L’albanosfera, microcosmo civilizzazionale incardinato sul triangolo Tirana-Pristina-Skopje, è il perno geostrategico della penisola balcanica. Stabilità e instabilità dei Balcani si decidono e si determinano in quest’area e nei suoi immediati dintorni, come la rediviva serbosfera, che, non a caso, sono un importante teatro della competizione tra grandi potenze.

L’Albania è il cuore pulsante di quello spazio che su InsideOver è stato ribattezzato la “Cintura delle Aquile“. Spazio essenziale al fine del contenimento (o della prosecuzione esplosiva) del processo di disgregazione della Iugoslavia, mai del tutto terminato, e la cui stabilizzazione è interesse nazionale dell’Italia.

L’Albania e l’albanosfera dovrebbero essere dunque integrate nel Piano Mattei, col quale il governo Meloni punta a rilanciare il ruolo dell’Italia nel sistema internazionale, primariamente per esigenze di natura geostrategica. Ma non sono meno significativi i moventi culturali, giacché la storia unisce gli eredi di Roma antica e dell’Illiria, e quelli geoeconomici, perché l’Albania e il Kosovo siedono su un tesoro di risorse naturali in buona parte vergine e da quantificare.

Alla (ri)scoperta di Krasta

Nei pressi di un villaggio di duemila anime dell’Albania orientale, Krastë, si trova il più grande complesso minerario dei Balcani: il massiccio montuoso di Bulqizë. Massiccio che, sebbene risulti ampiamente sfruttato e costellato di “miniere mature”, continua a nascondere quantità significative di materie prime critiche, minerali e preziosi.

È in uno dei tanti siti scavati all’interno del massiccio di Bulqizë, la miniera congelata di Krasta adiacente al villaggio di Krastë, che si troverebbero degli ingenti quantitativi di cromite, il minerale del cromo, la cui estrazione potrebbe avere ricadute importanti per l’economia dei beneficiari.

Il cromo è un metallo multiuso, impiegato dalla metallurgia alla chimica industriale, passando per tessile e farmaceutica, che la miniera congelata di Krasta conterrebbe in abbondanza. Chiusa nel 2006, dopo aver “donato” all’economia albanese ben 716mila tonnellate di cromite a partire dal 1971, la miniera avrebbe ancora due milioni di tonnellate.

Il tesoro di Krasta è stato sigillato da Tirana, che attende l’arrivo di investitori che vogliano offrirle degli accordi win-win e che siano disposti a sfruttare i giacimenti nel rispetto del luogo, dunque promettendo e garantendo attività a basso impatto ambientale.

Albania, non solo cromo

Le risultanze preliminari provenienti dalla mappatura del suolo e del sottosuolo suggeriscono che l’Albania possa essere una sorta di piccolo forziere geologico. Forziere che solo aspetta di essere aperto da cacciatori d’oro dotati dei giusti strumenti, di volontà e pazienza. Perché alcuni dei tesori di cui l’Albania è ricca, invero, non sono ancora stati scoperti e se ne intravede soltanto il luccichio.

Cobalto, nichel, platino e rame sono le più importanti risorse naturali strategiche di cui è stata trovata traccia nel corso di varie mappature del territorio. Risorse strategiche, in particolare nei contesti della transizione verde e della competizione tecnologica, giacché il cobalto serve per produrre batterie al litio e leghe magnetiche, il nichel è utile alla lavorazione di acciaio e altre leghe metalliche, il platino trova impiego nell’aeronautica, nella chimica, nell’elettronica e nella vetraria, mentre il rame è utilizzato dalle telecomunicazioni ai trasporti.

Segni di una presenza di cobalto e platino sono stati trovati nella già menzionata miniera di Krasta, aggiungendosi ai motivi per cui andrebbe riaperta ed esplorata a fondo. Tracce di nichel, che viene già estratto dalle cave mature di Devolli e Kokogllave, che conterrebbero fino a un milione di tonnellate del metallo, sono state rilevate nella zona Trull-Surroi-Nome-Lurë e lungo il triangolo Skroskë-Bushtrica-Prrenjas.

Per quanto riguarda l’oro rosso, il rame, si stima che l’Albania possa contenere fino a 52 milioni di tonnellate di minerali di rame. I depositi di rame attualmente esistenti e sfruttati si trovano in quattro distretti, Coriza, Kukës, Mirdizia e Scutari, ma i geologi sono dell’idea che altri siano in attesa di essere scoperti anche nel resto del Paese.

L’oro del Kosovo

Nelle vicinanze dell’Albania, in Kosovo, storica miniera della Iugoslavia, abbondano (ricchi) giacimenti di carbone, zinco, piombo, argento e cromo, ma anche di bismuto, cadmio e lignite.

Nel sottosuolo del piccolo Kosovo, grande poco meno di diecimila chilometri quadrati, si trovano le quinte riserve di lignite più importanti del mondo, pari a circa tredici miliardi di tonnellate, e opera la cava multimineraria più grande d’Europa, Trepça, nella quale si estraggono argento, oro, piombo, zinco e minerali grezzi. Ed è soltanto la punta dell’iceberg.

Le indagini geologiche, inizialmente condotte durante l’era iugoslava, hanno rilevato tracce di risorse dall’alto valore strategico, come torio, uranio e terre rare. Tracce che premettono e promettono la presenza di depositi, forse cospicui, che il Kosovo vorrebbe scoprire, censire e successivamente aprire allo sfruttamento.

Modeste quantità di petrolio e gas, inoltre, potrebbero trovarsi in porzioni della Metochìa, nello specifico nel bacino idrografico del fiume Drin. Ma anche sulle loro potenzialità, in assenza di investitori interessati a fare una radiografia dettaglia del territorio, continua a regnare il mistero.

Terre rare in Kosovo?

Le economie-guida dell’Unione Europea sono alla disperata ricerca delle cosiddette terre rare, le chiavi di volta della globalizzazione, e il Kosovo potrebbe venirgli incontro.

Secondo quanto emerso da analisi geochimiche effettuate in alcuni siti di interesse localizzati a Nêpërgosht e Manastirica, estremità meridionali del Kosovo, indagini approfondite potrebbero condurre alla scoperta nei suddetti di terre rare, tra le quali lantanio, niobio e scandio, e super-rare, come il cesio.

Una valutazione realistica delle effettive dimensioni dei depositi di minerali critici non è al momento possibile, perché nessuna entità ha mai manifestato interesse a dare seguito alle analisi. Risultato: il Kosovo è, come dichiarato dalla strategia mineraria 2012-2025, alla ricerca di esploratori.

Idrocarburi, materie prime critiche, metalli preziosi e terre rare; la Cintura delle Aquile ha parte di ciò che serve all’Europa per progredire nella Transizione verde e per costruire nuove catene del valore, maggiormente eurocentriche, utili a ridurre la dipendenza europea dalla Cina. Anatolia, Iberia, Scandinavia e altri territori in attesa di esplorazione e valorizzazione, dall’Italia alla Germania, sarebbero in grado di fornire il resto. Ma urge fare presto. E si potrebbe iniziare dai giacimenti dell’albanosfera.