato il palcoscenico di Kuala Lumpur per farsi promotore dell’intesa di pace tra Tahailandia e Cambogia.

Questioni di priorità, questioni di strategie contrapposte. “Dobbiamo accelerare la liberalizzazione e la facilitazione del commercio e degli investimenti e rafforzare l’integrazione e l’interdipendenza industriale”, ha dichiarato ancora Li Qiang cercando di posizionare la Cina come un’economia sempre più aperta e disponibile a cooperare con gli altri Paesi. L’esatto opposto degli Stati Uniti a trazione trumpiana, molto più interessati a costruire un network di alleati militari con i quali contenere l’ascesa cinese che non a costruire comunità internazionali integrate economicamente.

La Cina ha assicurato che l’accordo aprirà la strada a un migliore accesso al mercato reciproco in settori quali l’agricoltura, l’economia digitale e i prodotti farmaceutici. Altro aspetto da non dimenticare: sia la Cina che l’Asean fanno parte del Partenariato Economico Regionale Globale (Rcep), il più grande blocco commerciale al mondo, che copre quasi un terzo della popolazione mondiale e circa il 30% del prodotto interno lordo globale. Accordi del genere basteranno a limitare gli effetti delle tariffe Usa?

cina
Xi Jinping con Donald Trump

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