La Bdi, ovvero la Confindustria tedesca, si unisce al coro di quanti in Germania chiedono una discontinuità netta con le ricette economiche del recente passato e un rilancio delle politiche di investimento, lasciando presupporre un suo appoggio al superamento dell’austerità marchio di fabbrica della politica economica germanica.

“Ci chiediamo se non sarebbe sensato derogare dal postulato del pareggio di bilancio che ci siamo imposti e usare lo spazio di manovra tra il pareggio di bilancio stesso e il ‘freno sul debito’ per gli investimenti”, ha detto Dieter Kempf, leader  della Bdi, parlando a giornalisti a Berlino e affermando che Berlino dovrebbe mobilitare per gli investimenti tra i 10 e i 12 miliardi di euro.

La notizia arriva dopo che il think tank Ihs Markit ha certificato con uno studio che la crisi economico-industriale della Germania dovrebbe proseguire anche in pieno 2020. Quest’anno la produzione manifatturiera scenderà del 2% e per l’anno prossimo è atteso un decremento analogo, mentre il Pil si avvia verso la recessione, il sistema finanziario è in affanno, il governo di Angela Merkel non riesce a reagire in maniera coesa e a deviare dal solco dell’austerità. Del resto anche la più recente analisi del centro studi Ifo prevede un ristagno degli investimenti nel Paese. Ora, tuttavia, è l’impresa a chiedere a gran voce un cambio di passo.

La Bdi scende in campo contro l’austerità e si potrebbe dire: alla buon ora. La rappresentanza confederale dell’impresa tedesca è stata infatti a lungo foraggiata negli utili, nell’aumento dell’export e nella centralità europea dei suoi membri dalle politiche accomodanti adottate dai governi Schroeder e Merkel, largamente pro-business e attenti a ridurre lo spazio di manovra per i lavoratori e i loro diritti economico-previdenziali. Il famigerato pacchetto Hartz IV sulla flessibilità del lavoro, la legge sulla “povertà per legge”, è diretta emanazione delle aspettative di inizio millennio della Bdi: lavoro flessibile, poche prospettive di uscita orizzontale dei dipendenti, previdenza ridotta, livellamento della domanda interna per rafforzare il potenziale della manifattura esportatrice.

Il meccanismo non funziona più e la Bdi si rende conto del ruolo fondamentale giocato dalla domanda interna e dal suo rilancio nelle dinamiche dell’impresa. Kempf dice che “molto per la redistribuzione nel sociale e poco per gli investimenti” criticando la scelta di Angela Merkel di procedere nel 2018 a un moderato aumento delle pensioni livellate dalle nuove riforme del lavoro. Ma la Bdi del sistema mercantilista tedesco è una delle teste pensanti, e risulta poco credibile che possa rappresentare l’attore più adatto a richiedere l’uscita di Berlino da una sfera politica di cui ha a lungo beneficiato e delle cui limitate prospettive nell’era della guerra dei dazi e della Brexit, che deprimono l’export tedesco, è una delle prime responsabili.

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