Un po’ per la crisi demografica che non risparmia quasi nessuno ma soprattutto a causa della guerra in Ucraina, la Russia deve fare i conti con una carenza non trascurabile di lavoratori. “Entro il 2030 dobbiamo far entrare (nel Paese) 10,9 milioni di persone nell’economia. Saranno creati circa 800.000 nuovi posti di lavoro e circa 10,1 milioni di persone raggiungeranno l’età pensionabile”, ha dichiarato il ministro russo del Lavoro Anton Kotyakov.

Da tempo lo stesso Vladimir Putin fa capire, talvolta anche con parole esplicite, che la diminuzione della popolazione minaccia il futuro politico ed economico di Mosca. Non è un caso che il suo governo abbia investito ingenti quantità di denaro in programmi sociali e sussidi familiari nel tentativo di aumentare il tasso di natalità.

Il punto è che, con la disoccupazione già al minimo storico del 2,2% e il conflitto ucraino che intensifica la carenza di manodopera, la Russia non sa letteralmente dove prendere i lavoratori mancanti. È qui che entra in gioco il maxi serbatoio asiatico.

Lavoratori asiatici per la Russia

Boris Titov, rappresentante speciale della Russia per le relazioni con le organizzazioni internazionali nel campo dello sviluppo sostenibile, ha dichiarato all’agenzia Ria Novosti che nel corso dell’anno corrente arriveranno nel Paese almeno 40.000 lavoratori indiani.

Vinay Kumar, ambasciatore indiano a Mosca, ha aggiunto un dettaglio non da poco: alla fine del 2025, nella Federazione Russa lavoravano già tra 70.000 e 80.000 cittadini indiani. Il motivo di simili flussi è da ricercare nell’accordo sulla mobilità del lavoro firmato lo scorso dicembre tra Putin e il primo ministro indiano Narendra Modi durante un loro vis a vis a Delhi.

Secondo una ricerca di Dw, le statistiche sugli attraversamenti delle frontiere indicano un aumento del numero di cittadini indiani in ingresso in Russia. Circa 32.000 persone hanno attraversato il confine nel primo trimestre del 2025 e 36.000 nel secondo. Nel terzo trimestre, tuttavia, la cifra è salita bruscamente fino a 63.000 ingressi.

I lavoratori indiani, i grandi protagonisti di questo esodo invisibile, vengono reclutati sia tramite agenzie ufficiali sia attraverso canali informali. Nel territorio russo possono intascare stipendi che variano tra i 555 e i 1.100 dollari al mese, un livello retributivo superiore a quello che percepirebbero in patria.

Un serbatoio fondamentale

Come ha spiegato Bloomberg, il numero di permessi di lavoro rilasciati dalla Russia è aumentato in maniera consistente per i lavoratori provenienti dal Turkmenistan, nonché dalla citata India ma anche da Bangladesh, Sri Lanka e Cina (e pure Corea del Nord).

Le mansioni svolte? Lavori comunali, come lo sgombero della neve nelle principali città russe, ma anche attività in cantieri edili, nei ristoranti e in altri servizi cittadini.

Diverso, e decisamente più delicato, il caso che riguarda i cittadini nordcoreani. Secondo quanto riportato dalla Bbc, migliaia di loro sarebbero stati inviati in Russia per colmare la grave carenza di manodopera aggravata dalla guerra in Ucraina. Le autorità sudcoreane stimano che oltre 50.000 nordcoreani potrebbero essere impiegati nel Paese e fanno notare che l’impiego di manodopera nordcoreana violerebbe inoltre le sanzioni Onu ancora in vigore contro il Paese guidato da Kim Jong Un.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto