ISCRIVITI ALLE ANTEPRIME GRATUITE
SCOPRI I NOSTRI CORSI

Un vero e proprio bazar da centinaia di miliardi di dollari: il primo giorno di Donald Trump nel Golfo, in Arabia Saudita, è stato contraddistinto da accordi multimiliardari tra gli Stati Uniti e il regno wahabita. Sulla scia della cordiale relazione tra Trump e il principe ereditario Mohammad bin Salman, primo ministro di Riad, sono stati firmati accordi intergovernativi e tra privati che secondo l’annuncio della Casa Bianca porteranno a un giro d’affari da 600 miliardi di dollari.

Al centro degli affari il maxi-patto da 142 miliardi di dollari per forniture militari americane all’Arabia Saudita, un’intesa del 40% maggiore rispetto a quella che nel maggio del 2017 Trump concluse nella sua prima visita all’estero che lo portò proprio nel Regno delle Spade. Come nota Breaking Defense, la Casa Bianca “non ha fornito dettagli sugli accordi, ma ha affermato che rientreranno in cinque ampie categorie: aeronautica e spazio, difesa aerea e missilistica, sicurezza marittima, modernizzazione delle forze terrestri e sicurezza delle frontiere, e aggiornamento dei sistemi di informazione e comunicazione. Il pacchetto di accordi include anche servizi di addestramento per le Forze Armate Reali Saudite” per utilizzare gli asset americani.

Dalle difese missilistiche Patriot alla rete satellitare Starlink, sono molte le tecnologie che possono fare gola a Riad, che in prospettiva potrebbe addirittura valutare l’acquisto dei caccia F-35 dagli Usa, anche se su questo fronte Washington registra la netta contrarietà dell’alleata Israele. Certamente l’annuncio dovrà essere mediato con la realtà: l’intesa del 2017, valutata 100 miliardi di dollari, portò poi ad accordi concreti per “soli” (si fa per dire) 14,5 miliardi di dollari di acquisti di armi americane da parte dei sauditi. Del resto, nel 2024 il commercio bilaterale in termini di beni tra Washington e Riad è stato di poco meno di 26 miliardi di dollari, con un leggero surplus a favore degli Usa.

Gli accordi tra i privati

Trump e Bin Salman si ripropongono di far esplodere questo dato e mirano, inoltre, a consolidarlo con gli accordi tra privati: in particolare, un grande asse sta nascendo attorno alla tecnologia e all’intelligenza artificiale. Al seguito di Trump c’era il gotha dell’industria tecnologica Usa: magnati come Jensen Huang, Ceo di Nvidia, Elon Musk e Sam Altman di OpenAI. Nvidia fornirà 18mila schede grafiche avanzate alle aziende saudite per rafforzare la potenza di calcolo, mentre il colosso tecnologico saudita DataVolt, con 20 miliardi di dollari di investimenti, intende potenziare sia i data center che le reti energetiche volte ad alimentarli negli Usa.

La Casa Bianca ha elencato anche Google, Oracle, Salesforce, AMD e Uber tra le aziende che contribuiranno a portare a 80 miliardi di dollari gli investimenti complessivi tra i due Paesi nei prossimi anni. “Il controllo sui semiconduttori più avanzati al mondo, vitali per l’Intelligenza artificiale all’avanguardia, ha posto Trump in una posizione negoziale di rilievo durante il suo tour in Medio Oriente”, nota il Guardian, aggiungendo che “l’Arabia Saudita, che sta cercando di rendere la propria economia meno dipendente dalle entrate petrolifere, mira a posizionarsi come hub per l’Intelligenza artificiale e centro leader per le attività ad essa legate fuori dagli Usa”.

In sinergia con gli Emirati Arabi Uniti, dove opera il colosso legato a Microsoft G42, Washington vuole costruire legami paralleli nella tecnologia. Settore che assieme alla difesa costituisce il nerbo di una partnership ove commercio, difesa, sicurezza nazionale e innovazione vanno assieme. Un capitalismo “politico” e valutato centinaia di miliardi di dollari plasma le relazioni bilaterali tra Usa e Paesi del Golfo. E giocoforza, a 80 anni dall’inizio delle relazioni bilaterali, da quando re Abdulaziz Al Saud e il presidente Franklin D. Roosevelt si incontrarono a bordo della nave USS Quincy, Washington continua ad avere nell’Arabia Saudita un interlocutore chiave e da cui è impossibile prescindere. Ieri era il petrolio, oggi gli algoritmi: ma l’asse Washington-Riad regge. E Trump intende coglierne i frutti.

La seconda presidenza Trump sta cambiando il mondo o lo sta solo destabilizzando? Certo le sue iniziative lasciano il segno, soprattutto nei rapporti internazionali. Attraverso InsideOver puoi viaggiare con Trump e valutare le conseguenze della sua azione politica. Diventa uno di noi, entra in InsideOver!

Abbonati e diventa uno di noi

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto