9.000 miliardi di dubbi per l’Intelligenza Artificiale: tra inflazione e guerra, i super-investimenti a rischio

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9mila miliardi di dollari, quattro volte e mezzo il Pil italiano, a rischio? Sono questi i calcoli del Financial Times circa i volumi di investimenti cantierati, programmati o annunciati da parte dei giganti globali della tecnologia impegnati nello sviluppo dell’Intelligenza Artificiale per aumentare la potenza di calcolo, le capacità dell’inferenza, gli algoritmi di ultima frontiera in una fase critica in cui questo nuovo sistema dovrà entrare nell’economia reale, nei servizi e passare, dunque, dalla potenza all’atto come forza trasformativa.

I conti del FT sui rischi per l’IA

In anni in cui la Borsa ha tirato e gli investimenti in conto capitale (Capex) delle aziende maggiori (hyperscaler), come Google, Meta, Oracle e Amazon, dei campioni nascenti del sistema IA, da Claude a OpenAI, e delle aziende della filiera, da Nvidia a Tsmc, sono decollati come mai si era visto nella storia del capitalismo mondiale raggiungendo cifre da capogiro. Il Ft, in particolare, cita:

I dubbi del contesto globale

Tutto questo appare fonte di grande e crescente incertezza di fronte alla prospettiva che le attuali dinamiche segnate dalla Terza guerra del Golfo e dalla crisi energetica (e delle forniture dello strategico gas elio) aprano la strada a un ritorno di fiamma dell’inflazione già galoppante dopo il Covid-19, a un aumento dei tassi di interesse e, dunque, a una maggiore difficoltà nel finanziamento di un debito corporate diventato già estremamente problematico per molte aziende, come Oracle, ma anche a un incremento potenziale dei costi energetici che renderà più elevati i costi operativi delle infrastrutture edificate.

Gli hyperscaler, in particolare, si stanno indebitando emettendo bond a lungo termine per finanziare questi investimenti. Le cinque maggiori aziende (Amazon, Alphabet, Meta, Microsoft, Oracle) hanno emesso 121 miliardi di dollari di bond nel 2025 e ne faranno uscire 175, secondo le stime, nel 2026, con valori da 4 a 6 volte superiore alla media del quinquennio precedente, di 28 miliardi.

Le necessità di finanziamento e il problema del debito

Queste aziende hanno necessità di finanziamento notevole: “Sebbene tutte abbiano annunciato aumenti considerevoli nei loro piani di spesa in conto capitale per l’intero anno  durante la stagione degli utili, i dati di UBS indicano che la spesa aggregata in conto capitale tra gli hyperscaler dell’IA potrebbe superare i 770 miliardi di dollari nel 2026, circa il 23% in più rispetto alle previsioni precedenti”, nota la Cnbc.

Queste spese dovrebbero servire a far correre potenza di calcolo e inferenza, ad alimentare gli algoritmi di frontiera, a trasmettere con forza l’IA ai settori produttivi. Ma se l’economia globale rallenta, i tassi salgono, il rischio del debito si rafforza, i tassi d’investimento scendono, l’intero sistema rischia di non reggere. Ubs stima a 230-240 miliardi di dollari la soglia massima di debito che potrebbe essere emessa quest’anno. Ma il grande dilemma resta: l’IA dovrà generare per tutti ritorni in grado di ripagare i costi attesi in un contesto di flussi di cassa ordinari meno certi per i settori tradizionali delle Big Tech e incerti per le aziende trainate dall’intelligenza artificiale stessa.

Il rischio di un circolo vizioso, associato a costi elevati, condizioni macroeconomiche incerte, minori garanzie di ritorni, capitalizzazioni sovraccaricate, c’è. Troppo presto, forse, per parlare di bolla. Ma che non sia tutto oro ciò che luccica nella rivoluzione dell’IA è ormai chiaro.