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L’italiano più influente al mondo oggi è un 84enne di origine napoletana, nato nella Piana di Sorrento e da decenni residente in Svizzera: Gianluigi Aponte, il patron di Msc, il colosso del trasporto marittimo specializzato nei container e nello shipping che, dopo alcuni malumori cinesi ha preso in carico l’operazione del secolo nel mercato, il rilevamento dei terminal di Panama e di ben 43 scali complessivi dal gruppo di Hong Kong Ck Hutchison, in asse con il gigante finanziario Usa BlackRock. L’operazione vale oltre 22 miliardi di dollari.

Le mosse di Msc sui porti

Le indiscrezioni di Bloomberg, in questi ultimi giorni, hanno portato all’emersione il fatto che, contrariamente a quanto inizialmente previsto, sarebbe proprio Msc la capofila degli acquisti dei porti dal gruppo del tycoon Li Ka-Shing, un’opzione sicuramente più consona a chi, in Cina, si era preoccupato per il ruolo decisivo svolto da BlackRock nella fase iniziale dell’accordo. Al centro dell’azione Terminal Investment Limited, il braccio terminalistico di Msc. Til è partecipata al 30% da Global Infrastructure Partners (Gip), acquistata nel 2023 da BlackRock per 12,5 miliardi di dollari.

Sarà Til, che vede il 40% del capitale in mano a Msc e il 30% a testa gestito da Gip e da Gic, il fondo sovrano di Singapore, la chiave dell’affare. L’azienda del gruppo di Aponte sarà chiamata, nota Shipping Italy, “a tenere le fila del deal, col pieno possesso del pacchetto da 43 terminal. Gip sarà azionista di maggioranza, invece, a Panama (che vale circa il 4% dell’intera operazione), dove comunque Til avrà una quota del 49%”. La media ponderata della vendita dei porti di Ck Hutchinson, secondo il figlio del patron di Msc Diego Aponte, darà a Til il 70% degli scali, a BlackRock via Gip il 20% e a Gic il restante 10%.

Se l’accordo avrà la luce verde, sarà un’ulteriore avanzata per la leader mondiale del traffico dei container, Msc, moderna “Compagnia delle Indie” che gestisce un business da leader globale del settore e da tempo è un’azienda attiva nel cavalcare i processi di sviluppo del traffico merci nel mondo globalizzato. Aponte e Msc, l’azienda che ha fondato nel lontano 1970 a Napoli e ora con oltre 86 miliardi di fatturato rappresenta il maggior gruppo in mano a un magnate italiano (per quanto sia di diritto svizzero), giocano su ogni campo. L’acquisto dei porti di Ck Hutchison, come si evince da questa mappa risalente alla fase in cui BlackRock sembrava ancora dominante nell’affare, aprirebbe una serie di operazioni a Msc dalla Costa Ovest degli Usa fino alla strategica area del Mar Rosso e del Golfo Persico.

L’impero globale di Aponte

Sommato all’acquisto delle basi africane del gruppo francese Bolloré Logistics di tre anni fa, il processo di espansione delle reti di Msc, che se nel Golfo di Guinea e in Africa occidentale era complementare nella sua presenza alle compagnie di Stato cinesi, con la scalata alle basi di Ck Hutchison mira a esser loro concorrenziale. Msc gestirà basi per essere resistente e resiliente a crisi come quella del Mar Rosso, ma si posizionerà anche per muoversi nell’ottica dello sviluppo del corridoio indo-mediterraneo (Imec) passante per Suez e della tutela delle basi della globalizzazione garantita dall’operatività dei porti di Panama. L’azienda di Aponte, invece, punta in Europa sul trasporto intermodale: laboratorio dell’alleanza con Gip è stata la comune scalata a Nuovo Trasporto Viaggiatori, la compagnia ferroviaria che in Italia opera i treni ad alta velocità Italo.

E per business più ampi Shipping Italy ricorda che Aponte sta lavorando anche alla cantieristica volta a rafforzare la sua flotta, già composta da 800 navi, con un’importante operazione alle Bahamas: Msc “entrerà nell’azionariato Grand Bahama Shipyard tramite una joint venture con almeno due dei tre attuali azionisti, vale a dire Carnival Corporation e Royal Caribbean Group, mentre il terzo azionista al 20% è Port Group Ltd, una partecipata della Grand Bahama Port Authority”. Cantieristica, trasporti, logistica, basi, intermodalità: Aponte ha capito la globalizzazione competitiva in cui vive il settore del commercio e il ruolo decisivo dei mari. L’operazione della meno nota ma forse decisiva tra le grandi aziende guidate da italiani impatta la logistica mondiale in tempi di guerre commerciali e dazi. E può continuare a tenerne aperte le rotte, vitali per lo sviluppo di molte economie, compresa quella italiana.

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