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Nonostante l’anno passato abbia segnato un generalizzato aumento dei titoli azionari, i migliori risultati sono stati segnati principalmente dai giganti della tecnologia, col primo posto conquistato dalla adesso pubblica Saudi Aramco. I risultati dei titoli azionari europei evidenziano invece una perdita di fiducia degli investitori rispetto ai competitors internazionali, soprattutto per quanto riguarda il settore manifatturiero, fiore all’occhiello delle produzioni continentali. Come sottolineato da Hubert Barth, amministratore delegato della società di consulenza EY allo Spiegel, dall’inizio della crisi finanziaria del 2007 la tendenza dei mercati a perdere fiducia nelle società europee è aumentato, colpendo anche la più solida economia della Germania.

Solo due società tedesche nella top 100

Sono soltanto due le società tedesche che sono rientrate nelle prime 100 posizioni per la valutazione del proprio titolo azionario: SAP col suo solido 51° posto e Siemens, fanalino di coda all’ultima posizione. Questo è quanto emerge dalla ricerca della società EY, che ha potuto in questo modo tirare le somme delle evoluzioni del valore dei titoli di borsa degli ultimi anni. L’unica società dell’Europa continentale nella top 20 mondiale è la svizzera Nestlè, fuori però dall’Unione europea.

Prima della crisi del 2007, la Germania possedeva sette società rientranti nella top100 mondiale, mentre ad oggi il loro numero è sceso a soltanto due. Ciò non è dovuto solamente alla migrazione verso Paesi dalla pressione fiscale inferiore, bensì anche alla perdita di competitività delle produzioni storiche della Germania, che hanno pesato sulla fiducia degli investitori. Trend destinato però ancora a durare nei prossimi anni: il settore manifatturiero, nonostante la possibilità del ritiro di molti dazi doganali nel 2020, non sembra ancora far sperare in una forte ripresa. Il grosso dei balzi in territorio positivo verrà compiuto infatti dalle grandi aziende tecnologiche, principalmente registrate negli Stati Uniti e nel continente asiatico, di cui l’Europa è priva. I soli Usa, infatti, possiedono oltre la metà delle società della lista, nonostante il primo posto assoluto sia detenuto dalla società petrolifera dell’Arabia Saudita Aramco, soltanto recentemente quotata sul mercato pubblico.

L’Europa non riesce a ripartire

Nonostante l’incremento degli indici azionari nel 2019, la crescita non è stata al passo con il resto del mondo. Alla base del problema, scarsa fiducia degli investitori soprattutto nei Paesi dall’alto debito pubblico e soprattutto carenza di società di innovazione, principalmente registrate nei mercati americani e non limitate ai quattro colossi Gafa.

La mancanza di fiducia nel mercato europeo, nel quale la Germania si erge a titolo di simbolo per quanto riguarda l’immobilità innovativa, è dettata dalla perdita di interesse per i mercati tradizionali. Dopo l’inizio della rivoluzione digitale, sempre più investitori si sono convinti che le società tecnologiche saranno in grado di plasmare il futuro mondiale, mentre le aziende che non riescono a stare al passo dei tempi lentamente scompariranno dal mercato. Motivo, questo, che troverebbe riscontro nell’ex colosso di telefonia svedese Nokia, che dall’introduzione dello smartphone ha perso sempre più terreno, finendo con lo scomparire. E dopo gli ultimi dati relativi alla produzione tedesca che hanno lasciato presagire una sostanziale staticità anche per il biennio 2020-2021, la possibilità che in campo finanziario ciò si traduca con una ulteriore perdita di terreno è una quasi certezza, che pone Berlino in una scomoda posizione; con l’Europa che, priva della propria locomotiva, rischia di essere destinata alla non rilevanza economica mondiale.