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Albrecht Muller, ex consigliere di Brandt e Schmidt: “Berlino sbaglia sul riarmo, sì al dialogo con Mosca”

In piena recessione, la Germania investe 100 miliardi nel riarmo per rilanciare l'economia. La critica di Albrecht Müller.
Germania

La Germania è in recessione da tre trimestri. Il Pil cala dello 0,4 per cento ogni cento giorni, la produzione industriale è scesa del 18 per cento rispetto al 2018, l’energia costa ancora il doppio del 2021. In questo deserto – anche di idee – il governo Merz-Scholz ha calato l’asso: 100 miliardi di euro in fondi straordinari per la modernizzazione delle forze armate (la Bundeswehr), oltre a un aumento sostanziale del budget di difesa annuale. Investimenti tutti per difesa e infrastrutture militari.

Basterà questo a far ripartire la “locomotiva d’Europa”? Secondo il noto economista tedesco Albrecht Müller 87 anni, consulente per la pianificazione politica (Planungsstab) presso il ministero federale dell’Economia durante gli anni del cancelliere Willy Brandt (1973-1974), consigliere per la politica economica del cancelliere Helmut Schmidt (1974-1982), nonché fondatore dell’influente testata NachDenkSeiten, Berlino ha intrapreso la strada sbagliata.

L’ex consigliere di Brandt contro il riarmo

Müller fu il braccio destro di Willy Brandt nella storica campagna del 1969. Visse in prima linea la Ostpolitik, quella mano tesa a Mosca che terrorizzava mezzo Paese. “All’epoca sembrava davvero che i russi stessero per sfondare il portone”, spiega in un’intervista al Berliner Zeitung. “La Cdu rispose con un manifesto poi fatto proprio dall’Npd: un soldato sovietico dal volto di granito, elmetto calato, e sotto la scritta rossa: ‘Tutte le strade del marxismo portano a Mosca’”.

Il messaggio di quella propaganda, al tempo, era chiaro: i russi non erano uomini, erano un’orda. Un’orda da fermare con ogni mezzo. Mezzo secolo dopo, quell’ombra di elmetto sovietico è ancora viva. Un’immagine che non è mai davvero tramontata e che oggi riecheggia prepotentemente mentre l’Europa assume una postura bellicista. La diplomazia è morta, il mantra è il riarmo a ogni costo.

“Necessario un negoziato con Mosca”

L’ex consigliere di Brandt è chiaro: la guerra di aggressione contro l’Ucraina da parte della Federazione russa “è ingiustificabile”. Tuttavia, non è stata una guerra “non provocata”, come sostiene la narrazione mainstream e atlantista. Secondo Müller, infatti, “è necessario discutere di più sulle cause della guerra. La guerra dell’esercito ucraino contro la popolazione russofona nell’Ucraina orientale e l’espansione della Nato verso Est hanno alimentato massicciamente il conflitto”.

Per questo, politicamente, oggi il riarmo è sbagliato. “La Germania dovrebbe concentrarsi sulla diplomazia invece che su ulteriori forniture di armi”, afferma Müller. “Willy Brandt disse nell’ottobre del 1969: ‘Vogliamo essere una nazione di buoni vicini’, e questa affermazione è valida ancora oggi”.

Il parallelo con la situazione economica odierna

Anche l’attuale dipendenza tedesca dalle esportazioni riecheggia gli anni Sessanta, quando il miracolo economico vacillava e la CDU/SPD si contese la via d’uscita. Vinse il keynesiano Karl Schiller, la cui ricetta economica, incentrata sulla domanda interna, produsse investimenti e crescita. Oggi, al contrario, Berlino si è resa vulnerabile al ricatto proprio a causa della sua dipendenza dall’industria delle esportazioni. Il presidente Usa Donald Trump esige concessioni pesanti alle aziende tedesche se vogliono continuare a vendere negli USA.

“Invece di gonfiare la spesa militare, lo Stato dovrebbe puntare su obiettivi di crescita più intelligenti”, sostiene Albrecht Müller. ” Dobbiamo sostituire le armi con la produzione civile. Servono investimenti massicci in istruzione e infrastrutture: ferrovie, trasporti pubblici locali e ponti sono al collasso”.

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