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Non si placa la grave crisi economica che sta colpendo l’Argentina. Sono infatti state varate misure di controllo sul mercato dei cambi al fine di stabilizzare la pericolante situazione finanziaria del Paese, ormai sempre più precaria. La Banca Centrale Argentina richiederà infatti autorizzazioni per l’acquisto di dollari americani ed il loro trasferimento all’estero da parte di persone fisiche. Gli esportatori subiranno inoltre limitazioni per le loro operazioni in valuta. Molti argentini, timorosi di un possibile default del Paese, stanno acquistando massicciamente dollari americani come valuta di riserva, uno sviluppo che rischia di generare ulteriore panico ed instabilità. Le misure adottate potrebbero anche divenire più stringenti qualora le prospettive del Paese non migliorino. Il mercato dei cambi, sottoposto a controlli sino al 2015 dai diversi esecutivi peronisti, era stato aperto anche grazie all’iniziativa del Fondo Monetario Internazionale.

Una crisi sistemica

L’Argentina sembra sempre più vicina al nono default della sua storia, il terzo dall’inizio di questo millennio. L’annuncio, da parte dell’amministrazione Macri, di voler ristrutturare il proprio debito interno ed esterno, nel breve, medio e lungo periodo, incluso quello contratto con il Fondo Monetario Internazionale, non è di certo un segnale rassicurante. Nel frattempo la Banca Centrale continua a bruciare le proprie riserve valutarie in dollari e il peso a svalutarsi nei confronti della moneta americana. Nei giorni scorsi lo stesso istituto centrale aveva stabilito che le banche argentine necessiteranno di un’autorizzazione per trasferire i propri utili all’estero e per pagare i dividendi. La difficile situazione economica è inoltre esacerbata da un’accentuata instabilità politica. Il presidente Macri è stato sconfitto, nelle primarie nazionali del 12 agosto, dal suo rivale peronista Alberto Fernandez. Questo esito ha reso più probabile un suo fallimento alle consultazioni di questo ottobre e generato ulteriori difficoltà per il Paese, che avrebbe bisogno di una presidenza forte e legittimata dal consenso popolare.

Gli sviluppi

Le elezioni presidenziali sono sempre più vicine e l’opposizione peronista si trova di fronte ad un bivio. Per aumentare le proprie possibilità di vittoria, già alte, deve differenziare le proprie politiche da quelle governative, anche in ambito finanziario. Ma, nel delicato momento che sta attraversando l’Argentina, questo significa anche generare nuova possibile instabilità. La ristrutturazione del debito proposta da Macri dovrà infatti essere approvata dal Congresso. Qui i peronisti dovranno assumersi pesanti responsabilità, sia in caso di voto favorevole che contrario. Più in generale l’opposizione rischia di trovarsi invischiata, in caso di vittoria alle elezioni, in una crisi economica ereditata dalla precedente amministrazione. Il rischio di un’accresciuta tensione sociale continua inoltre a lievitare. Il 28 agosto oltre duecentomila lavoratori, studenti ed attivisti politici sono scesi in piazza nella sola Buenos Aires per chiedere misure di supporto alle fasce più deboli della popolazione. Tra le richieste spiccano quelle per l’aumento delle pensioni minime, un’estensione delle misure sociali di emergenza e un aumento del budget per i settori dell’economia popolare. Un nuovo crack economico argentino potrebbe influenzare pesantemente la tenuta sociale del Paese e provocare dimostrazioni sempre più violente e situazioni di caos, con ripercussioni sull’America Latina e sui mercati finanziari mondiali. La classe politica del Paese sarà tenuta a trovare soluzioni convincenti per evitare questo sviluppo.

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