Arricchire l’uranio per completare il proprio programma nucleare: questa la scelta che l’Arabia Saudita ha preso in considerazione nelle ultime settimane, pur sapendo di mettere a rischio il patto con gli Stati Uniti.

Secondo quanto affermato dal ministro dell’Energia, il principe Abd Al-Aziz bin Salman, l’arricchimento dell’uranio farebbe parte di un più ampio progetto di Riad, che punta a utilizzare l’energia nucleare per diversificare le fonti nazionali di approvvigionamento energetico, ritenute troppo dipendenti dal petrolio.

Il nucleare per diversificare

Tra i principali produttori di idrocarburi, il regno saudita impiega attualmente più di un quarto della sua produzione di greggio per il funzionamento delle centrali elettriche. Un consumatore vorace che, se non diversificherà l’offerta energetica entro il 2030, rischia di consumare per intero la propria produzione di petrolio.

Per questa ragione, già nell’aprile 2016 Riad aveva optato per un cambiamento radicale della propria strategia energetica, con una nuova parola d’ordine: diversificare.

Il programma di Riad consta di più fasi, la prima delle quali prevede la costruzione di due grandi reattori nucleari. Il primo – già in fase di completamento – sarebbe stato costruito nel rispetto di tutti i trattati internazionali di non proliferazione, con lo scopo di “intraprendere attività scientifiche, formative e di ricerca”, per fini rigorosamente pacifici.

Conclusa la prima fase, l’Arabia Saudita sarebbe intenzionata a perseguire lo sviluppo del nucleare civile impegnandosi nell'”intero ciclo”, ovvero occupandosi direttamente anche della produzione e dell’arricchimento dell’uranio.

La sfida agli Stati Uniti

Su questa seconda fase del progetto saudita, potrebbero sorgere contrasti con gli Stati Uniti, considerata la diffidenza di valutazione che Washington riserva alle attività di produzione e arricchimento dell’uranio, potenzialmente applicabili al settore bellico.

“Stiamo procedendo con cautela” – ha dichiarato il principe Abd Al-Aziz bin Salman, per stemperare i possibili contrasti – “E stiamo sperimentando due reattori nucleari”. Il ministro dell’Energia, tuttavia, ha anche dichiarato che il Regno non è interessato a firmare il cosiddetto Accordo 123 – il cui nome deriva dal comma 123 dello Us Atomic Energy Act del 1954 –, un’intesa che gli Stati Uniti stringono con i Paesi terzi per regolare i rapporti nel campo del nucleare.

L’accordo vincola il trasferimento di tecnologia nucleare statunitense all’impegno, da parte del Paese interessato, a limitare le sue attività alla produzione di energia nucleare per usi civili, escludendo, quindi, le attività di arricchimento dell’uranio a livello nazionale e di ritrattamento di combustibile esaurito.

Nel caso saudita, in particolare, ciò significa che la partecipazione di Washington alla costruzione dei due reattori nucleari è necessariamente subordinata alla conclusione dell’intesa.

Corsa agli armamenti?

Il tema è di fondamentale importanza. Rifiutandosi – come sembra – di siglare l’accordo, l’Arabia Saudita, rifiuta che le vengano posti limiti sul proprio programma nucleare. Lo scorso anno, il principe ereditario Mohammed bin Salman aveva ventilato l’ipotesi di un possibile sviluppo dell’arma nucleare qualora lo avesse fatto il suo nemico regionale: l’Iran. Sul fronte opposto, anche Teheran rivendica il diritto di poter sviluppare il proprio programma nucleare, minacciando di alzare il livello di arricchimento dell’uranio.

La posta in gioco è alta. Si tratta di evitare una corsa all’arma nucleare nel Golfo, proprio mentre Stati Uniti ed Europa stanno lavorando strenuamente per concludere un nuovo accordo con l’Iran.