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Singapore è un caso unico tra i Paesi del Sud-Est Asiatico e tra le “tigri” che ne animano la crescita, contribuendo a rendere l’arco indo-pacifico che dalla Cina porta all’India il baricentro del mercato globale del XXI secolo.

La piccola città-Stato posta nella penisola malese punta a rafforzare il suo ruolo di punto di riferimento per l’innovazione, la finanza e i commerci nella regione. L’eredità del modello edificato nel Novecento da Lee Kuan Yew ne ha plasmato le rotte fino ai giorni nostri, sommando alla sua tradizionale natura di porto strategico e hub commerciale la creazione di una piazza finanziaria e imprenditoriale dinamica.

Cosmopolita, dinamica e aperta al business Singapore si è fatta nel corso degli ultimi decenni una reputazione costruita proprio sulla sua natura di terra delle opportunità: i tempi rapidi per la creazione di imprese e start-up, la fiscalità favorevole, la sostanziale deregolamentazione finanziaria hanno attratto capitali, la presenza di centri d’eccellenza per l’educazione ne ha fatto una fucina della classe dirigente asiatica. Un po’ Montecarlo (centro di una dinamica vita esclusiva), un po’ Dubai (città globale aperta al business e all’interconnessione tra i mercati), un po’ Londra (piazza finanziaria di prima taglia) Singapore ha sommato a lungo ai vantaggi della geografia le opportunità aperte dall’aggancio alle rotte della globalizzazione.

Posta nel nuovo cuore del mondo, laddove si incontrano le acque di due oceani, le ambizioni di espansione geoeconomica della Cina, le roccaforti del potere marittimo statunitense, le strategie di attori dinamici come l’India, gli approcci sempre più assertivi di attori giovani e dinamici come Indonesia e Vietnam, Singapore è per questo dato geografico ulteriormente valorizzata. Diversa dalle altre città globali, strutturalmente meno artificiosa, non esclusivamente fondata sulla natura di paradiso fiscale Singapore si trova di fronte a opportunità e rischi in questa fase storica.

La città mira a rafforzare la sua competitività per il XXI secolo puntando a diventare un hub per la finanza d’ultima frontiera, l’innovazione, la sostenibilità. Recentemente Nium, una start-up singaporense operante nel settore dei pagamenti digitali, è diventata una dei primi “unicorni” del fintech locale superando un miliardo di dollari di capitalizzazione. Dal 2016 ad oggi sono stati creati 21mila posti di lavoro nel comparto finanziario e di questi il 25% è stato legato proprio alla finanza d’ultima frontiera, a sua volta fattore abilitante per un’ulteriore spinta sull’innovazione.

Singapore vuole diventare un polo dell’intelligenza artificialeritenuta la disciplina in cui la città-Stato può diventare maggiormente competitiva negli anni a venire. Il Paese vuole confrontarsi con entrambi i colossi della guerra tecnologica in atto, Cina e Stati Uniti, promuovendo una posizione di equidistanza. Se da un lato sono benvenute le filiali di nuova creazione dei colossi tech cinesi, dall’altro il governo collabora attivamente con Google per il cloud nazionale e per la cooperazione nell’innovazione, permettendo, in sponda con la National University of Singapore, l’implementazione del machine learning alla risoluzione di problemi reali di business. Inoltre, come ricorda il Financial Times, i fondi di investimento e di venture capital di Singapore sono protagonisti nello sviluppo dell’innovazione nel Sud-Est asiatico, in una fase di boom che ha visto il comparto tech aggiungere 19 miliardi di dollari di valore nell’area a partire da inizio 2021.

La creazione di incubatori di imprese e di centri per l’innovazione riguarda anche il mondo green e della sostenibilità. In primo luogo provando a coniugare l’espansione economica e demografica con un bilanciamento degli spazi urbani: se negli anni ottanta il verde urbano rappresentava circa il 36% dell’area complessiva della città, adesso si è assestato a un 47% sui 720 chilometri quadrati su cui sorge Singapore. Inoltre, sottolinea Vivi Greennonostante una popolazione superiore ai 5,5 milioni di abitanti e una densità abitativa di oltre 7.500 persone per chilometro quadrato “Singapore ha una delle economie più efficienti in termini di emissioni di carbonio nel mondo e cerca di rendere verde almeno 80 per cento dei suoi edifici entro il 2030. Per creare una città pulita, efficiente e vivibile e ridurre la dipendenza dalle importazioni di risorse naturali per le costruzioni, Singapore ha introdotto una serie di innovazioni dal 2005 per integrare la sostenibilità ambientale nella costruzione delle sue infrastrutture. Il “green buildings “(compresi uffici, edifici universitari, edifici di trasporto pubblico e altre strutture) hanno adottato principi di circolarità, utilizzando materiali riciclati e tecnologie green per la progettazione degli edifici”.

Questo dinamismo mira, in primo luogo, a consolidare la capacità di Singapore di attrarre il capitale umano ad alta professionalizzazione e specializzazione che è da sempre il motore del suo progresso economico. Ma ci sono anche delle problematiche non secondarie.

La prima è sicuramente quella del costo della vita e degli immobili che, pur non toccando quello di Montecarlo, Hong Kong o Dubai, è importante e difficilmente sostenibile per una parte della popolazione che vive ai margini del paradiso tech e finanziario. I continui aumenti del prezzo degli immobili hanno portato all’imposizione di tasse del 20 e del 25% sugli acquisti operati, rispettivamente, da operatori stranieri e aziende.

In secondo luogo, c’è la propensione dei cittadini e delle imprese all’investimento in criptovalute che rischia di drenare dalla città risorse assimilate a fini speculativi e impiegate in spese ad alto rischio. A questo va associata la possibilità che alle cripto, possedute dal 40% dei cittadini, segua l’intervento di organizzazioni criminali come le Triadi cinesi, che a Singapore sono di casa, desiderose di inserirsi e ramificarsi con forza nei salotti finanziari della città.

Terza e ultima questione è quella del posizionamento geopolitico di Singapore. Membro Asean, intento a dialogare commercialmente con la Cina e legato agli Usa sul profilo securitario, lo Stato asiatico potrebbe subire per questo motivo un contraccolpo per la sua posizione oggigiorno favorevole qualora la sua zona di riferimento regionale dovesse infiammarsi. Per questo motivo con la sua azione Singapore deve giocare a favore della distensione e dell’inclusività per investimenti, commerci e opportunità per tutti gli attori della regione. Costretta a fare politica più di quanto debbano farlo le altre città globali, la metropoli vive un grande dualismo. Ma sarà ancora a lungo tra i poli e i cuori pulsanti dell’economia globale del XXI secolo.

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