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Il Senato argentino ha votato in favore di un pacchetto di misure destinato ad alleviare, nelle intenzioni dell’esecutivo, la gravi condizioni in cui versa l’economia del Paese. Il pacchetto proclama uno stato di emergenza pubblica fino al 31 dicembre del 2020 ed affida al governo gli strumenti necessari per affrontarlo. Si tratta di un’importante vittoria per la presidenza di Alberto Fernandez, il peronista moderato insediatosi il 10 dicembre dopo aver sconfitto, al primo turno delle elezioni presidenziali, il Capo di Stato uscente Mauricio Macri, di tendenze liberali. Le misure approvate dal Senato prevedono, tra l’altro, un aumento delle tasse per alcuni settori della classe media ed alta, incentivi fiscali per stimolare il sistema produttivo e riduzioni d’imposta per i più poveri ed hanno potuto godere del si di 41 senatori mentre 23 hanno votato contro e 12 si sono astenuti. Fernandez, in ogni caso, ha poco di che rallegrarsi: il Presidente, infatti, ha recentemente dichiarato che l’Argentina vive uno stato di default virtuale ed ha comparato, per alcuni versi, le condizioni del Paese e quelle del 2001, quando il default fu sperimentato realmente dagli argentini.

Un’economia traballante

I contenuti del pacchetto votato in sede legislativa non sono, però, meramente fiscali ma hanno anche lo scopo di stabilizzare la traballante economia argentina: è prevista l’introduzione di una tassa del 30 per cento sugli acquisti di valuta straniera, che non potranno comunque superare i 200 dollari al mese per persona e sui pagamenti e ritiri fatti all’estero tanto in contanti quanto con carta di credito. C’è poi l’intenzione di trovare finanziamenti per supportare un piano alimentare che dovrebbe fornire il sostentamento ad oltre due milioni di persone che vivono in condizioni di bisogno. L’amministrazione presidenziale ha reso noto che il 70 per cento dei proventi derivanti dall’approvazione delle misure sarà destinato a finanziare i programmi di supporto sociale mentre la restante percentuale andrà a supportare la costruzione di infrastrutture e programmi di edilizia. Le condizioni del sistema produttivo nazionale non spingono, in ogni caso, all’ottimismo: il debito pubblico di Buenos Aires ha raggiunto il 90 per cento del Prodotto Interno Lordo, il tasso di disoccupazione si aggira intorno al 10.5 per cento mentre il tasso di inflazione galoppa e si è attestato al 55 per cento.

Prospettive nere

Il Prodotto Interno Lordo di Buenos Aires dovrebbe registrare, nel 2019, un calo del 3 per cento mentre almeno il 35 per cento degli argentini (secondo alcune stime il 40 per cento entro fine anno) è costretta a vivere in condizioni di povertà. La Casa Rosada dovrà anche riuscire a negoziare, tanto con il Fondo Monetario Internazionale che ha erogato al Paese un prestito record di 57 miliardi di dollari quanto con gli altri creditori, un piano di ristrutturazione del proprio debito. Il destino della presidenza Fernandez è appeso ad un filo molto sottile, che potrebbe spezzarsi anche prima del previsto: Buenos Aires, infatti, potrebbe subire un tracollo economico così pesante da essere travolta dalle proteste popolari dovute alle cattive condizioni di vita di una fascia sempre più ampia della popolazione. L’auspicio della comunità internazionale e della stessa Casa Rosada, ovviamente, è che non si arrivi a tanto ma queste dinamiche, nel quadro di grande incertezza che vive il Paese, non possono essere escluse. Solamente un deciso miglioramento delle condizioni del sistema produttivo statale potrà riuscire ad evitare le gravi conseguenze che incombono sulla nazione latinoamericana.