Era stato preannunciato già all’inizio della scorsa estate: i danni maggiori provocati dalla recessione economica causata dal passaggio della pandemia di coronavirus si sarebbero sentiti soltanto con l’inizio dell’autunno. In parte a causa dell’estinguersi del piano d’aiuti volti a sorreggere le imprese e i lavoratori nei difficili mesi segnati dal lockdown e in parte per una caratteristica endemica del mercato occidentale, ottobre sarebbe diventato il mese da tenere sotto controllo.

Anche questa volta, purtroppo, le stime sembrano essere state corrette e con l’arrivo dell’autunno ecco che una delle grandi piaghe preannunciate, quella della disoccupazione, sembra essersi manifestata quasi contemporaneamente sia nel mondo americano sia nel mondo europeo. E in questa situazione, lo scenario che da qui ai prossimi mesi ci potremmo trovare davanti rischia di essere ancora peggiore del previsto, considerando come l’aumento della disoccupazione sia la causa scatenante di un crollo dei consumi e, di conseguenza, di una nuova contrazione produttiva.

Stati Uniti: la piena occupazione è ormai lontana

Negli ultimi mesi del 2019 e con l’inizio del 2020, gli Stati Uniti stavano vivendo quel periodo arcadico che in Economia si può definire come “piena occupazione”. Con un tasso di disoccupati ai minimi storici e le società cavalcanti sul mercato, Washington stava vivendo con Donald Trump uno dei periodi di maggiore espansione economica dal Dopoguerra in avanti. Tuttavia, con l’arrivo della pandemia questa tendenza si è bruscamente invertita, riportando il tasso dei disoccupati al di sopra del 10%.

Nonostante il bazooka messo in campo dal governo federale, le società non sono state infatti in grado di continuare a garantire tutti i precedenti posti di lavoro, con la crisi che si è rivelata in tutta la sua forza già nel mese di agosto, quando il piano d’intervento economico ha iniziato a perdere potenza. Adesso, con l’autunno iniziato e ottobre alle porte, la sensazione è che il crollo dell’occupazione subirà un’ulteriore crescita – anche a causa del finire dei contratti stagionali. E in questo scenario, dunque, la situazione potrebbe uscire fuori anche dal controllo stesso di Washington.

Anche l’Europa rischia la stessa fine

Esattamente come nel mondo americano, anche in Europa l’arrivo dell’autunno coincide con il rischio di un nuovo aumento della disoccupazione. Come negli Stati Uniti, infatti, le stagioni autunnali ed invernali sono segnate da un crollo degli occupati nel settore primario – a tutti gli effetti considerati attivi nelle stime attuali relative all’estate nonostante i contratti a breve termine – e dovranno fare i conti con delle assunzioni nei settori secondario e terziario non in linea con gli anni precedenti.

Nonostante gli aiuti promessi dall’Europa, infatti, i piani messi in campo dai paesi sono destinati ad esaurirsi nel giro di pochi mesi. E le stesse società, dal canto loro, non si trovano attualmente nelle condizioni di poter garantire una piena occupazione, non potendo effettuare stime adeguate riguardo alla domanda aggregata futura.

Il crollo dell’occupazione, però, è destinato ad avere conseguenze anche nei confronti stessi dell’economia: abbattendo la domanda interna, infatti, anche le produzioni andranno a rilento, rischiando di innescare un colpo di coda della crisi che si potrebbe trascinare avanti sino alla prossima primavera. In uno scenario che, nonostante le belle parole di Bruxelles, rischia di essere ben peggiore dell’atteso.

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