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Anche la Cina cresce grazie alla spesa a deficit

La spesa a deficit di uno Stato è diventata argomento di discussione appassionata nel dibattito politico europeo degli ultimi mesi. È stata soprattutto la nuova manovra economica del governo italiano a ridare lustro ad un dibattito annoso cui il Trattato...

La spesa a deficit di uno Stato è diventata argomento di discussione appassionata nel dibattito politico europeo degli ultimi mesi. È stata soprattutto la nuova manovra economica del governo italiano a ridare lustro ad un dibattito annoso cui il Trattato di Maastricht prima e il Fiscal compact poi avevano messo la parola fine.

Uno Stato ha la piena libertà di spendere a deficit oppure, al pari di un’azienda, deve equilibrare la sua spesa con le entrate? Un bivio di fronte al quale l’Europa ha risposto in maniera chiara, prendendo la seconda strada, quella dello Stato-azienda con i conti in ordine.

Quegli investitori che incoraggiano gli Stati Uniti a fare deficit

Fuori dai confini dell’Unione c’è però un mondo che ragiona in maniera differente. A confermare la presenza di questa cortina ideologica che separerebbe Bruxelles dal resto del mondo ci aveva pensato qualche giorno fa il noto investitore americano Bill Gross. In un’intervista rilasciata al portale Bloomberg aveva infatti ammesso tranquillamente che il Governo americano avrebbe potuto fare 2 trilioni di deficit senza alcun problema.

“Non c’è alcun rischio inflazionistico, Vorrei dire a Trump o al prossimo presidente chiunque esso sia, che potrete spendere due trilioni di dollari, non c’è nessun problema. La Fed comprerà il debito”. Dal punto di vista europeo stupisce la naturalezza con cui un investitore così importante e avvezzo all’ambiente finanziario, ammetta l’inesistenza di rischi sistemici rispetto alla presenza di deficit di Stato elevati. Anzi, è lui stesso a incitare il Governo a realizzare questa pratica. Bill Gross cita inoltre l’esempio del Giappone, tra quegli Stati per cui “fare deficit” non è considerato un tabù.

La Cina cresce grazie a un deficit di 1 trilione di dollari

L’investitore americano si dimentica però di menzionare un altro, importante, Paese che, come pare, senza spesa a deficit, non avrebbe avuto la stessa fortuna. È sempre tra le pagine di Bloomberg che scopriamo come la stessa Cina abbia basato il suo fortunato sviluppo degli ultimi anni, proprio grazie alla consapevolezza che un deficit di Stato, se ben regolamentato da un’efficiente banca centrale, non comporti particolari rischi per il sistema economico nazionale.

“Lo stimolo segreto della Cina è fatto di 1 trilione di dollari “sporchi”. Con questo titolo eloquente si apre l’editoriale di Bloomberg che analizza nel dettaglio il meccanismo messo in piedi da Pechino per poter fare una spesa pubblica pressoché illimitata. Si tratta in buona sostanza dell’utilizzo di “bond”, titoli di Stato, che non vengono contabilizzati nel bilancio dell’amministrazione pubblica. Scrive così Bloomberg: “I titoli per scopi speciali sono la nuova moda. Proprio come i già noti Lgfv (local government financing vehicles), questi non vengono conteggiati nel bilancio delle autorità municipali”. Più avanti viene spiegato come questo sistema sia entrato in uso dal 2015 e che, da allora, sia stato regolarmente usato per finanziare i principali progetti infrastrutturali. Il totale di fondi finora spesi in questa maniera? Circa 1 trilione di dollari.

Cina ed Europa, due visioni opposte dell’economia

Prosegue poi l’articolo sostenendo che “Usare il debito per costruire ferrovie e autostrade è parsa a Pechino come l’unica via d’uscita dalla recessione. Dopo la crisi finanziaria globale del 2008, furono utilizzati come stimolo 4 trilioni di yuan. Nel 2012, il Paese di nuovo investì soldi in infrastrutture, in larga parte affidandosi alla spesa a deficit”. Un approccio diametralmente opposto rispetto a quello europeo, dove l’unico, timido, segnale di stimolo monetario è stato dato solo nel luglio 2012 con la nota dichiarazione “whatever it takes” pronunciata da Mario Draghi e il conseguente programma di acquisto dei titoli di Stato dei Paesi membri.

Il finale dell’editoriale di Bloomberg è un vero colpo per chi vive con le rigide regole europee. Il giornalista si domanda infatti se alla lunga questo sistema, di spesa a deficit, possa essere sostenibile, rispondendo così: “La Cina dovrà solo stare calma, continuare e ignorare questo piccolo segreto nascosto nei suoi libri contabili”. Fuori dall’Europa, dagli Stati Uniti alla Cina c’è una visione differente dell’economia, decisamente opposta rispetto ai rigidi parametri sottoscritti a Maastricht.





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