Anche l’Indonesia entra nei Brics

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L’Indonesia, quarto Paese più popoloso del pianeta e proiettata per diventare una delle quattro economie mondiali entro il 2050, è appena stata ammessa come membro a pieno titolo al blocco delle nazioni in via di sviluppo dei Brics. La candidatura di Jakarta, in realtà, era già stata approvata nell’agosto 2023, anche se la nazione asiatica ha scelto di unirsi formalmente al gruppo solo dopo la formazione del suo governo (eletto un anno fa).

“Con la popolazione e l’economia più grandi del Sud Est asiatico, l’Indonesia condivide con gli altri membri dei Brics l’impegno a riformare le istituzioni di governance globale e contribuisce positivamente ad approfondire la cooperazione tra i Paesi del Sud del mondo“, ha fatto sapere il governo brasiliano che detiene la presidenza del gruppo nel 2025.

Dal canto suo, il ministero degli Affari Esteri dell’Indonesia ha spiegato che questa scelta riflette il ruolo sempre più attivo di Jakarta nell’affrontare questioni globali, nonché il suo impegno nel rafforzare la cooperazione multilaterale. “L’Indonesia considera la sua appartenenza ai Brics come un passo strategico per aumentare la collaborazione e la cooperazione con altri Paesi in via di sviluppo, sulla base dei principi di uguaglianza, rispetto reciproco e sviluppo sostenibile”, si legge nella dichiarazione.

Il presidente dell’Indonesia, Prabowo Subianto

Cosa significa l’ingresso dell’Indonesia nei Brics

Ricordiamo che il gruppo Brics (inizialmente Bric) è stato formato da Brasile, Russia, India e Cina nel 2009, mentre il Sudafrica si è aggiunto soltanto nel 2010. Nel 2023 la piattaforma si è allargata per accogliere altri membri: Iran, Egitto, Etiopia ed Emirati Arabi Uniti. L’Arabia Saudita è stata invitata a unirsi, ma non lo ha ancora fatto. Turchia, Azerbaigian e Malesia hanno formalmente presentato domanda di adesione ai Brcis. Altri Paesi, come Vietnam e Serbia, hanno mostrato interesse.

Ma per quale motivo l’ingresso dell’Indonesia nei Brics è un evento rilevante? In primis perché parliamo, come anticipato, del quarto Paese più popoloso al mondo, con oltre 275 milioni di persone, e che, stando alle ultime previsioni, avrà una delle cinque maggiori economie del pianeta entro il 2050. E poi perché Jakarta ha più volte espresso il desiderio di unirsi al gruppo per rafforzare gli interessi dei Paesi emergenti e promuovere quelli del cosiddetto Sud del mondo.

Prima dell’adesione dell’Indonesia, i Brics rappresentavano circa il 45% della popolazione del pianeta e il 35% del prodotto interno lordo globale (misurato utilizzando la parità del potere d’acquisto). Detto altrimenti, l’ingresso di questo Paese nel club offre maggiore consistenza diplomatica ed economica ad una piattaforma che, al netto di divergenze geopolitiche e, talvolta diplomatiche, tra gli stessi membri, comprende alcune tra le potenze economiche del futuro. Tutte accomunate da un minimo comun denominatore: riformare la governance globale, a loro avviso eccessivamente plasmata secondo gli interessi dell’Occidente.

L’ultimo summit dei Brics in Russia, nell’ottobre 2024

Fate spazio alla nuova Tigre Asiatica

L’Indonesia, che si estende lungo un territorio di 7.810.000 chilometri quadrati (più o meno 46 volte le dimensioni della Svizzera), sta assumendo un’importanza sempre più cruciale all’interno dello scacchiere geopolitico globale. E non solo perché al momento risulta essere l’ottava economia mondiale, con la prospettiva di raggiungere la quarta posizione entro il prossimo trentennio, ma anche perché ha potuto sfruttare un tasso di crescita medio di circa il 5% per la maggior parte degli ultimi tre decenni.

Il nuovo (e controverso) presidente, Prabowo Subianto, entrato in carica in ottobre, ha promesso di portare questo valore all’8% entro cinque anni. L’ingresso nei Brics consentirà a Jakarta di sbloccare nuove opportunità economiche, attrarre investimenti e rafforzare la propria influenza globale.

Per la cronaca, le principali esportazioni indonesiane verso i Paesi del gruppo Brics includono olio di palma (una merce importante per mercati come India e Cina), carbone e gas naturale, e gomma (essenziale per applicazioni industriali e automobilistiche); le importazioni dai membri del gruppo comprendono invece macchinari ed elettronica (per sostenere gli sforzi di industrializzazione) e prodotti chimici (per i settori agricolo e manifatturiero in crescita).

L’economia dell’Indonesia continua a crescere