Si avvicina il fatidico momento in cui una delle più grandi società petrolifere al mondo, Aramco, verrà collocata sul mercato internazionale. Tre anni fa era infatti arrivato il primo annuncio ufficiale da parte del re Salman che aveva di fatto creato scompiglio nelle piazze finanziarie di tutto il mondo.

Il documento di Aramco che non chiarisce le condizioni di vendita

Con una produzione di circa 10 milioni di barili al giorno, Aramco e le sue quote, finora detenute al 100% dal governo saudita, diventano oggetto del desiderio di chiunque voglia investire nel settore petrolifero. L’ora della vendita si avvicina e recentemente è stato pubblicato un prospetto informativo di oltre 600 pagine che avrebbe dovuto fare chiarezza sui dettagli più importanti dell’operazione. Da quanto traspare dalle pagine, ma soprattutto dai commenti dei principali opinionisti del settore, sembra però che il documento abbia disatteso le aspettative.

Come riportato da Il Sole 24 ore non c’è infatti ancora chiarezza su due aspetti fondamentali legati all’operazione di Aramco: le quote che saranno destinate al mercato internazionale e il valore stabilito per la loro vendita. Secondo alcune indiscrezioni sembrerebbe che sia invece già fissata la quota da vendere sul mercato locale saudita, che si aggirerebbe tra l’1 e il 3% del totale della società. Un’importante fetta del valore massimo di 60 miliardi di dollari che rimarrebbe quindi all’interno del territorio saudita.

Sulle quote rimanenti da vendere e sul loro effettivo valore continua ad esserci un grande mistero. In passato il principe ereditario Mohamed bin Salman aveva fissato la quota totale di valore della società alla portentosa cifra di 2 mila miliardi di dollari. Una somma da capogiro non ritenuta credibile dalla maggioranza degli esperti.

Tutti i rischi legati alla vendita di Aramco

A dispetto di tutte queste omissioni, ciò che emerge dal documento è tuttavia l’imminenza dell’operazione, che dovrebbe comunque concludersi entro la fine dell’anno. Dicembre sarà quindi decisivo in questo senso, anche in vista del vertice Opec di Vienna previsto per il 5 dello stesso mese. Quello che continua a emergere da quest’operazione è però il clima di incertezza che contraddistingue il regno saudita in questo particolare momento storico. Una debolezza che diventa chiara anche tra le pagine del documento informativo su Aramco, dove sono elencati una serie di fattori di rischio legati al settore petrolifero, alla domanda e all’offerta.

In cima a questa lista compare in maniera emblematica il rischio di attentati terroristici, con esplicito riferimento all’episodio dello scorso 14 settembre, durante il quale raffinerie saudite subirono un pesante attacco da parte della resistenza Houthi yemenita. Un altro aspetto enfatizzato tra i fattori di rischio è il cambiamento climatico che “potrebbe ridurre la domanda mondiale di idrocarburi”.

Il fallimento dei piani di casa Saud

Sembrerebbe quindi che attraverso questo curioso vademecum casa Saud voglia avvertire i possibili clienti futuri di Aramco e quasi scoraggiarli dall’acquisto di quote della società. Perchè? Con buona probabilità i piani e le previsioni fatte tre anni fa da re Salman e dal principe Mbs sono stati sovvertiti dagli ultimi eventi geopolitici: la vittoria definitiva degli sciiti in Siria, il ritiro progressivo delle truppe americane dal Medio Oriente e la continua resistenza yemenita hanno fiaccato il morale e le risorse finanziarie saudite.

La vendita di Aramco voleva essere un’occasione per casa Saud per emanciparsi definitivamente dall’unica fonte di ricchezza data dal petrolio e avviare così il programma Vision 2030. Un programma ambizioso che però avrebbe avuto bisogno di un diverso contesto regionale e soprattutto di un regno forte politicamente ed economicamente. I nuovi equilibri mediorientali potrebbero aver chiamato i Salman ad una maggiore prudenza e a cercare di limitare la perdita di quote di Aramco, soprattutto verso clienti internazionali e potenzialmente meno affidabili. L’Arabia Saudita non è ancora pronta per abbandonare quella che finora è stata la sua unica fonte di ricchezza: il petrolio.

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