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Negli ultimi anni, l’attenzione delle grandi istituzioni internazionali nonché dell’opinione pubblica hanno rivolto sempre di più il proprio sguardo alla sostenibilità ambientale e nei progetti volti a salvaguardare il pianeta Terra. A partire dal tentativo di convertire la produzione di energia in fonti rinnovabili, passando per le soluzioni di spostamento a basso impatto ambientale arrivando sino ai progetti volti a incentivare il riciclo e la produzione di strumenti riutilizzabili, gli indirizzi mondiali sono andati sempre di più verso la direzione cosiddetta “green”.

Nonostante però i grandi spazi nei discorsi internazionali, le promesse e gli impegni presi dalle istituzioni, gli ultimi rilevamenti sull’andamento dell’inquinamento ambientale sono stati tutt’altro che soddisfacenti. Tutto questo perché, in fondo, sebbene gli indirizzi politici possano essere un buon punto di partenza, nel modo in cui è impostata la nostra società è difficile che il mancato convincimento di chi realmente gestisce l’economia circa la bontà di un progetto potrà ottenere dei risultati. E se si parla dunque di grandi attori del mercato economico, difficile non pensare in prima battuta alle banche, le quali con i loro piani industriali e con le scelte dei progetti da finanziare potrebbero in autonomia concordare circa cosa sovvenzionare e cosa no. Ma come riportato dalla testata tedesca Der Spiegel, proprio l banche non sembrerebbero essersi così convinte della negatività dei combustibili fossili negli ultimi anni, nonostante gli allarmi lanciati da più voci a livello internazionale.

Il petrolio fa ancora gola alle banche

Sempre secondo quanto riportato dal Der Spiegel, una banca in particolare starebbe finanziando tutti i 12 più grandi progetti dell’era contemporanea concernenti i combustibili di origine fossile, senza peraltro porsi particolari scrupoli: Deutsche Bank. Tra questi progetti rientrano nuove miniere di carbone collocate tra l’India e il Bangladesh, centrali elettriche che utilizzeranno combustibili di origine fossile e  nuovi giacimenti petroliferi nel mare di Barents: tutt’altro che progetti di poco conto, sia sotto il profilo economico sia sotto il profilo dell’impatto ambientale atteso. E, in sintesi, circa i tre quarti delle riserve non rinnovabili e altamente inquinanti ancora inutilizzate che sarebbero rimaste sulla terra.

Benché negli scorsi mesi alcune banche – soprattutto americane, come nel caso di Goldman Sachs – avessero presentato dei piani industriali nei quali i finanziamenti alle società operanti nel settore del fossile erano scomparsi, non tutti gli istituti di credito hanno deciso di agire nello stesso modo. In parte perché non preoccupate dall’immagine verso il grande pubblico ed in parte per gli enormi guadagni attesi, molte banche hanno continuato e continuano a operare, direttamente e indirettamente, sul mercato del fossile, nonostante i pericoli per la salvaguardia del pianeta, E nel caso di Deutsche Bank, senza che ciò sia nemmeno reso un segreto: l’importante, in fondo, è il mero conseguimento del risultato (economico).

Se le banche non collaborano, come farà il mondo a diventare “green”?

Come sottolineato già precedentemente, sin tanto che il mercato del fossile avrà facilità nel reperire i fondi per mettere in atto la ricerca di nuovi fonti di approvvigionamento e in generale per attuare progetti di sviluppo è impossibile che una vera e propria rivoluzione “green” possa prendere piede. In modo particolare, proprio in virtù di una prerogativa che, almeno sino ad adesso, lo ha sempre messo in una condizione di vantaggio rispetto agli avversari rinnovabili: l’estrema redditività del settore.

Nella misura in cui questa redditività venga però meno a causa dei maggiori costi nell’approvvigionamento delle risorse, ecco che allora qualcosa potrebbe finalmente muoversi. Tuttavia, affinché ciò accada è necessario che lo stesso mondo bancario si chiami, all’unisono, fuori dai progetti, limitando in questo modo i margini di manovra delle grandi compagnie. Ma se qualcuno già lo ha fatto, altri istituti hanno trovato proprio in questa contratta concorrenza di vantaggio un’opportunità da non lasciarsi sfuggire, come accaduto nel caso di Deutsche Bank. In uno scenario in cui, ovviamente, la moralità ancora una volta è perita dietro al richiamo del denaro contante.