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In giro per l’Europa è diventata una sorta di prassi consolidata lanciare moniti all’Italia. Nelle ultime settimane, tra chi lo ha fatto in modo soft e chi adottando tecnicismi burocratici, troviamo anche personaggi che hanno letteralmente sparato a zero su Roma, senza curarsi di usare mezzi termini. È il caso di Sebastian Kurz, cancelliere austriaco dallo spirito battagliero che più volte ha manifestato l’intenzione di non voler trasformare l’Europa in una sorta di unione dei debiti.

Non a caso Kurz ha usato proprio questo termine quando, nel corso di una lunga intervista rilasciata al quotidiano Repubblica, ha approfittato per ricordare all’Italia di investire correttamente sul Recovery Fund. Il messaggio rivolto al governo italiano – più o meno lo stesso lanciato da ogni funzionario europeo – è chiaro: in qualche modo siete riusciti a ottenere più fondi del previsto da Bruxelles, ma sappiate che quei denari non sono un regalo. Ma soprattutto dovranno essere spesi rispettando determinate indicazioni. Guai a sperperarli, ad esempio, in bonus a pioggia o in riforme inutili alla causa dello sviluppo.

Da questo punto di vista le parole di Kurz sono emblematiche, ancor più di quelle rilasciate da Franz Timmermans: “Non consentiremo mai che l’accordo sul Recovery fund diventi l’avvio di un’unione dei debiti. Stiamo parlando di cifre enormi (209 miliardi di euro ndr). Sarà decisivo usarle per investimenti nel futuro, innovazione, digitalizzazione, ambiente che creino valore. Ci sono anche delle chiare indicazioni su come spenderli. Che saranno sorvegliate dalla Commissione”.

Governo giallorosso in ritardo

In ogni caso, a son di sentirselo ripetere, Giuseppe Conte avrà senza ombra di dubbio capito che il Recovery Fund è un treno che passa una volta sola. D’altronde stiamo parlando di una misura di emergenza che non si ripeterà più e che è stata pensata appositamente per fronteggiare la crisi economica scaturita dalla pandemia di Covid. Kurz ha ribadito, se ancora non fosse palese, che Vienna non consentirà mai l’avvio di una unione dei debiti a lungo termine. E questo per due motivi ben precisi: “Sarebbe fatale perché causerebbe una riduzione della responsabilità e inibirebbe la spinta per le riforme strutturali”.

Già, le riforme. Il tempo scorre e i giallorossi non hanno ancora le idee chiare su quale piano presentare a Bruxelles. Nei giorni scorsi Conte ha rilasciato qualche dichiarazione confusa, in cui ha rassicurato che i fondi europei saranno impiegati per supportare iniziative che andranno a definire un “disegno coerente” destinato “a rimanere alle generazioni future”. Il premier italiano ha parlato di investimenti green, rimozione di nodi infrastrutturali, quindi di riforme inerenti agli ammortizzatori sociali e al fisco.

C’è ancora tanta approssimazione tra le fila dei giallorossi e l’Europa ha subito drizzato le antenne. Ne sono la prova, ad esempio, le parole spese da Frans Timmermans sull’Italia. Il vicepresidente della Commissione europea è andato dritto al punto: “Mi auguro il governo insista nel percorso di riforme necessario già prima della pandemia e rispetti gli impegni che ha preso sinora”. Il senso è palese: l’Ue controllerà che Roma presenti un piano di riforme adeguate e in linea con quanto deciso in sede europea.

I moniti di Kurz sui migranti

Tornando a Kurz, il leader austriaco ha quindi elogiato un tema da poco apparso nella discussione italiana. “Trovo positivo che si parli di una sburocratizzazione. Dobbiamo lavorare tutti a diventare più competitivi”. Oltre all’economia, il cancelliere si è soffermato anche sull’immigrazione, dimostrando di voler mantenere una linea dura per contrastare il fenomeno. Dunque, niente distribuzione e niente riforma di Dublino, se tutto ciò dovesse servire a dirottare i migranti verso l’Austria.

Per il capo dei popolari austriaci, la politica dell’accoglienza ha fallito. Kurz ha quindi fatto notare due importanti novità nell’atteggiamento dell’Ue. Intanto non crede più che i migranti “debbano transitare liberamente”, quindi “cerca di difendere le frontiere esterne”. Per quanto riguarda l’Italia, nel Belpaese “arrivano molti migranti economici, ad esempio dalla Tunisia: anche questo non va accettato, da parte dell’Ue. È sbagliato chiedersi come redistribuirli: dobbiamo impedire che i migranti illegali si mettano in cammino”. Altro che redistribuire i migranti che sbarcano in Italia in Austria e in Germania: “Casomai bisognerebbe redistribuirli dall’Austria e dalla Germania”, ha chiosato Kurz.

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