La Repubblica Popolare cinese e il Sudafrica hanno deciso di rinnovare per altri cinque anni l’accordo di swap valutario fra rand e yuan, le rispettive valute nazionali. Lo scambio previsto arriverà ad un valore di 30 miliardi di yuan che corrispondono a 74 miliardi nella valuta di Pretoria, poco più di 4,5 miliardi di dollari. Lo swap valutario, chiamato anche currency swap, è una forma di accordo negoziato direttamente tra le parti coinvolte, senza coinvolgere il mercato dei cambi.
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I due firmatari che sono la People’s Bank of China e la South African Reserve Bank, hanno così deciso di scambiarsi somme di denaro in valute nazionali con i relativi flussi di interessi periodici, proteggendo le monete nazionali dalle speculazioni e rafforzandone il valore sul mercato monetario. Le due nazioni lavorano insieme da anni e sono anche membri fondatori del gruppo politico ed economico dei Brics, formato anche da Russia, Cina e Brasile.
L’interscambio fra i due Paesi è in costante aumento e nel 2025 ha superato i 53 miliardi di dollari, confermando la Cina come primo partner commerciale del Sudafrica. Nello specifico, Pechino esporta in terra africana circa 23 miliardi di dollari di merci ed importa 13 miliardi di beni sudafricani. Da maggio scorso la Cina ha eliminato i dazi su molti prodotti di Pretoria, soprattutto in ambito agricolo, facendo impennare la bilancia degli scambi. Ma quella sudafricana è soltanto l’ultima mossa di Pechino nel continente africano.
Lo yuan infatti viene sempre più utilizzata dai Paesi africani per pagare le importazioni, rimborsare i prestiti o riscuotere determinate entrate governative. Pechino resta primo partner commerciale dell’Africa e la recente eliminazione dei dazi doganali ha rafforzato la presenza della valuta cinese. La Cina ha ottenuto dallo Zambia per le sue aziende minerarie la possibilità di pagare tasse e royalties in moneta cinese, abbassando sensibilmente il prezzo di rame, bauxite e. manganese. Il Kenya ha contratto con Pechino un importante debito per la costruzione della linea ferroviaria che collega Nairobi a Mombasa e questo debito è stato convertito dal dollaro allo yuan. Le principali banche dell’Angola aderiranno al CIPS, il circuito bancario legato alla banca centrale della Repubblica Popolare, come hanno già fatto le banche della Libia orientale.
Tutte le nazioni africane che hanno un’importante attività portuale hanno almeno una banca operante nei commerci marittimi che commercia e paga nella valuta di Pechino. La Standard Bank, il più grande gruppo bancario e finanziario dell’Africa per patrimonio, permette già pagamenti in yuan in ben 19 Paesi africani. Nonostante la crescita costante ancora il peso monetario cinese resta marginale con una percentuale di mercato globale che oscillla fra il 3 ed il 5%. Ma esistono alcuni progetti che potrebbero cambiare gli equilibri soprattutto nel continente africano. Il vero obiettivo di Pechino resta infatti l’attacco al Franco Cfa, la pericolante moneta utilizzata da 14 nazioni fra Africa centrale ed occidentale.
La stabilità di questa valuta è garantita dal Tesoro francese che aggancia il suo valore all’euro e conseguentemente al dollaro, che gioca il ruolo di asset di riferimento. Il sistema creato da Parigi in quella che veniva definita Francafrique, cioè l’ex impero coloniale francese, è stato determinante per il controllo delle economie africane dalla loro indipendenza negli anni Sessanta. Oggi molti Stati hanno interrotto i rapporti con Parigi, riducendo al minimo la sua influenza in questa area. Mali, Niger e Burkina Faso, radunate nella cosiddetta Alleanza del Sahel ( AES), hanno deciso di creare una propria moneta ribattezzata proprio Sahel o Liptako, alternativa al Franco Cfa. Pechino si è immediatamente fatta avanti per garantire stabilità alla nuova moneta, agganciando il suo cambio alla Banca centrale cinese e trasformando lo yuan nel nuovo asset di riferimento. Un’offensiva economica-monetaria in grande stile quella del governo di Xi Jinping che comprende benissimo la centralità geostrategica e le potenzialità del continente africano.