Mentre il suo secondo esecutivo si avvia sul viale del tramonto il premier Giuseppe Conte ha incassato nella giornata del 25 gennaio un nuovo colpo alla più controversa delle sue strategie, quella per il Recovery Plan. Dopo i duri, e molto spesso eccessivi, colpi giunti dal fronte europeo, con politici del calibro di Valdis Dombrovskis che hanno commentato duramente la strategia italiana, dopo il sorpasso spagnolo sugli aiuti a fondo perduto e dopo le fibrillazioni nella maggioranza e il confronto duro con le opposizioni una nuova tegola sul Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) giallorosso è venuto dal mondo delle imprese.

Il confronto tra governo e parti sociali sul Recevery plan ha portato a un’interlocuzione con Confindustria e il presidente Carlo Bonomi in videocollegamento con il premier Conte ha voluto porre in essere alcune questioni di metodo senza lasciare spazio a commenti positivi sulla manovra giallorossa.

I rilievi di Confindustria, che provvediamo a esplicitare, in sostanza rappresentano un monito al premier e all’azione di governo: per Viale dell’Astronomia i giallorossi sono ben lungi dal trovare la quadra definitiva per un piano da presentare con la certezza di ricevere approvazione di fronte al giudizio dell’Unione Europea e della Commissione. Confindustria fa notare, in particolare:

  • La divergenza tra il piano presentato dal governo alle parti sociali e le nuove linee guida di Bruxelles che impongono una chiara individuazione degli impatti macroeconomici dei progetti, con annessa “pagella” di valutazione.
  • L’assenza di indicazioni chiare sull’occupazione. Bonomi ha messo in rilievo a Conte il fatto che “senza una stima chiara degli obiettivi sull’aumento dei tassi di occupazione – a partire da giovani e donne sulla diminuzione dei Neet, sull’aumento dei laureati, sulla diminuzione dei gap territoriali e di genere – non è possibile esprimere un parere sull’allocazione complessiva di risorse destinate agli obiettivi di sostenibilità sociale e di crescita della produttività”.
  • Le ridotte novità sulle politiche del lavoro. Qua la strada di Confindustria e dei sindacati sembra esser destinata a dividersi nuovamente dopo la tregua autunnale raggiunta sul format del via libera congiunto al prolungamento al blocco dei licenziamenti e ai nuovi ristori. Anche il governo, per bocca del ministro del Lavoro Nunzia Catalfo (M5S) non pensa a grandi riforme se non sul fronte del potenziamento degli ammortizzatori sociali e del rilancio della formazione attraverso partenariati pubblico-privati.
  • La mancata scelta sul nodo della governance, per Viale dell’Astronomia vera chiave di volta per rendere efficace e credibile il Pnrr nell’interesse del Paese. Uno dei motivi della rottura tra Italia Viva e i giallorossi è stato proprio lo scontro sulla cabina di regia immaginata da Conte e contestata dai Renziani. Ma ora come ora non sono emerse soluzioni alternative.

Conte o chi sarà destinato a succedergli in caso di cambio della guardia a Palazzo Chigi si troverà di fronte a delle necessità inderogabili: da un lato, promuovere strategie per lo sviluppo di lungo termine del Paese, dall’altro capire in che misura utilizzare per lanciarle i finanziamenti comunitari che supereranno complessivamente, se utilizzati totalmente, la somma di 200 miliardi di euro tra prestiti e aiuti a fondo perduto. Nel mezzo, una certezza: più alta sarà la richiesta di fondi da usare effettivamente maggiori saranno le contropartite richieste dall’Ue. Dal fisco alle pensioni, passando per il catasto, la lista delle riforme che Bruxelles intende richiedere e che Confindustria avvalla è già pronta. “Il fianco debole” per Conte e per tutti i colleghi nelle istituzioni, nota l’Huffington Post, “è quello: la necessità di calare riforme strutturali in un contesto, ancora, di emergenza. Politica, prima ancora di quella che sta attraversando il Paese a causa del virus”.

Confindustria si è mantenuta sulle questioni di merito, forse considerando la situazione di crisi politico-istituzionale in corso. Avremmo voluto sentire critiche e osservazioni più puntuali, ma anche proposte precise, sul nodo più spinoso del Pnrr: l’assenza di compiute e precise strategie per capire le linee guida su cui il governo intende far marciare le politiche a sostegno dell’industria e indicare i settori chiave per lo sviluppo del Paese. Mentre Paesi come la Germania, ma anche la stessa Spagna, stanno utilizzando la finestra di opportunità aperta dalla risposta alla pandemia per promuovere strategie di investimento pubblico e piani a favore dell’industria nazionale, in Italia si resta sul vago e non si prendono scelte decisive. Quelle che ora più che mai il Paese richiede per avere delle certezze sulle mosse politiche ed economiche che seguiranno. Ma confronto dopo confronto la vaghezza sembra acuirsi. E il fatto che ad ogni incontro le parti sociali abbiano dubbi su chi sarà il loro interlocutore nella successiva occasione non aiuta a diradare l’incertezza.