Il 28 giugno 2019 l’Europa e i paesi del Mercosur (Brasile, Uruguay, Paraguay, Argentina) hanno raggiunto un accordo che potrebbe cambiare radicalmente l’assetto commerciale tra i due blocchi.

Si tratta di un accordo che coinvolgerà 780 milioni di persone e che andrà a consolidare le relazioni politiche ed economiche tra i paesi dell’Ue e quelli del Mercosur. Entrambe le parti si impegnano a favorire il commercio internazionale in una prospettiva formalmente favorevole per le imprese europee. Inoltre, il negoziato avrà lo scopo di consolidare il processo di riforme economiche e di modernizzazione già intrapreso dai paesi del Mercosur.

Nel 2018 l’export europeo verso i paesi del Mercosur ha raggiunto i 45 miliardi di euro, mentre l’import ha raggiunto i 42,6 miliardi di euro. A beneficiare maggiormente del negoziato tra i due continenti sembrerebbe l’Europa, che è anche il primo partner commerciale del Mercosur. La nuova intesa, almeno nelle intenzioni dell’Unione europea, sembra tesa infatti a rafforzare l’export di prodotti industriali dal Vecchio continente in Sud America. Per lo più automobili, i cui dazi sono al 35%, ricambi per il settore automobilistico le imposte doganali si aggirano tra il 14% e il 18%, macchinari (20-35%) e prodotti farmaceutici (14%).

Secondo il Centro Comune di Ricerca della Commissione europea, l’accordo costerà al settore della carne europea tra i 5 e 7 miliardi di euro: è prevista l’importazione di 100 mila tonnellate di carne sud-americana. Phil Hogan, commissario europeo per l’agricoltura e lo sviluppo rurale, ha riconosciuto nel negoziato una sfida per gli agricoltori europei e la Commissione europea si è anche impegnata a supportarli. Ma nonostante le rassicurazioni, le associazioni di agricoltori sono sul piede di guerra.

Il primo grido d’allarme arriva dall’Irlanda, tra i Paesi più esposti, essendo uno dei maggiori produttori di carne bovina del continente. L’Associazione degli agricoltori irlandesi (IFA) si è detta fortemente contraria all’accordo, non solo per paura delle conseguenze economiche, ma anche perché secondo l’Ifa gli alti standard qualitativi dei prodotti alimentari europei non sarebbero rispettati dai paesi del Mercosur. Un’allarme lanciato anche da altre parti d’Europa.

La Spagna, la cui produzione di arance si aggira tra il 14% e il 20% annuale, si troverà a competere con il Brasile e l’Argentina nella produzione di agrumi. Un danno enorme per un paese che da sempre vanta questo tipo di coltivazione fra i suoi primati. Dalla Francia, il ministro dell’Agricoltura, Didier Guillaume, ha dichiarato che il suo Paese “non accetterà qualsiasi accordo a qualsiasi prezzo”. Mentre in Italia, la Coldiretti ha espresso forti perplessità circa la stipulazione del negoziato e non solo per quanto riguarda la qualità degli alimenti, ma anche perché i prodotti che saranno importati vedono l’impiego del lavoro minorile.

È vero l’accordo prevede la tutela da imitazione per 357 alimenti europei di altissima qualità e quindi il riconoscimento dell’indicazione geografica. Ma Secondo la Coldiretti, meno del 10% della produzione agroalimentare del Made In Italy sarà preservata dalla contraffazione. E la Coldiretti lancia l’allarme anche sull’uso da parte dei paesi del Mercosur di pesticidi che non sono ammessi in Europa.

Nonostante gli allarmi dei coltivatori e degli allevatori, da parte dell’Unione Europea si tira dritto. Il commissario europeo per il commercio, Cecilia Malmström, ha definito quest’accordo come un modo per salvaguardare questioni quali l’ambiente, i diritti del lavoro e lo sviluppo sostenibile, sulla base degli accordi di Parigi. A tal proposito, sembra doveroso menzionare la politica di deforestazione della Foresta amazzonica intrapresa dal governo di Jair Bolsonaro in Brasile: in soli 11 mesi la deforestazione dell’area ha raggiunto i 4565 chilometri quadrati. La deforestazione dell’Amazzonia è dovuta all’aumento di domanda di carne brasiliana: secondo l’organizzazione svedese Trase ogni anno vengono abbattuti 5800 chilometri quadrati di foresta da convertire in terreni da pascolo. Il 60% della Foresta Amazzonica è situata in Brasile e la sua salvaguardia gioca un ruolo fondamentale nella lotta al cambiamento climatico. Sotto questo profilo, Emmanul Macron ha già dichiarato che la Francia non ratificherà l’accordo se il Brasile non si atterrà alle disposizioni degli accordi sul clima: a partire dalla deforestazione del polmone verde del mondo.

L’accordo è un do ut des: in cambio del libero accesso al mercato agroalimentare europeo, il Mercosur si impegna a comprare prodotti industriali europei. La Germania, che è uno tra i più grandi produttori mondiali di automobili con una produzione annuale di circa 6 milioni e una quota del 31.5% dell’Unione Europea, potrà così finalmente accedere al mercato automobilistico del blocco sud-americano non subendo le imposte doganali al 35%. E proprio nei giorni scorsi, Germania, Portogallo e Spagna hanno sollecitato la Commissione Europea affinché ai paesi del Mercosur fosse offerta una buona intesa.

Appare evidente che la spinta più forte verso la concretizzazione dell’intesa sia provenuta in larga parte dalla Germania: il settore primario non svolge un ruolo rilevante nell’economia tedesca quanto quello dell’industria automobilistica, che rappresenta oltre un quinto dell’esportazioni. Il mercato agricolo tedesco non risentirà delle importazioni agroalimentari provenienti dal Mercosur al pari di altri Paesi europei. Ci sono voluti 24 anni perché il Paese di Angela Merkel riuscisse ad accedere liberamente al mercato automobilistico sud-americano, affrancandosi così dall’imposta doganale al 35%. Un progetto che si è concretizzato nel tempo e che ha trionfato in un momento storico in cui i dazi rappresentano uno dei timori più forti per l’Europa, terra di mezzo nella guerra economica fra Cina e USA.

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