La Banca centrale europea fa retromarcia e annuncia un piano economico per fronteggiare l’emergenza economica provocata dal Covid-19. Si tratta di un quantitative easing da 750 miliardi di euro di titoli da acquistare, fino alla fine del 2020, in parte nel settore pubblico e in parte in quello privato.

La decisione è arrivata in nottata, al termine di una riunione telefonica straordinaria del Consiglio direttivo della Bce. Nella nota diffusa dall’Eurotower si legge che “la Bce si impegna a svolgere il proprio ruolo nel settore nel sostenere tutti i cittadini dell’area euro in questo momento estremamente difficile” e che a tal fine l’organismo farà in modo che “tutti i settori dell’economia possano beneficiare di condizioni di finanziamento favorevoli che consentano loro di assorbire questo choc”.

Tutto questo, ha sottolineato la Bce, vale anche per famiglie, imprese, banche e governi. Insomma, dopo il disastro fatto nei giorni scorsi, Christine Lagarde ha capito due concetti fondamentali: che in gioco c’è la credibilità dell’ Unione europea e ma soprattutto che proseguire sulla strada dell’indifferenza non avrebbe danneggiato soltanto i singoli Paesi membri, ma anche Bruxelles.

Lagarde cambia idea

Il numero uno della Bce prova quindi, tardivamente, ad accreditarsi come il salvatore dell’Europa. Lagarde ha sottolineato che “tempi straordinari richiedono un’azione straordinaria. Non ci sono limiti al nostro impegno per l’euro” e che la Bce è “determinata a sfruttare tutto il potenziale degli strumenti a disposizione nell’ambito mandato”. Una boccata d’ossigeno per l’Italia, come sottolineato dall’esponente di Forza Italia, Massimiliano Salini, che ha definito il piano d’emergenza “un fatto importantissimo, soprattutto per Paesi Ue gravemente esposti finanziariamente come l’Italia, il più colpito d’Europa dall’emergenza coronavirus”.

Il problema è che dietro alla straordinaria decisione della Bce non ci sono né compassione né volontà effettiva di aiutare i popoli dell’Ue. C’è soltanto l’interesse nel non far crollare l’intero carrozzone europeo. La controprova è data dai tempi di reazione della stessa Banca centrale europea.

Già, perché quando i Paesi in difficoltà, come ad esempio l’Italia, chiedevano e aspettavano un intervento dall’alto, nessuno ha lanciato loro un salvagente. Dopo però lo spread continuava a salire toccando vette insostenibili e le Borse proseguivano nella loro discesa verso gli abissi, allora la Bce è scesa in campo.

Il Programma di acquisti di emergenza pandemica

Da un punto di vista pratico il Consiglio direttivo ha lanciato un nuovo Programma di acquisti di emergenza pandemica (Pepp) per 750 miliardi di euro complessivi. L’obiettivo principale – spiegano dall’Eurotower – è “contrastare i gravi rischi per il meccanismo di trasmissione della politica monetaria e per le prospettive della zona euro derivanti dall’epidemia e dalla crescente diffusione del coronavirus”.

Insomma, tanto per ribadire il concetto: la Bce si è mossa per interessi economici, non tanto per aiutare i Paesi. In ogni caso il nuovo quantitative easing condurrà acquisti di titoli pubblici secondo i livelli nazionali già definiti (le cosiddette capital key) ma in maniera flessibile, così da consentire eventuali variazioni nella distribuzione del flusso di acquisti nel tempo.

Insomma, dopo che i 120 miliardi della scorsa settimana avevano deluso, la Bce scende in campo con grave ritardo e con un bazooka ben più pesante per rassicurare i mercati. Ma perché Lagarde ha cambiato idea all’improvviso? Semplice: il rischio più grande, per Bruxelles, è una possibile spirale dell’Italia. Il debito pubblico del nostro Paese deve fronteggiare due problemi non da poco, oltre al Covid-19: l’aumento del debito (che viaggia oltre il 150% del pil) e un calo del pil relativo al 2020.

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